SCIENZA&LIBRI/ Digital Age

- Mario Gargantini

Il “cambio d’epoca” indotto dalle tecnologie digitali apre orizzonti inediti a diversi livelli: grandi potenzialità ma anche la prospettiva di una riduzione della dignità della persona.

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Il titolo indica la cifra principale della trasformazione in atto ma è il sottotitolo a preannunciare il contenuto di questo prezioso saggio di Paolo Benanti: “Teoria del cambio d’epoca. Persona, famiglia e società”. Ciò che l’autore sviluppa, nella forma che lui stesso definisce di “un racconto di scenario”, sono i tratti salienti di una teoria che descrive e spiega quello che con buone ragioni si può definire “cambio d’epoca”, insieme alle sue prevedibili, e in parte già verificate, implicazioni a livello della persona, della famiglia e della società.

Si parla certo di tecnologia, di Internet, di digitalizzazione di quasi tutte le attività umane; ma si parla soprattutto del tipo d’uomo che può emergere da questa che, prima e più ancora di una rivoluzione tecnologica, è una mutazione antropologica testimoniata dai “nativi digitali”, coloro che non possono fare il confronto col mondo pre-digitale e che non trovano nulla di strano nel vivere in una “società multischermo”, nel virtualizzare le relazioni, anche quelle più personali, nel prendere decisioni, anche quelle più importanti per la vita, sulla base degli algoritmi e del machine learning.

Certo, è un cambio d’epoca che non arriva improvvisamente e imprevedibilmente; e Benanti ripercorre i principali passaggi che hanno segnato il “secolo breve” introducendo una serie di cambiamenti, di rotture con le tradizioni: nella visione del mondo, nelle forme di conoscenza, nella concezione dell’uomo, negli strumenti. Il cambiamento in atto è erede di tali rotture ma è soprattutto dominato da due processi che hanno una essenziale natura tecnologica: l’affermarsi della realtà sintetica e il ruolo dominante e pervasivo dei dati.

La prima è emblematica di un’epoca che alcuni hanno denominato antropocene ed è simboleggiata dalla gomma da masticare: un artefatto che, come tutti gli artefatti, «generano e mediano una cultura». L’onda lunga del processo di sintesi ha come tappa (forse) definitiva la “vita sintetica”, che apre scenari – purtroppo reali – degni della più immaginifica fantascienza.

La seconda linea di trasformazione tecnologica è sotto gli occhi – e le dita – di tutti e riguarda il mondo della comunicazione: qui si impone il fenomeno per il quale Benanti conia il termine “dataismo”. Un termine azzeccato per definire un processo che impatta su tutto ma che è destinato ad avere ripercussioni enormi sull’esperienza della conoscenza e sulla scuola. L’enorme quantità di dati disponibili ed elaborabili ha offerto una nuova modalità di “capire il mondo”, modalità che fa leva sulle possibilità di correlazione tra i dati; al punto che «la correlazione soppianta la causalità»: si conosce senza bisogno di teorie, di spiegazioni…

Si fa avanti un nuovo paradigma gnoseologico e stiamo già assistendo «a sviluppi tecnologici (capacità di fare) che non corrispondono a nessuno sviluppo scientifico (capacità di conoscere e spiegare)». Tutto questo nel pieno di quella quarta rivoluzione tecnologica che ci ha proiettato nella infosfera – secondo la felice denominazione introdotta da Luciano Floridi – e ci sta trasformando in inforg, cioè “organismi informazionali interconnessi”.
Sono cambiamenti che incidono radicalmente su come pensiamo l’uomo e le sue relazioni, fino ad arrivare a mettere in discussione lo stesso concetto di persona e il valore della dignità umana. Si fa portavoce di simili posizioni la corrente di pensiero (e di azione) del postumanesimo o più ancora del transumanesimo, favorevole a una vita umana tecnologicamente modificata.

Le sfide da fronteggiare sono molteplici ed è a dir poco gigantesca quella dell’educazione dei giovani. «Non si tratta – scrive Benanti – di trasmettere delle nozioni ma di creare un arco di trasmissioni valoriali che permetta alle nuove generazioni di percepire quelle mediazioni di valore che sono state significative per chi le ha precedute. Se il cambio d’epoca tende a frantumare le generazioni, è l’educazione lo strumento per ricreare quelle alleanze educative necessarie per crescere i figli di questa nuova epoca».

 

Paolo Benanti

Digital Age
Teoria del cambio d’epoca. Persona, famiglia e società

Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020

Pagine 202   euro 18,00

(recensione di Mario Gargantini)

 

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