EVOLUZIONE/ Ecco perché certe teorie non possono spiegare le ragioni dell’esistenza

L’articolo EVOLUZIONE/ Il darwinismo totalitario: se l’ispirazione poetica dipende dall’appendice sana..,ha suscitato tra esperti ed appassionati del mondo scientifico un dibattito che ampliamo di seguito con l’intervento di Giorgio Ambrosio, Massimo Bionaz,Paolo Caimi,John McCarthy e Massimo Robberto           

23.03.2010 - Massimo Robberto, John McCarthy, Giorgio Ambrosio
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Non si può negare che il biologo evoluzionista inglese Richard Dawkins abbia scritto pagine di struggente contemplazione della natura, ma è anche innegabile che la sua notorietà derivi dal suo porsi come campione di un certo filone interpretativo dell’opera di Darwin. Vero è che Dawkins, come altri scienziati, non si permetterebbe mai di usare la parola “esaustiva spiegazione”, perché l’idea stessa di “esaustivo” bloccherebbe l’avanzamento di ogni scienza.

Infatti nell’articolo specifichiamo che le tre definizioni che abbiamo segnalato sono quelle implicitamente usate in letteratura non scientifica (e.g., riviste divulgative, giornali). Tornando a Dawkins è indubbia la sua autorità in materia di evoluzione, tuttavia ha scritto diversi libri (ad esempio Il gene egoista e L’orologiaio cieco) per dimostrare come l’evoluzione darwiniana (mutazioni, o meglio accumulo di mutazioni, e selezione naturale) sia la spiegazione ultima della esistenza stessa della vita.

Per esempio nelle ultime righe de L’orologiaio cieco Dawkins scrive «[…] slow, gradual, cumulative natural selection is the ultimate explanation for our existence». Come scienziati, crediamo che affermazioni come questa, e come quelle citate nell’articolo, rappresentino indebite “invasioni di campo”: il metodo scientifico, correttamente applicato, non porta a tali conclusioni (cioè, che l’evoluzione sia la spiegazione ultima del perché esistiamo).

Come esseri umani, è evidente che certe affermazioni di Dawkins ci preoccupano. Crediamo anche che sia proprio l’arroganza di Dawkins e di quelli che la pensano come lui a stimolare controreazioni sproporzionate e scorrette contro il sano metodo scientifico, si tratti del cosidetto “Intelligent Design”, dei creazionisti, di certa medicina olistico/alternativa, del proliferare di sette, ecc. Noi pensiamo che tutti e due i fronti, sia il fronte del “darwinismo estremo o radicale” che quello “creazionista”, sono ideologie che tentano di affermare un’idea sulla realtà, invece di stare alla realtà e di usare la ragione come capacità di coglierne tutti i fattori.

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E il fattore più poderoso nella realtà è il mistero stesso, quella “barriera elastica” (F. Severi, “Itinerario di uno scienziato verso la fede”, in Dalla scienza alla fede, Edizioni Pro Civitate Christian, Assisi 1959, p. 103) che si sposta man mano che con il nostro metodo scientifico avanziamo nella comprensione del reale, quel mistero che è in fondo la fonte dello stupore con cui il ricercatore vive la ricerca. Contiamo di ritornare su questo argomento in un prossimo articolo.

Tornando agli aspetti più strettamente scientifici, interessante è il caso dei trasposoni (elementi trasponibili) che, secondo le numerose fonti scientifiche consultate, sono tra i candidati a mettere in discussione il sistema darwiniano. I trasposoni sono stati scoperti nel 1948 ad opera di Barbara McClintock, che per questo ha vinto il premio Nobel nel 1983; la storia della sua scoperta è raccontata in “Coe E, Kass LB., Proof of physical exchange of genes on the chromosomes. Proc Natl Acad Sci U S A. 2005 May 10;102(19):6641-6”. I transposoni (che formano circa il 3% del DNA umano) sono piccole sequenze di DNA capaci di “staccarsi” dalla posizione originaria e “saltare” in un’altra posizione dello stesso DNA (o genoma) o addirittura tra genomi (cioè organismi diversi).

