SCENARIO ITALIA/ Tre insidie (esterne e interne) minacciano Draghi

- Stefano Cingolani

Le previsioni sull’economia italiana sono positive. Questo roseo scenario è offuscato da tre nubi pesanti, due vengono dall’estero e una dall’interno

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Palazzo Chigi (LaPresse)

L’Italia va, di mese in mese migliorano le previsioni sulla crescita e la prudente Banca d’Italia ha portato le stime sull’aumento del prodotto lordo quest’anno al 5,1%; le esportazioni hanno superato già il livello del 2019 e ancora una volta faranno da locomotiva, ma non c’è dubbio che i massicci incentivi monetari erogati sono il salvagente che ha consentito di galleggiare e adesso aiuta a navigare. Questo roseo scenario è offuscato da tre nubi pesanti, due vengono dall’estero e una dall’interno.

La prima è la nuova ondata della pandemia provocata dalla variante delta del coronavirus. L’Italia finora è meno colpita di altri Paesi, ma è solo questione di tempo, il rischio è che l’onda di piena si presenti ad agosto, cioè mentre gli italiani sono in vacanza, il che renderà più difficili i controlli, mentre l’inevitabile stretta agli arrivi dall’estero darà un’altra mazzata al martoriato turismo. Insomma, torneremo a districarci nel labirinto dei colori tra il giallo e l’arancione, sperando che lo spettro luminoso non arrivi mai al rosso.

La seconda nube riguarda la stretta monetaria. Si sta creando un incrocio perverso tra i timori di inflazione e l’eccesso di debiti, sia pubblici che privati. Si tratta di una confluenza di per sé contraddittoria, perché l’inflazione se tenuta sotto controllo sarebbe persino un aiuto per ridurre il peso dei debiti, tuttavia un aumento accelerato e persistente dei prezzi potrebbe sfuggire facilmente di mano. Per ora si tratta di timori che le autorità monetarie italiane ed europee hanno giudicato infondati, ma i prezzi corrono. Negli Stati Uniti dove l’inflazione è arrivata al 5% la Federal Reserve ha già alzato la paletta. Non subito e non in modo drammatico, ma la politica monetaria tornerà meno accomodante l’anno prossimo o forse già questo inverno se la spinta dei prezzi continuerà.

La Bce, che riunisce giovedì il suo consiglio, ha già annunciato che manterrà il tetto del 2%, ma non sarà più rigido, la parola usata è “simmetria”, ciò vuol dire che l’inflazione potrà superare anche il limite senza per questo innescare una stretta immediata. Tuttavia la Bce farà in modo, manovrando tassi e quantità di moneta, di riportare la crescita ai due punti percentuali annui. In Italia siamo ancora all’1,5%, quindi c’è spazio, tuttavia anche la Banca d’Italia osserva con l’attenzione del meteorologo il formarsi della nube inflazionistica, conoscendo bene la psicologia dei mercati mossi non solo e non tanto dalle cifre, dai dati oggettivi, ma soprattutto dalle aspettative. Basta un battito d’ali della Banca centrale per scatenare una tempesta. Un aumento del costo del denaro e una riduzione degli acquisti di titoli sul mercato sarebbe un colpo micidiale in grado di soffocare la ripresa e far esplodere un debito arrivato già ad altezze vertiginose.

E qui veniamo ai turbamenti interni. Tutti sperano che siano temporali estivi i quali, però, possono provocare guai molto seri. Fuor di metafora, il pericolo viene da quella che alcuni chiamano già guerriglia parlamentare conseguenza dei mal di pancia dei partiti cominciando dai cinquestelle. Il patto della spigola tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte non ha portato né pace, né tranquillità nel movimento e, di conseguenza, nemmeno nel Governo. Mario Draghi ha fatto passare la riforma della giustizia aumentando rancori che si ripercuotono direttamente sui lavori parlamentari. Primi segnali si sono già visti in commissione giustizia soprattutto sulla prescrizione, la patata che scotta le dita del M5S.

Alta tensione alla Camera anche sul Decreto semplificazioni dove il governo è stato battuto sull’elenco delle opere inserite nel Piano nazionale per l’energia e il clima, mentre cresce l’insoddisfazione pentastellata nei confronti del ministro Roberto Cingolani. Il blitz del M5S ha trovato sostegno anche nel Pd. Le conseguenze concrete sono minime perché comunque in commissione occorre la maggioranza qualificata, tuttavia si tratta di un avvertimento al Governo. Lo stesso vale per il superbonus: sono stati presentati 120 emendamenti e i partiti di maggioranza spingono per un’estensione, mentre il Governo ha alzato il ponte levatoio. Sulle proposte fiscali uscite dal Parlamento è caduta la doccia fredda di Daniele Franco, conti alla mano il ministro dell’e

Economia ha detto che non si può varare una riforma senza coperture.

Draghi ha imposto il suo metodo anche alla Rai scatenando i furori di Giorgia Meloni che nella precedente gestione aveva ottenuto grande spazio sia nelle nomine interne, sia nei programmi. C’è chi dice che ci sia dietro lo zampino di Matteo Salvini che non sopporta i sondaggi che indicano il sorpasso di Fratelli d’Italia, in ogni caso il clima in Parlamento si arroventa sia a destra sia a sinistra, con Draghi che va avanti per la sua rotta, tra Scilla e Cariddi.

Salvini e la Meloni si trovano invece in sintonia sul Green pass, una grana che forse il Governo non si aspettava. I partiti italiani sono divisi tra chi vuol “fare come Macron”, chi vuole esentare bar e ristoranti e chi non vuole fare niente. Quest’ultimo gruppo è alimentato da Fratelli d’Italia e in parte dalla Lega, divisa sulla necessità di vaccinarsi tutti per raggiungere l’immunità. Non solo la Meloni da sempre scettica se non contraria ai vaccini, ma anche Salvini danno eco ai no vax molto più diffusi tra l’elettorato di destra.

Questo tambureggiamento continuo, questo rumore sempre più diffuso può mettere a repentaglio il calendario delle riforme. Ormai siamo vicini al semestre bianco, quindi non c’è rischio che tutta questa confusione finisca per far cadere il Governo; Salvini ha detto più volte che non è questa la sua intenzione e Conte lo ha ribadito a malincuore dopo la spigolata con Grillo. Tuttavia, proprio l’avvicinarsi della scadenza di Sergio Mattarella alimenta la conflittualità e avvelena il clima politico.

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