SCI, AUSTRIA VS ITALIA: “NON CHIUDERE PISTE”/ Iss: “aprire incompatibile con numeri”

- Niccolò Magnani

Scontro in Europa sugli impianti da sci: Austria “l’Italia sbaglia a chiudere le piste. Se l’Ue però le dà ragione allora ci paghi l’80% dei ricavi persi”. Il piano di Conte

Conte e Kurz
Vertice Austria-Italia: i premier Sebastian Kurz e Giuseppe Conte (LaPresse)

«Nessuno sottovaluta l’impatto di una chiusura delle attività sciistiche però i numeri attuali non rendono compatibile una ipotesi di riapertura, vorrebbe dire esporre tutto il Paese a una ripresa della curva epidemica: fondamentale avere una concertazione europea», così ha spiegato il presidente Css Franco Locatelli nella conferenza stampa dell’Istituto Superiore di Sanità sull’andamento epidemiologico settimanale. La linea degli esperti in sostegno al Governo Conte è dettata e così nei prossimi giorni si assisterà ancora allo scontro già intravisto oggi con l’Austria e – forse – anche con Francia e Germania che ancora si devono esprimere sulla proposta italiana di bloccare le vacanze sulle Alpi per limitare i contagi Covid. Secondo il membro del Comitato Tecnico Scientifico resta importante l’impatto economico provocato dal blocco degli impianti sciistici, ma «i numeri attuali non rendono compatibile l’ipotesi di una riapertura perché vorrebbe dire esporre tutto il Paese a una ripresa della curva epidemica», conclude Locatelli non prima di lasciare la parola al collega Gianni Rezza (Direttore Generale Prevenzione Iss) «Se da una parte c’è tutta un’economia che si muove sugli impianti sciistici e c’è anche tanta gente che ama sciare, d’altra parte bisogna purtroppo ricordare che l’anno scorso tra febbraio e marzo vedemmo molte file sugli skilift e di fatto dagli ski resorts partirono molte persone infette che tornando a casa alimentarono molti focolai, facilitando la diffusione dell’infezione».

SCONTRO AUSTRIA-ITALIA SU PISTE SCI

Come lo erano state le discoteche in estate, lo sci sembra essere il “simbolo” della disputa politica dell’inverno: lo scontro mediatico si infiamma davanti alla proposta del Governo di chiudere ogni possibilità di vacanze di Natale nel prossimo Dpcm in vigore dal 3 dicembre prossimo. Dopo lo scontro interno alla maggioranza e dopo la richiesta delle Regioni di proteggere il vasto indotto attorno agli impianti sciistici e ai luoghi di villeggiature montani, ieri sera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha stigmatizzato la polemica sollevata, dando ben poche chance alle vacanze natalizie su neve: «Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve. Anche per gli impianti da sci, il problema del protocollo è un conto ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla neve è incontrollabile. Con Merkel e Macron in Europa stiamo lavorando ad un protocollo comune europeo. Non è possibile consentire vacanze sulla neve, non possiamo permettercelo». Ma è proprio sul fronte europeo che arrivano oggi i primi distinguo, con la Svizzera (che non fa parte dell’Unione) e soprattutto l’Austria che si dicono del tutto contrarie alla proposta dell’Italia: «Per l’industria turistica austriaca la pandemia da Covid 19 rappresenta in tutti i sensi un’enorme minaccia, in termini di salute ed economici», spiega da Vienna il Ministro delle Finanze austriaco, Gernot Bluemel.

CAOS SCI, IL PIANO DEL GOVERNO

La chiusura degli impianti da sci, secondo l’Austria, comporterebbe una perdita di quasi 2,4 miliardi di euro per il solo stato alpino e per sole 3 settimane di vacanze a fine anno: «Se l’Unione Europea veramente vuole questo, deve pagare» ha aggiunto Bluemel con evidente tono di sfida tanto all’Europa quanto alla proposta partorita dal Governo italiano. Per ristori, chiarisce ancora Vienna, si deve intendere «l’80 per cento di quei proventi, in linea con quanto prevede lo stato austriaco in termini di risarcimenti agli esercizi commerciali chiusi». Di contro le Regioni italiane – e con loro anche gli esperti dell’Istituto superiore di sanità oggi pomeriggio in conferenza stampa – ribadiscono che non avrebbe senso chiudere l’Italia se poi Austria, Francia e Svizzera restano aperti con vacanze sulla neve e impianti da sci: Conte però resta fermo nel suo “niet”, confortato dalla posizione unitaria dei Ministri Boccia, Speranza e Franceschini – in contrasto invece ai ministri renziani e del M5s – «si rischia altrimenti di ripetere il Ferragosto e non ce lo possiamo permettere: consentire tutte occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio non è possibile». Il Ministro del Turismo austriaco, Elisabeth Koestinger non è per nulla d’accordo: «Non posso condividere l’iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale. I nostri operatori turistici si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza, l’apres ski per esempio non sarà consentito».

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