I retrotrasposoni (che formano circa il 45% del DNA umano) invece sono derivati da sequence di RNA che sono state “retro trascritte” in DNA e inserite nel DNA cromosomico. In questo modo entrambi possono alterare sequenze di geni oppure possono far iniziare l’espressione di nuove parti del DNA (cioè, nuovi geni). Qualche autore li accomuna ai virus, anche perché appaiono essere “selfish gene” (geni egoisti) e alcuni sembrano usare meccanismi di replicazione simili ai virus. L’importanza di questi elementi trasponibili in campo evolutivo appare enorme, sopprattutto considerando il fatto che solo circa 1.5% di tutto il DNA umano codifica per delle proteine, ma il nostro DNA è fatto per circa il 50% di elementi trasponibili.

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Non è qui il caso di entrare in ulteriori dettagli, comunque per chi volesse piu informazioni si suggerisce la lettura di:
– Cordaux R, Batzer MA., The impact of retrotransposons on human genome evolution, Nat Rev Genet. 2009 Oct;10(10):691-703.
– Bourque G., Transposable elements in gene regulation and in the evolution of vertebrate genomes. Curr Opin Genet Dev. 2009 Dec;19(6):607-12.
– Gogvadze E, Buzdin A., Retroelements and their impact on genome evolution and functioning. Cell Mol Life Sci. 2009 Dec;66(23):3727-42.
– von Sternberg R, Shapiro JA., How repeated retroelements format genome function. Cytogenet Genome Res. 2005;110(1-4):108-16.

 

Gli articoli che riportano in modo più evidente il punto che abbiamo sottolineato nel nostro articolo sono di ricercatori italiani del CNR:
– Damiani G, Florio S, Panelli S, Capelli E, Cuccia M., The Bov-A2 retroelement played a crucial role in the evolution of ruminants. Riv Biol. 2008 Sep-Dec;101(3):375-404.
– Damiani G, The Yin and Yang of anti-Darwinian epigenetics and Darwinian genetics. Riv Biol. 2007 Sep-Dec;100(3):361-402.
Da questi ed altri articoli appare evidente che gli elementi trasponibili hanno un ruolo fondamentale nell’evoluzione. Il loro ruolo appare essere sia di tipo “passivo”, cioè possono subire mutazioni “casuali” e per questo aumentare le variazioni del DNA, sia attivo o non casuale. I dati delle ricerche fatte su meccanismi di azione di pochi di questi elementi e la loro distribuzione nel DNA, appare supportare un ruolo nell’evoluzione più di tipo lamarkiano che darwiniano.

Il ruolo di questi elementi trasponibili in evoluzione appare essere piuttosto regolato in risposta all’ambiente e per questo le mutazioni generate da questi appaiono non casuali, ma precise risposte che poi producono fenotipi più adatti all’ambiente. L’idea darwiniana dell’evoluzione che si basa solo su mutazione e selezione naturale è messa in crisi da sempre nuove scoperte del ruolo dell’epigenetica (ad esempio, Turner BM, Epigenetic responses to environmental change and their evolutionary implications. Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci. 2009 Nov 27;364(1534):3403-18) e del gene transfer (Goldenfeld N, Woese C., Biology’s next revolution., Nature. 2007 Jan 25;445(7126):369; Woese è considerato essere uno dei piu importanti evoluzionisti viventi).

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 In fine ci preme sottolineare che gli autori non sono “anti-darwiniani” o “anti-evoluzionisti”. Al contrario, sappiamo bene che l’evoluzione è un fatto e riconosciamo l’importanza della teoria evoluzionistica di Darwin (di cui ammiriamo l’indubbia grandezza). Quello che ci preoccupa, come detto sopra, è l’uso che si fa dell’evoluzione per escludere il mistero dalla realta’, e dunque eliminare alla radice lo stupore che è l’anima della ricerca.

Giorgio Ambrosio
Fermilab, Applied Scientist, Batavia IL USA

Massimo Bionaz
University of Illinois, Post-doctoral Researcher, Institute for Genomic Biology, Urbana IL USA

Paolo Caimi
Information Technology professional, Chicago, IL

 

John McCarthy
Associate Professor, School of Philosophy, The Catholic University of America, Washington, DC

Massimo Robberto
Space Telescope Science Institute, Full Scientist, Baltimore, MD

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