SCHWAZER/ Caro Alex, per fortuna la tua dignità non dipende dalla giustizia sportiva

- Nando Sanvito

No da Losanna alla sospensiva per qualificarsi alle Olimpiadi: in teoria resta ancora aperta la strada della revisione processuale. Val la pena alimentare ancora la farsa?

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Alex Schwazer (LaPresse)

Siamo ai titoli di coda: così Ilsussidiario.net presentava mercoledì un riepilogo degli atti sconcertanti prodotti dal Tribunale federale svizzero, e in effetti Losanna ha affossato il desiderio di Alex Schwazer di giocarsi le sue chance alle imminenti Olimpiadi di Tokyo. Chi scrive ha sempre considerato controproducente percorrere questa strada legale e Alex lo sa. È comprensibile però che un atleta mosso dal sacro furore agonistico abbia voluto  inseguire con ogni mezzo questo sogno, soprattutto se – come da tempo sostiene il marciatore di Kalch – non avrebbe fatto dipendere da un viaggio a Tokyo la sua pace interiore. Diciamocelo però: fosse anche andato bene il ricorso, a quali altre umiliazioni o soprusi sarebbe andato incontro da qui a Tokyo uno che in questi cinque anni di porcherie ne ha già subite fin troppe? 

Meglio che la farsa finisca qui. Non senza avere sottolineato che in questa occasione anche l’ultimo grado della giustizia sportiva ha confermato di avere fatto di tutto per rendere poco credibile la sua autorità. 

Già, perché in teoria la giudice Christina Kiss, solerte nel concedere un irrituale mese di proroga agli oppositori di Schwazer e meno reattiva a rispondere alla richiesta di quest’ultimo (evasa solo la settimana dopo), tra un mese potrebbe ancora concedere all’atleta la revisione processuale, ma anche questa sarebbe un’ulteriore beffa e alimenterebbe il fondato sospetto di avere boicottato con ritardi e rinvii quello che altrimenti non si sarebbe potuto evitare in punta di diritto.

Ad ogni buon conto – nella remota ipotesi di un sì della giudice alla revisione processuale – ci permettiamo di consigliare ancora ad Alex e ai suoi legali di non buttare altri soldi all’ingrasso di arbitri e giudici della consorteria di Losanna: la giustizia sportiva collusa con le Federazioni ha già detto tutto di sé. Basta e avanza quello che abbiamo visto per 5 anni!

Rimangono impresse ora quelle frasi scritte dai colleghi: “In questa storia c’è qualcosa che va oltre la vicenda del marciatore. Sì, il caso Schwazer non si ferma e non si fermerà a Schwazer” (Valerio Piccioni); “ci sono molti mascalzoni da scoprire in seno all’atletica internazionale e alla Wada” (Franco Arturi). Forse è utopia sperare che il loro giornale e i media, italiani e no, decidano di non lasciare cadere nell’oblio le circostanziate denunce dell’ordinanza del giudice Pelino. Forse è un miraggio augurarsi che, finalmente conclusa la campagna elettorale del Coni, anche le istituzioni sportive e la politica facciano la loro parte.

Per ora il lumino della dignità resta unicamente in mano alla magistratura, per fortuna non quella sportiva. E non consola il detto “Meglio soli che male accompagnati”…

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