SCENARIO/ Zingaretti salva Conte e sfila M5s a Renzi

- int. Fabrizio d'Esposito

A M5s non va bene la manovra di Conte. Zingaretti pensa al nuovo centrosinistra. E Renzi? Farà cadere il governo nel 2020

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Matteo Renzi in Senato (LaPresse)

Davvero il governo rischia di saltare sulla manovra? “Riteniamo opportuna la convocazione di un vertice di maggioranza per lavorare alle intese che ancora non ci sono”. A mettere in fibrillazione Pd e Leu (ma non Renzi) è stato ieri un post sul Blog delle Stelle, dove si ringrazia Conte per aver difeso quota 100, ma lo si mette in guardia dal penalizzare, con i provvedimenti fiscali, un elettorato di piccoli imprenditori che i 5 Stelle non intendono lasciarsi scappare.

Per Fabrizio d’Esposito, cronista e commentatore politico del Fatto Quotidiano, il governo ballerà, ma senza rischi veri. Solo l’Emilia-Romagna potrebbe far saltare tutto, ma non accadrà, perché ad aggiudicarsi la partita sarà il Pd. “Certo, a qualcuno potrebbe sempre sfuggire di mano la situazione”.

Perché M5s mette in guardia Conte e chiede un vertice?

Perché vuole vederci chiaro. C’è un dualismo Conte-Di Maio e Di Maio ha bisogno di visibilità.

M5s è contro le misure su contante, pagamenti pos, cuneo fiscale. Quel “senza il voto del M5s non si va da nessuna parte” non è tranquillizzante.

Siamo di fronte a un governo che replica le dinamiche tipiche del centrosinistra, in cui ogni componente della coalizione tende a differenziarsi dagli altri. Soprattutto sul terreno della manovra, Di Maio sente la competizione con Renzi. Le sue pressioni su Conte sono la spia che l’ex premier guarda all’elettorato moderato che votava centrodestra. E in questo si scontra con M5s.

Secondo il Corriere, qualcuno a Palazzo Chigi avrebbe detto: “invece di insistere con queste norme, facciano pagare davvero l’Imu al Vaticano”. È solo una boutade?

Questo governo ha avuto un merito innegabile: ha imposto il problema dell’evasione fiscale. E adesso terrà il punto, perché intende rimettere evasione e corruzione al centro di una ritrovata questione morale. Però, come si riempiranno in dettaglio questi contenuti, ancora non si sa.

Il Pd si dice tranquillo che Renzi alla Leopolda non farà saltare Conte. Sarà davvero così?

È una tranquillità fondata. Renzi può far ballare il governo ma non può farlo cadere, perché non può permettersi di andare al voto. Il voto anticipato, a sinistra, gioverebbe solo a Zingaretti, che questo governo l’ha subìto. Certo, a qualcuno potrebbe sempre sfuggire di mano la situazione. Per adesso è instabile ma non seria.

Qual è la tua previsione?

Renzi ha bisogno di guadagnare sempre più visibilità per far crescere il suo partito. È probabile che il prossimo anno, se non succede qualcosa prima, tenterà una manovra di palazzo per fare un altro governo e mostrarsi ancora più decisivo.

Ma niente voto anticipato.

No, perché Italia viva non prenderebbe nemmeno il 2%. E poi non dimentichiamo che questo governo nasce, in fondo, per eleggere il successore di Mattarella.

Renzi non potrebbe essere accarezzato dall’idea di portare Di Maio a Palazzo Chigi?

Indubbiamente sì, vorrebbe attirarlo in questa trappola mortale, che però si scontra con le difficoltà di Di Maio. Difficile riproporlo, è ormai un leader bruciato.

C’è un fattore imponderabile che può rovinare i piani dei partiti di maggioranza?

Le elezioni regionali. Non quelle dell’Umbria, ma quelle dell’Emilia-Romagna sì.

Cosa faranno Pd ed M5s?

Faranno alleanze ovunque. È probabile che in Umbria perderanno, ma in Emilia-Romagna daranno battaglia.

In questa Regione chiave chi vince?

Non credo che Salvini riuscirà a battere il centrosinistra.

Conte?

È un premier che si sta facendo valere. Soprattutto, al momento non c’è nessuno che lo possa sostituire a Palazzo Chigi.

L’interesse reciproco tra Zingaretti e Conte?

È solo una delle tante convenienze tattiche che segnano i rapporti nella maggioranza. Non c’è da sorprendersi, perché lo stesso governo è nato per evitare che Salvini vincesse a mani basse. In ogni caso Zingaretti ha in testa una strategia chiara.

Quale?

Fare il nuovo centrosinistra con M5s.

Ma i 5 Stelle ci stanno?

Sì. Adesso la linea la decide Grillo. La strada è tracciata e Di Maio potrà fare ben poco.

(Federico Ferraù)

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