SCHWAZER/ Leoni fuori, agnelli in patria: il caso del giornalismo d’inchiesta tedesco

- Nando Sanvito

L’autore di famose denunce tv sul doping dei russi – anche grazie alle indagini di Bolzano – scodinzola ora come addetto stampa del Laboratorio di Colonia. Incontro Vezzali-Niggli

Alex Schwazer e Hajo Seppelt
Alex Schwazer e Hajo Seppelt

“Come mai il Laboratorio di Colonia tace?”: questo cruccio, confidato a una giornalista della RSI svizzera, ha agitato per qualche settimana il direttore generale della WADA Olivier Niggli. Guarda caso, stiamo parlando dello stesso Centro tedesco di analisi che toglieva il sonno quattro anni fa al capo dell’antidoping della WORLD ATHLETICS (all’epoca IAAF) Thomas Capdevielle. Quest’ultimo non si capacitava del perché l’Istituto di Colonia volesse restare neutrale nella battaglia legale per negare le provette d’urina di Schwazer alla Magistratura italiana. Neutralità svanita dopo colloqui ‘convincenti’ con il legale della IAAF Ross Wenzel.

Torniamo a Niggli: confidando alla giornalista svizzera le sue perplessità, il d.g. della WADA probabilmente giudicava insufficiente la frasettina buttata là alla TV tedesca ARD dall’attuale direttore del Laboratorio di Colonia (“Ritengo di poter escludere una manipolazione avvenuta nel nostro laboratorio, rispettoso di standard e protocolli di analisi accreditati dalla WADA”) tre giorni dopo la sentenza. In effetti, quelle parole di circostanza di Mario Thevis risultavano inadeguate di fronte a gravi e circostanziate accuse di un giudice.

La redazione ‘doping’ della Tv tedesca ARD mobilita a questo punto sulla vicenda la sua firma più prestigiosa: Hajo Seppelt, il giornalista che condusse meritorie inchieste sul doping della DDR, della Cina, del Kenya, della Russia. Col suo docu-film Geheimsache Doping: Wie Russland seine Sieger macht  del 2014 non solo scoperchiò il doping di Stato di Putin ma anche l’omertà della WADA, passiva di fronte a molteplici denunce ricevute per anni da parte di tesserati russi. Seppelt inoltre rafforzò le sue accuse al corrotto sistema antidoping rendendo pubblici i dati dell’hard disk sequestrato nel procedimento di Bolzano al dott. Fischetto, relativi a 11 anni di competizioni. Insomma, la persona col profilo giusto per poter indagare sulle accuse infamanti mosse al Laboratorio antidoping di Colonia (ma anche su quelle del service di Stoccarda che fece il famoso prelievo di Capodanno a casa Schwazer). Del resto sono passati due mesi dall’Ordinanza di Pelino: Seppelt se l’è fatta tradurre in tedesco, ha avuto il tempo per preparare una adeguata investigazione giornalistica. Sa quali domande si possono porre ai biochimici di Colonia: perchè vi siete assunti l’onere legale di impedire l’acquisizione delle urine da parte della magistratura italiana? Perché avete mentito sulle quantità di urina presente nelle provette? Perché avete cercato di spacciare al perito del Tribunale di Bolzano un liquido contenuto in una provetta non sigillata e fuori dalla catena di custodia?

La scorsa settimana è arrivato il parto. Imbarazzante. Un copia-incolla di dichiarazioni. Quella del Laboratorio di Colonia è di quattro righe: “Respingiamo con decisione le accuse di una presunta manipolazione dei campioni di urina del controllo antidoping pubblicate nella sentenza. Il Laboratorio di Colonia applica tutti gli standard a livello internazionale e le linee guida sono tutte rispettate e in nessun momento abbiamo ricevuto istruzioni per discostarci da questi standard“. Il resto del servizio sintetizza acriticamente l’ultimo comunicato della WADA e ripercorre le tappe della vicenda Schwazer. Fine dell’inchiesta!

In questi giorni di ricorso di Schwazer alla Corte federale svizzera, è prassi normale che la WADA abbia voluto ‘sensibilizzare’ mediaticamente i giudici, fa parte delle regole del gioco. Che anche il Laboratorio antidoping di Colonia sia stato spinto su richiesta dei committenti a fare lo stesso è altrettanto comprensibile. Che però a fare da addetto stampa a questa missione in terra di Colonia sia stato proprio Hajo Seppelt lascia del tutto sconcertati! Perché il collega si è autoinflitto una simile umiliazione professionale? Aveva un debito da onorare con qualcuno e non poteva negarsi? Cattivi pensieri che forse potrebbero essere fugati da un serio programma confezionato dalla redazione Doping della ARD in stile giornalismo d’inchiesta, dove quelle domande vengono poste e magari si intervista pure l’ispettore antidoping di Stoccarda che fece il prelievo a Schwazer, chiedendogli “Perché scrisse il falso sul foglio di accompagnamento delle provette?”, senza ovviamente rinunciare a fare lo stesso trattamento anche alla controparte, quella dell’atleta e del suo entourage. Vedrà mai la luce questo programma? C’è da dubitarne fortemente. Felici però di essere eventualmente smentiti.

Nel frattempo la WADA ha approcciato il nostro governo attraverso un incontro in videoconferenza tra il d.g. Olivier Niggli e la sottosegretaria allo sport Valentina Vezzali. A giudicare dai commenti della nostra rappresentante, tra i vari temi trattati, il governo italiano (tra i massimi finanziatori della WADA) non pare abbia chiesto conto all’interlocutore dei comportamenti processuali della WADA a Bolzano, denunciati come reati da un magistrato della nostra Repubblica…

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