SCENARIO/ “M5s e Pd non hanno fatto i conti col nuovo capo dello Stato”

- int. Mario Sechi

Il taglio dei parlamentari è legge, ma il nodo politico resta il sistema elettorale. Per il direttore dell’Agi il governo non può arrivare al 2022, si voterà prima

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Elezioni (LaPresse)

Il taglio dei parlamentari è legge, ma il nodo politico resta il sistema elettorale. Per Mario Sechi, direttore dell’Agi e titolare di List, il governo non può arrivare al 2022, si voterà prima, altrimenti “verrebbe eletto un nuovo capo dello Stato con regole vecchie ma in presenza di regole nuove. Un cortocircuito politico”. Dalla manovra al caso 007 che coinvolge Conte, per Sechi “non c’è nessun Harry Potter al governo. Farebbe comodo, ma purtroppo la bacchetta magica non ce l’ha nessuno”. E questo significa soprattutto una grande opportunità sprecata, una legge di bilancio “senza visione”.

Mario Sechi, il governo è senza punti fermi. Partiamo dalla manovra.

Vedo il tentativo di tenere insieme tutto, anche l’inconciliabile, per non scontentare nessuno. Per dirne una: fare una politica espansiva e contemporaneamente mettere paletti alla flat tax delle partite Iva (sopra i 65mila euro, ndr) è contraddittorio. Al tempo stesso però gli 80 euro non si toccano. Si può dare qualcosa a tutti e fermare un pezzo di economia italiana?

Cosa risponde?

Questa manovra è tutta fatta di francobolli appiccicati qua e là. Lunedì ho ascoltato Gualtieri in audizione. Non mi ha convinto. È persona capace, ha la mia stima. Ma lui e la maggioranza hanno un’occasione unica e la stanno buttando.

Quale occasione, esattamente?

Hanno tassi di interesse bassissimi e le banche centrali continuano la politica monetaria espansiva; ieri Dombrovskis, uno che non ha mai concesso un centimetro a nessuno, ha che detto bisogna cambiare le regole del patto, ha affermato che “sono diventate troppo complesse”. Se un falco come Dombrovskis dice così, vuol dire che siamo di fronte a un cambio di paradigma; e l’Italia, con una Commissione amica, fa un mero 2,25% di deficit?

La rimodulazione dell’Iva?

Non può essere un tabù. E invece non si tocca perché in maggioranza ci sono forze che dicono no. L’idea di Gualtieri era giusta, ma non si è aperto neanche un tavolo.

Conte ha anticipato a Repubblica i contenuti della comunicazione al Copasir. Il Conte-gate è ormai un fatto, non una speculazione giornalistica. Cosa ci dice una vicenda così opaca?

Che l’amministrazione Trump ha una politica che per noi è dura da masticare. E ci spiazza. C’è poco da fare: l’Italia è in Europa, non negli Usa. E “America first” non vuol dire sempre che l’Italia ci guadagna. Anzi, adesso ci perde: siamo un paese esportatore, abbiamo un attivo nella bilancia commerciale con gli Stati Uniti di 20 miliardi. A noi i dazi fanno male.

Quindi?

Siamo nell’Ue ma dobbiamo parlare con gli Usa e farlo meglio. Su questo il governo dev’essere chiaro, non mostrarsi ambiguo.

A proposito di ambiguità. Non mi ha detto cosa pensa del caso che coinvolge il capo del governo.

Il problema non è la nostra collaborazione con la giustizia americana, ma il fatto che Conte avrebbe dovuto prima informare il Parlamento. Ha inteso farlo dopo e per alcuni questo è un problema politico. Sospendiamo il giudizio e sentiamo cos’avrà da dire. Certamente è nel suo interesse personale e di presidente del Consiglio nominare al più presto l’autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Se il premier ha in mano di fatto la direzione diretta dei servizi, ne è poi il diretto responsabile.

