SCENARIO/ Sapelli: la Nato vuol fermare la Cina ma sbaglia (di nuovo) tutto

- Giulio Sapelli

Con il vertice di Madrid dei giorni scorsi, la Nato sposta il suo baricentro verso l’Indo-Pacifico. Ma è stato commesso un errore importante

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Il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken, e il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg (LaPresse)

Kuzuto Suzuki, uno dei più intelligenti analisti delle relazioni internazionali, ha felicemente sintetizzato ciò che è stato formalizzato nell’accordo Nato di Madrid di questa settimana sottolineando che l’Alleanza atlantica ha spostato il suo baricentro dal confronto con la Russia – che ne definisce storicamente e ancora in modo profondo la fisionomia – al presidio della “sicurezza” nell’Indo-Pacifico. Il che è confermato dalla richiesta di Giappone e Corea del Sud di aggiungersi alle nazioni del Quad (Dialogo quadrilaterale di sicurezza) e altresì di far parte della Nato. Il che conferirà a quest’ultima una penetrazione strategica non più soltanto atlantica, sancendo così il trionfo della teoria di Kishida, oggi premier giapponese che si fa paladino del riarmo atomico del suo Paese (sulla scia del suo maestro Kenzo Abe) e della pressione sulla Sud Corea affinché si dimentichino i propositi di riunificazione e quindi di appeasement con la Cina.

Ora il roll back da “europeo dell’est” e quindi ancora atlantico si fa indo-pacifico e quindi anti-cinese. Tutto ciò che si è definito a Madrid implica un concetto strategico che fa della profondità oceanica di pressione e presenza militare mobile e navale l’asse logistico completamente nuovo nella storia del dominio mondiale.

In fondo la battaglia per il dominio anglosferico delle Falkland fu l’anticipazione di quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. La dottrina Monroe è divenuta una logica di leadership continentale che gli Usa applicano ora al mondo. Di qui il rifiuto di aderire alle richieste delle nazioni un tempo dominate dall’imperialismo sovietico “grande russo” di avere “gli scarponi in terra” di decine di migliaia di soldati a guardia dei confini russi. La scelta è invece di quartier generali strategici (la Quinta Armata Usa in Polonia, come si è annunciato) e truppe plurioperative rapidamente mobili con le armi tecnologicamente avanzate del caso.

Insomma, i 14 anni passati dal summit di Bucarest della Nato in cui Bush Jr si vide rifiutare da Germania e Francia l’annessione di Georgia e Ucraina nella Nato sono lontanissimi, ed è la leadership sempre tentata e mai raggiunta dalla Francia a essere sconfitta. Così come è l’ostpolitik della Merkel, e del confuso Scholz finito in un gioco più grande di lui, a essere sepolta. Cosa rimane delle litanie sugli eserciti europei e sulla pace kantiana lo sa solo il premier Draghi che fa a gara con la Spagna per far dimenticare ciò che di federalismo europeo dal respiro internazionale ancora rimane, così come era nei sogni dei Padri fondatori del secondo dopoguerra.

Ma dietro questa cortina di solidità e di sacra unione si intravede il bradisismo delle relazioni internazionali su cui io mi esercito come osservatore realista da alcuni anni. A che cosa penso? Ma penso al fatto che mentre Erdogan impone ai liberali dell’Ue e della Nato di espellere i resistenti curdi (non dissimili teoricamente dagli eroi ucraini che lottano contro l’orso grande-russo), lo stesso Erdogan si rifiuta di ricevere il premier greco Mitsotakis perché ancora vuol dire la sua sul Trattato di Losanna del 1923 sull’Egeo e sulla sua smilitarizzazione. Senza pensare al fatto che a settanta chilometri da Trieste il premier serbo Vucic tratta da martire Milosevic e i criminali di guerra nei Balcani infiammano strati non indifferenti delle nuove generazioni.

Insomma, i frattali o i bradisismi che dir si voglia continuano a operare implacabilmente. Perché? Le cause sono innumerevoli, ma la principale era quella che il grande Ludwig Dehio indicava negli anni Cinquanta del Novecento per farci comprendere perché quello che allora si chiamava equilibrio europeo cinque-seicentesco (allora l’Europa era il mondo) continuamente si ricostruiva dopo guerre tremende.

Poteva ricostruirsi perché ogni volta nuovi attori internazionali prima estranei o esterni a quell’equilibrio in esso venivano cooptati. È questa impossibilità di cooptazione che può profilarsi, come dimostrano le astensioni all’Onu in merito alle sanzioni contro la Russia. E non si tratta della Cina e dell’India, ma di Stati come alcuni giganti dell’Africa e delle nazioni motrici del Sudamerica che nella dottrina Monroe mai si sono riconosciute. Insomma, il dominio senza egemonia  è pressoché impossibile in un mondo in cui l’interdipendenza e l’interpenetrazione culturale avanzano inesorabili e sempre più rapidamente.

Attenti ai bradisismi. La Russia potrà essere saccheggiata delle sue risorse e militarmente vinta punendo così la sua aggressività, È la guerra e gli aggressori vanno puniti. Ma si tratta di un modello non replicabile senza trasformare il pianeta in un’economia di guerra che trasformerà radicalmente tanto l’economia quanto le culture mondiali. L’unico modo per frenare il bradisismo e isolare la Cina è ampliare l’arco delle alleanze e della cooperazione economica. Tutto il contrario di ciò che si è deciso di gran fretta a Madrid nel giugno del 2022.

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