“Scetticismo dati e tesi complotto”/ Sondaggio Swg: meno pessimismo su economia ma…

- Raffaele Graziano Flore

“Scetticismo su dati ufficiali e tesi complottiste”. Sondaggio Swg su come gli italiani vivono la pandemia e vedono il futuro dell’economia: soprattutto tra i più giovani c’è…

L'indagine Swg "Niente sarà più come prima"
L'indagine "Niente sarà più come prima" (Swg, 2020)

Come reagiscono gli italiani all’emergenza pandemica dopo i lunghi mesi del lockdown e quali sono le loro convinzioni circa la situazione economica e sanitaria nel nostro Paese in attesa che questi ultimi mesi del 2020 siano il viatico alla messa a punto di un vaccino? Nel suo consueto focus, che fa riferimento alla settimana che va dal 31 agosto al 6 settembre, l’osservatorio SWG ha prodotto un report intitolato emblematicamente “Niente sarà più come prima” e che, nell’arco di 18 pagine, analizza quelli che sono “I vissuti individuali”, “I mutamenti nelle principali preoccupazioni del nostro Paese” e “I negozi al tempo del Covid-19”. Ma andiamo con ordine: innanzitutto, in relazione alla prima sezione, preoccupa quanto spiega SWG, ovvero che emerge un certo scetticismo circa dati e spiegazioni della pandemia e addirittura un quinto degli intervistati abbraccia tesi complottiste. Sulle cause all’origine del Coronavirus il 24% crede a una diffusione accidentale da un laboratori di ricerca e il 17% parla di un complotto ordito per creare un nuovo ordine mondiale, col 2% che invece nega la realtà della pandemia stessa.

SONDAGGIO SWG, “I VISSUTI INDIVIDUALI DEGLI ITALIANI”

Passando invece alla valutazione delle stime ufficiali fornite circa contagi e decessi, il 22% ritiene siano esagerate (col 2% che ritiene si tratti addirittura di bufale), mentre un aggregato del 67% crede che le stesse stime siano attendibili o in alcuni casi persino più basse di quelle effettive. Capitolo misure adottate dal Governo: in questo caso rispettivamente il 70 e 71% considera fondamentale indossare la mascherina e le norme di distanziamento sociale laddove il 5 e 9% parlano di regole dannose (e la maggioranza sono soprattutto persone con bassa scolarità, reddito basso o millennials). Colpisce invece il dato relativo alla percezione economica: pur tenuto conto delle ovvie difficoltà, non emerge un quadro catastrofista e il 55% degli interpellati ritiene che la propria situazione economica nelle ultime due settimane sia rimasta invariata. Diverso è il dato a proposito della stabilità lavorativa: uno su sei (17%) teme di perdere il posto di lavoro, mentre il 34% pensa che ci saranno dei tagli ma che non lo riguarderanno; resta forte il dato di coloro che ritengono di lavorare per un’azienda solida e non hanno questi timori (49%).

CRESCONO TESI NEGAZIONISTE: MENO PESSIMISMO SU SITUAZIONE ECONOMICA MA…

Riguardo invece ai mutamenti delle preoccupazioni degli italiani, si nota come il tema sanitario sia oramai ai primi posti, laddove quello ambientale (in crescita negli ultimi anni) a causa della pandemia ha avuto una contrazione passando dal 28% di un anno fa al 25%; sul versante immigrazione invece, in calo nel 2019 e anche durante il lockdown, l’ultima estate invece ha fatto rinascere vecchie preoccupazioni anche legate soprattutto alla presenza del virus. Analizzando da vicino i dati si vede come la sanità è fra i tre problemi in cima ai pensieri degli intervistati, mentre l’immigrazione (in calo dal 2016 e nel 2019 ai suoi minimi storici: 19%) è tornata d’attualità solo negli ultimi giorni (27%). Infine, la terza sezione dell’indagine valuta il rapporto con i negozi fisici e le abitudini di spesa, col 48% del campione che ha ridotto gli acquisti sia a causa di minori disponibilità sia per l’incertezza nel futuro (riduzione totale del 58% degli shopping lovers). Tra i motivi che inducono a spendere meno appunto incertezza e volontà di risparmiare (37%), meno soldi (35%), sensazione di disagio ad andare nei negozi (31%), paura del virus (28%), le file (14%), offerta poco varia (7%) e motivazioni non legate al Covid (9%). Una curiosità finale: il 76% vorrebbe preservare i piccoli negozi dalla chiusura, con il tema che è particolarmente sentito da giovanissimi e 35-44enni

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