Il caso 007 può far cadere il governo?

No, non credo.

Quanto durerà il Conte 2?

Il vero problema è la legge elettorale. Se il Parlamento ne fa una nuova, come si può non andare a votare subito?

E quindi addio elezione del nuovo capo dello Stato nel 2022 per M5s e Pd.

Ma è così che dovrebbe essere: questo Parlamento non dovrebbe eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Bisognerebbe votare prima. Altrimenti verrebbe eletto un presidente nuovo, con regole vecchie ma in presenza di regole nuove. Un cortocircuito politico.

Vale a dire un parlamento ridotto, fatto di 400 deputati e 200 senatori, e i nuovi contrappesi istituzionali che vanno predisposti.

Esatto. Non solo: quando si andrebbe a votare, nel 2023, avremmo un presidente della Repubblica che non è espressione delle nuove camere. Questi paradossi andrebbero evitati. O meglio: tutto si può fare, ma politicamente sarebbe una forzatura.

Le proiezioni di Youtrend dicono che oggi, con il taglio dei parlamentari e il Rosatellum, vincerebbero M5s e Pd. Mentre con il maggioritario vincerebbero Lega e centrodestra.

Il che conferma che il nodo vero è la legge elettorale e, legata a questa, l’elezione del presidente della Repubblica.

E se ormai tutte le forze avessero capito che il renzismo è un male per tutti, e per evitarlo convergessero verso il maggioritario?

Se fossimo un paese anglosassone sarebbe la via maestra, ma siccome siamo latini si andrà sempre di più verso un proporzionale con soglia di sbarramento alta. Che non impedirà comunque a Renzi di fare strike.

Sicuro?

Renzi non andrà malissimo, io lo vedo crescere. Intanto si prende un parlamentare al giorno. Poi, da quando si è liberato del peso claustrofobico del dibattito interno al Pd, sta facendo politica. Piaccia o meno, questo è un dato di scenario di cui tenere conto.

Salvini ha chiuso?

No, ma secondo me non rinnovare la proposta politica lo mette in difficoltà. Continua a battere sui temi che conosciamo, con un linguaggio che appare logorato. Perdere il potere – a causa di un proprio grande errore – significa cambiare contesto, messaggio e tono. E non è detto che quest’ultimo, il tono, debba corrispondere all’urlo. Anzi, oggi fa notizia chi ragiona e non strilla. E poi la Lega ha un problema: c’è un Nord produttivo al quale lui non ha ancora dato una risposta. È a un bivio.

Quale bivio?

Deve decidere se essere Sebastian Kurz, politico di destra ma pienamente incastonato nelle istituzioni europee, o continuare a isolarsi a livello internazionale in opposizione frontale alle istituzioni Ue. Se tornasse al governo, la storia sarebbe destinata a ripetersi. In Europa le alleanze sono fondamentali e la Lega non doveva stare dove sta, ma nel Partito popolare europeo. Si tratta di scelte fondamentali, serve un pensiero politico, una rete di relazioni internazionali, cioè quello che manca oggi nella politica italiana.

Chi vincerà in Umbria?

La partita è aperta, danno in lieve vantaggio il centrodestra.

Che in Emilia-Romagna rischia di perdere.

Dipende: se il centrodestra vince in Umbria, potrebbe inaugurare un trend che lo conduce in grande spolvero al voto emiliano. L’Umbria è importante perché può innescare un trend, positivo o negativo a seconda dei punti di vista.

Renzi si augura che M5s e Pd in Umbria vadano a sbattere?

No, non spera che le cose vadano malissimo per gli alleati di governo, perché si troverebbe con il problema di votare subito. E non lo vuole, per ora. Ma chi pensa che Renzi tema il voto, non lo conosce.

Cosa intende dire?

Se fanno una legge elettorale per escluderlo, questo finirà per caricarlo. Renzi non teme il voto.

(Federico Ferraù)

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