CLIMA/ Le “carote” italiane che rischiano di scomparire

Il team dell’Università Bicocca, guidato da Valter Maggi, è tra i leader nei carotaggi profondi dei ghiacci antartici. Purtroppo, spiega MICHELE ORIOLI, questa eccellenza italiana rischia di sparire

01.06.2010 - La Redazione
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Una carota del Taldice

Una trentina di poster arricchivano venerdì scorso l’esposizione posta nell’atrio dell’Aula Magna dell’Università di Milano-Bicocca, in occasione della conferenza “L’impegno delle Scienze Ambientali: ricerca, formazione, gestione e innovazione”, organizzata dal dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio dell’Ateneo.

 

Tra questi spiccava quello del neo “Ambasciatore della Biodiversità” Valter Maggi: il titolo gli era stato assegnato qualche giorno prima dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Stefania Prestigiacomo in riconoscimento dell’eccellenza scientifica del Progetto Europeo di perforazione in ghiaccio in Antartide “TALDICE” (TALos Dome Ice CorE), di cui il dipartimento è uno dei responsabili.

La nomination di “Ambasciatore della Biodiversità” è un riconoscimento per importanti ricerche che si sono distinte per impegno e sensibilità in campo ambientale, nell’ambito dell’Anno Internazionale della Biodiversità; tra gli altri, si possono fregiare di questo titolo personaggi come lo scrittore norvegese Jostein Gaarder, autore del best seller Il mondo di Sofia, o il presidente del WWF Yolanda Kakabadse.

Il lavoro al quale Maggi e il suo gruppo stanno lavorando è un progetto di ricerca paleoclimatico che prevede lo studio di una perforazione profonda di ghiaccio in Antartide dove i ghiacci polari, oltre a svolgere un ruolo fondamentale nel sistema climatico del nostro pianeta, costituiscono l’archivio naturale più dettagliato e completo della storia del clima e dell’atmosfera terrestre. Rappresentano pertanto una risorsa di fondamentale importanza per gli studi sui cambiamenticlimatici.

La base di TALDICE è collocata a Talos Dome, un “duomo” che culmina a 2.318 m nella Calotta Est Antartica in prossimità della Terra Vittoria Settentrionale; il carotaggio è stato realizzato con uno speciale sistema elettromeccanico, utilizzando un fluido addensante per bilanciare le sovrapressioni e per prevenire lo scioglimento del ghiaccio e la chiusura del foro. La perforazione è terminata nel 2007 alla profondità di 1620 metri. L’età del ghiaccio raggiunto è di oltre 250 mila anni.

In tutto il mondo, i carotaggi profondi che hanno raggiunto con successo queste profondità e queste età sono solo cinque: oltre a TALDICE troviamo EPICA DC che arriva a 820 mila anni, Dome Fuji a 720 mila anni, Vostok a 440 mila anni ed EPICA DML a “soli” 250 mila anni. I ricercatori dispongono ora di una “carota” con alta risoluzione temporale che contiene una registrazione dettagliata e continua della storia del clima e dell’atmosfera terrestre dall’ultima glaciazione e del periodo interglaciale attuale.

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A TALDICE, che è un progetto europeo a leadership italiana, quale partecipano anche Francia, Germania, Regno Unito e Svizzera. La partecipazione italiana in particolare è rappresentata da ricercatori dell’Enea, delle Università, oltre a Milano-Bicocca, di Bologna, Firenze, Parma, Venezia e Trieste, dall’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del Cnr (IDPA) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Alle attività di perforazione hanno collaborato attivamente tecnici dell’Enea Brasimone e del Laboratoire de Glaciologie et Geophysique de l’Environnement (Grenoble, Francia). Le ricerche italiane sono svolte nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (PNRA), finanziato dal Miur e sono gestite da un Consorzio per l’attuazione del PNRA costituito da Enea, Cnr, INGV e OGS).

 

La rilevanza scientifica delle ricerche italiane in questo campo era stata già consacrata da riconoscimenti di prestigio come il Premio Cartesio 2007, conferito dalla Commissione Europea al progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica), e dal premio E2 – Eccellenze Enea 2008, conseguito per la realizzazione di sistemi di perforazione profonda in ghiaccio e analisi delle carote prelevate in Antartide. Questi risultati sono stati raggiunti grazie a una programmazione scientifica pluriennale e a un flusso continuo di finanziamenti al PNRA dal 1985 al 2005.

 

Purtroppo, a partire dal 2006 la mancata individuazione delle risorse finanziarie a scala pluriennale ha tagliato le gambe a queste attività che hanno rappresentato l’eccellenza nella ricerca e nella collaborazione internazionale. L’Italia sta così perdendo quel ruolo di primo piano che aveva faticosamente raggiunto nella comunità scientifica internazionale.

 

Da qui l’appello di Maggi: è indispensabile che gli organi di governo intervengano con urgenza e determinazione attraverso la riorganizzazione della struttura del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, l’individuazione e la pianificazione di programmi e relativi finanziamenti adeguati al ruolo del nostro Paese e alle nuove sfide della ricerca nelle aree polari, le più sensibili al cambiamento climatico e già soggette a radicali modificazioni ambientali.

 

(Michele Orioli)

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