SCENARIO/ Sapelli: ecco i rischi dei profeti della “sovranità europea”

- Giulio Sapelli

L’Europa e il mondo a livello generale sono alle prese con problemi che non sono stati sfiorati dal Summit per la democrazia indetto dal Biden

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Mario Draghi ed Emmanuel Macron (LaPresse)

Tre nuovi Thomas Woodrow Wilson si aggirano per l’Europa: sono Emmanuel Macron, Mario Draghi e il nuovo ministro degli Esteri della Germania, Annalena Baerbock. I tre cavalieri neo-wilsoniani sono i profeti di una proclamata “sovranità europea” che non si comprende in che cosa possa consistere. Perché? La questione è molto semplice. Se l’Europa non si dota di una Costituzione – sia essa federale o confederale -, la sovranità non si comprende su cosa possa fondarsi, se non sulle sabbie di un colossale rito magico-esoterico divenuto, da segreto, diffuso in tutto il mondo della comunicazione politica e in genere dei mass media. Ma che cosa sia la sovranità pare non sia conosciuto da immense masse di persone. Eppure il concetto di sovranità è una cosa seria. 

Da par suo Carlo Galli ne ha scritto recentemente in un’opera di alta divulgazione che – così mi pare – anche nessuno dei nuovi profeti ha mai letto e certamente mai leggerà. L’accento è posto, dalle masse e dai profeti in oggetto, su una sorta di autonomia europea rispetto agli Usa e, se è così, questo non risulta essere di gran conforto, mentre si avvicina un’epoca di confronto serrato con l’imperialismo cinese, nei confronti del quale i rapporti più stretti che mai tra gli Stati aderenti all’Ue e gli Usa paiono essere necessari.

Invece nulla pare muoversi in questo senso. Infatti, un altro profeta wilsoniano aleggia su tutto il mondo: il presidente degli Usa Joe Biden. Quest’ultimo ha dato vita a un Summit per la democrazia che lascia sconcertati: per comprenderne fini e metodi auspicati occorrerebbe la mente intelligente e profetica di Raymond Aron. Sì, è impossibile comprendere che cosa muova oggi la cuspide dell’establishment nordamericano in questa ode alla pace kantiana in un mondo che è invece sull’orlo del conflitto nucleare e dello scontro etnico e nazionalistico. E che avrebbe bisogno di tutto il realismo politico possibile, a cominciare dalle relazioni internazionali. Che cos’è, del resto, il recente e travagliato accordo per la ripresa di una sorveglianza atomica sottomarina indo-pacifica (in grado quindi di rispondere a un primo attacco nucleare con più margini di manovra di quanto non accada da terra o in superficie sul mare)? Ma ecco che poi il realismo dispare.

Lo sconcerto risiede nel fatto che non si riesce a comprendere il filo di continuità nella serie delle nazioni invitate al predetto Summit. A parte lo sconcerto dell’Ue di vedere invitata la Polonia con cui vi è un contenzioso assai profondo per via dell’ideologia dominante tra tecnocrati neo-prussiani di Bruxelles, mentre la non invitata è l’Ungheria (per le sue troppo strette relazioni con Cina e Russia?). E che dire della Turchia, anch’essa non invitata pur essendo componente della Nato e pur avendo come sindaci delle principali città turche i partiti di opposizione a Erdogan? Dove bene si evince che nessuno dei profeti ha mai letto Juan Linz, che ci insegnò a distinguere tra dittatura e autoritarismo… Per non parlare, poi, dell’invito al Pakistan e all’Iraq. Il tutto mentre i veri problemi del mondo son ben altri. A cominciare dalla stessa Europa. 

Per esempio: cosa ne fu – se non un segnale inascoltato – della denuncia nel giugno 2021 del premier kosovaro Albin Kurti, quando ribadì che Pristina avrebbe denunciato la Serbia per genocidio dinanzi alla giustizia internazionale? Il fatto era che i serbi continuavano e continuano ad armarsi acquistando armamenti “da Russia, Bielorussia e altri Paesi”. Ecco i giganteschi problemi europei di oggi, non diversi da quelli che Wilson scatenò con l’aizzare lo spirito di appartenenza, di identità “etnica”, mortificando l’Ungheria e ponendo le basi per la nascita di quel terribile fascismo. E ancora: come dimenticare che al centro di tutta la questione europea sta il rapporto con la Russia, come De Gaulle aveva ben compreso, così come l’avevano compreso i democratici cristiani europei sin da dopo la guerra? 

Al centro di tutto, dopo l’inaudita scelta Usa di circondare la Russia – crollata che fu l’Urss – di nazioni aderenti tanto all’Ue quanto alla Nato, sta la questione ucraina. Lì le tensioni crescono ogni giorno di più e la Russia continua con la politica di lenta asfissia della capacità di resistenza del sistema internazionale, ammassando truppe alla frontiera, forte del peso dato dal fatto che il gas che giunge sia dall’Ucraina, sia dal Mare del Nord non potrà che dividere i fautori del ritorno a quel Wilson che scatenò di fatto le tensioni che portarono alla Seconda guerra mondiale.

Mescolare la politica internazionale con i principi morali sacrificando la ragion di Stato è sempre stato fatale nella storia degli Stati e a pagarne sono sempre stati i popoli. Soprattutto da quando lo Stato si fonda non solo sui poteri situazionali di fatto, ma anche sulla legittimazione elettorale che dà vita al potere dei governi e dei presidenti.

Infatti, Wilson, dopo aver impetrato la Società delle Nazioni, tornato che fu in Usa, fu sconfitto alle elezioni e il repubblicano che gli successe favorì la non adesione degli Usa tanto al Trattato di Versailles quanto alla Società delle Nazioni!

Macron dovrebbe tener a mente questo insegnamento, perché se la signora Valérie Pécresse conferma il suo profilo e Bolloré continua con tanta forza a sostenere Zemmour per indebolire in tal modo la signora Le Pen, la candidata neogollista ha buona chance di vittoria contro un presidente in caduta libera. 

Ben diversa è la situazione in Germania, dove il Governo riformatore tedesco ha il grande merito di indicare esattamente il problema con la sua parola d’ordine: modernizzare la Germania. Di qui le istanze speriamo realistiche di rivedere il cosiddetto Patto di stabilità con tutti i suoi codicilli e le sue follie come il 3%, finalmente abolito.

Un’altra versione del “dramma esoterico di massa” (perdonate l’antifrase) è la situazione di Mario Draghi, che pare oscillante nelle mani della machiavelliana fortuna: se andrà alla presidenza della Repubblica potrà fare come Mattarella e continuare con i proclami wilsoniani, mentre sarebbe per lui ben difficile continuare a pronunciarli se dovesse rimanere a presiedere il Governo, per i conflitti che sorgerebbero tra i partiti su cui anche il suo Governo si fonda. Cosa, quest’ultima, che – con Lodovico Festa – non auguro né a lui, né all’Italia, perché il caos piomberebbe sulla nazione ben prima di quanto non si pensi per la disgregazione istituzionale che una simile scelta comporterebbe, con un sistema dei partiti sempre più dilacerato e peristaltico nella “mucillazione” che lo attende in forma sempre più centrifuga.

Insomma, neppure Raymond Aron riuscirebbe a capirci qualcosa dei Summit e dei proclami “sovranisti” che si affollano; se non che, come ben comprese William Shakespeare ne La dodicesima notte: “La follia, mio signore, come il sole se ne va passeggiando per il mondo, e non c’è luogo dove non risplenda” . Così la distruzione della ragione genera mostri.

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