SCIENZA&LIBRI/ Il rischio di educare nella scuola dell’emergenza

- Mario Gargantini

Le riflessioni sulla vita delle scuole nei mesi dell’emergenza pandemia portano in primo piano questioni educative e didattiche fondamentali, affrontate con il metodo dell’esperienza.

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Riflettere sull’esperienza dovrebbe essere una pratica costante per chi opera nella scuola, una componente fondamentale del lavoro educativo nella sua normalità e quotidianità. A maggior ragione assume un ruolo importante in momenti speciali o dopo esperienze straordinarie, come quella vissuta nel lungo periodo dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19; un’esperienza che per tutti è stata intensa, significativa comunque la si sia vissuta, carica di problemi, stimoli e indicazioni.

Questo testo, che raccoglie considerazioni, approfondimenti e proposte sviluppate in occasione del Convegno Il rischio educativo nei mesi dell’emergenza, è una preziosa guida per chiunque intenda svolgere questo lavoro di riflessione; un lavoro che ciascun docente, ciascuna scuola, ciascuna famiglia potrà declinare in base alla specifica situazione vissuta nei mesi della pandemia. I vari contributi presentati mostrano quel lavoro applicato ai diversi livelli scolastici, dalla scuola dell’infanzia, alla primaria e secondaria; con un’attenzione particolare per le inusuali modalità di «fare scuola» che molti hanno sperimentato in questi due anni difficili.

È proprio a partire dall’esperienza vissuta che gli autori compiono una efficace messa a fuoco dei nodi principali che si presentano oggi nel lavoro educativo e offrono criteri e suggerimenti per il loro affronto.

Focalizzare il contenuto essenziale dell’educazione, come osserva Onorato Grassi, «non è questione puramente teorica ma si pone al cuore di quella che è una rinnovata alleanza educativa». Quindi non è teorico parlare di «ricerca del senso, ascolto, costruzione comune, creazione di una cultura» indicandoli come «nomi diversi della stessa azione e vita che fanno di una scuola quello che deve essere». Così come non è teorico pensare di ricominciare richiamando, come fa Luca Montecchi, il «compito dell’educatore, che si compromette in una responsabile relazione con l’allievo al quale “comunica sé”, cioè comunica un amore incarnato e sensibile al suo destino. Perciò occorre la presenza corporale in aula».

Molti esempi illustrano la capacità di reinventare le scuole facendo leva sulla convinzione, esplicitata da Stefano Molla, che «la scuola è anzitutto una relazione: una relazione che docenti e studenti instaurano in forza di un contenuto proposto nelle diverse discipline»; e senza venir meno – ancora Grassi – «a due fondamentali principi riassunti nella ben nota espressione “educare insegnando”: il valore educativo dell’istruzione e delle materie scolastiche, e la necessità della verifica personale dei contenuti dell’insegnamento da parte di chi apprende». Si comprende allora l’importanza della distinzione, sottolineata da Luca Botturi, tra addestramento, divulgazione e insegnamento: «ciò che caratterizza l’insegnamento o la lezione è che alla fine non solo ho imparato ma sono anche consapevole di averlo fatto e ho guadagnato non solo di abilità (addestramento) o di informazione (divulgazione) ma anche di consapevolezza».

La reinvenzione della scuola, per il livello dell’infanzia – descritto da Daniela Valle Vallomini – ha voluto dire implicare i genitori in «uno sguardo di valore su ciò che accadeva in casa» e ha comportato una cura particolare nella preparazione delle proposte di video da inviare a casa «non per riempire il tempo dei bambini» ma per tenere un filo affettivo con loro e invitarli a esperienze di gioco osservando le quali gli stessi genitori potevano «vedere i passi di crescita dei propri bambini».

La stessa rinnovata alleanza educativa tra famiglia e scuola è stata sperimentata nella scuola primaria come contesto adeguato – osserva Andrea Gorini – per svolgere il compito di far crescere gli allievi secondo tre dimensioni fondamentali: la cura di sé, la dimensione sociale e quella culturale.

L’esperienza di molte scuole secondarie, riassunta da Donatella Morelli, ha testimoniato l’applicazione di un metodo che ha portato i docenti ad avere a cuore il bene degli studenti «fino a raggiungerli uno ad uno» e nello stesso tempo ad avviare forme di didattica innovativa con una creatività costantemente accompagnata da «una verifica seria sul livello di apprendimento e di fruizione degli strumenti digitali conseguito dagli studenti».

 

Francesco Valenti (a cura di)

Il rischio di educare nella scuola dell’emergenza

Riflessioni sull’esperienza di questi mesi

Itaca, Castel Bolognese 2021

Pagine 94            euro 10,00

Recensione di Mario Gargantini



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