SCENARIO/ La finta crisi mina il patto Conte-Zingaretti

- Ugo Finetti

Conte è in difficoltà: l’unica possibilità di consolidare la maggioranza dipende da una scissione di senatori di Italia viva

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Nicola Zingaretti, segretario del Pd (LaPresse)

Il premier Conte ostenta sicurezza, ma sia l’incontro al Quirinale sia la manifestazione dei 5 Stelle gli hanno posto “paletti” che limitano di molto i suoi margini di manovra.

In primo luogo il Presidente Mattarella gli ha negato il Conte ter. L’atteggiamento gelido del Quirinale è sottolineato dalla mancanza di qualsiasi comunicato ufficiale e dal fatto che sui giornali nessun “quirinalista”, a cominciare da Marzio Breda del Corriere della Sera, ne ha scritto. In sostanza non c’è nessun reincarico e se vuol rimanere a Palazzo Chigi Conte deve evitare defezioni nell’ambito dell’attuale maggioranza.

D’altra parte gli è stata sbarrata la strada di ricorrere a un gruppo di “responsabili” provenienti dall’opposizione, anche se ci sono voti disponibili tra i senatori di Forza Italia. È infatti impossibile per il M5s, dopo che ha fatto del “vincolo di mandato” una battaglia identitaria, dar vita a una terza maggioranza basata appunto su transfughi.

In aggiunta, dalla manifestazione di Piazza Sant’Apostoli è come “risuscitato” Luigi Di Maio che insieme ad Alfonso Bonafede, capodelegazione al governo, e a Vito Crimi, attuale “capo politico”, hanno esaltato come principali risultati del Movimento solo le leggi fatte con la Lega e con il voto contrario del Pd. I vertici del M5s in sostanza attribuiscono il ruolo di “responsabili” ai parlamentari Pd pretendendone l’appoggio in sostituzione di Salvini, senza rimettere in discussione i risultati raggiunti con la Lega.

In conclusione l’unica strada che Quirinale e 5 Stelle hanno lasciato aperta a Conte nel conflitto con Renzi è organizzare una scissione di Italia Viva: convincere dieci senatori di Renzi a tornare nel Pd avendo Conte come “protettore” dall’esterno.

Inoltre la fibrillazione continua a crescere tra i grillini, dal momento che con Conte a Palazzo Chigi, anche cambiando alleati di governo, dal 2018 i 5 Stelle continuano a perdere consensi in ogni elezione o sondaggio. In Piazza Sant’Apostoli da Di Maio alla sua antagonista Taverna nessuna parola a favore di Conte.

A destabilizzare il governo è stato anche il fatto che una maggioranza di emergenza la si è voluta trasformare sin dall’inizio in “alleanza strategica” e cioè in una ferrea diarchia tra premier e leader del Pd con tanto di “staffetta” tra Conte al Quirinale e Zingaretti a Palazzo Chigi. Conte e Zingaretti hanno cioè coltivato uno scenario che li vedeva protagonisti facendo uscire di scena il “capo politico” del M5s, emarginando Italia Viva, loro principale alleato di governo, e emancipandosi dallo stesso Capo dello Stato ipotizzandone la sostituzione.

Dopo la vittoria del Pd in Emilia e l’indizione del referendum a sicura vittoria sul taglio dei parlamentari, Conte e Zingaretti hanno quindi pensato che il loro primato fosse ormai stabilizzato e irreversibile, senza rendersi conto che proprio l’esclusione di elezioni anticipate nell’immediato avrebbe dato invece fiato a chi, temendole, aveva fino ad allora subito la diarchia. Certamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Renzi sono le nomine che Conte e Zingaretti stanno trattando escludendo Italia Viva.

Ma è il carattere politico della diarchia che si espone alla contestazione di Renzi. L’ex premier fatica a far decollare Italia Viva che è al governo schiacciato tra Pd e 5 Stelle ed essendo ancora un partito personale con un leader che rischia di essere percepito come “minestra riscaldata”. Ma Renzi può avere spazio nel momento in cui il Pd stringe un’alleanza strategica con il M5s che è contro la democrazia liberale e l’economia di mercato. Lo stesso Capo dello Stato è difficile che assista inerte a Esteri e Giustizia che in mano ai 5 Stelle appaiono completamente allo sbando con emarginazione dell’Italia sulla scena internazionale e la magistratura spaccata in tutta Italia.

La telefonata tra Conte e Mattarella nel momento acuto dello scontro con Renzi è stata divulgata da Palazzo Chigi come se il Presidente della Repubblica avesse risposto assicurando appoggio e copertura. In realtà dall’altro capo del telefono il premier ha ottenuto solo un sobrio: “Faccia come si sente”. Ovvero: Arrangiati.

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