FRANK FENNER/ Ecco l’uomo che teorizza la fine dell’umanità. E non è il solo…

- La Redazione

Le dichiarazioni catastrofiste di Frank Fenner stanno facendo il giro del mondo. Non è il primo allarme del genere, ma nessuno aveva mai parlato di estinzione dell’uomo

terratermometroR375_22set09

La razza umana si estinguerà nei prossimi cento anni. L’allarme catastrofista che sta facendo il giro del mondo non arriva da uno sprovveduto qualsiasi, ma da uno scienziato molto noto alla comunità internazionale. Si tratta di Frank Fenner, virologo australiano diventato famoso per il contributo dato a debellare il vaiolo (nel 1980 ebbe modo di dichiarare di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unite che la malattia era sconfitta).

 

L’ormai 95enne professore di microbiologia all’Australian National University ha esposto la sua teoria al quotidiano The Australian, spiegando che la catastrofe sarà causata dall’esplosione demografica (l’Onu prevede che nel 2011 gli abitanti della Terra saranno oltre 7 miliardi), dall’elevato livello di consumi, nonché dai cambiamenti climatici conseguenti. Lo stesso destino del genere umano, toccherà anche a moltissime specie animali.

Fenner si dimostra pessimista oltre ogni misura, dato che ritiene che il processo sia irreversibile e che perciò nulla potrà essere fatto per evitare la tragica sorte della razza umana. Oltretutto, la colpa sarebbe da attribuire all’uomo stesso. Entrati nell’era geologica dell’Antropocene (in cui sono le attività dell’uomo a influenzare i cambiamenti climatici), il pianeta ha cominciato a subire un impatto pari a una delle epoche glaciali o alla collisione di un meteorite sulla Terra. La necessità di produrre e consumare a più non posso ha comportato un’eccessiva produzione di diossido di carbonio, che sta facendo aumentare il riscaldamento globale. Inoltre l’aumento della popolazione mondiale non farà altro che rendere il problema ancor più gravoso.

Eppure, segnala ancora Fenner, gli aborigeni australiani hanno mostrato che è possibile vivere per 40-50 mila anni senza questi eccessi del progresso scientifico. Ma il mondo sembra non poterne fare a meno e così “la razza umana rischia di fare la stessa fine di molte altre specie che si sono estinte nel corso degli anni”.

Fenner ha anche detto esplicitamente che la razza umana subirà lo stesso destino degli abitanti dell’Isola di Pasqua. Tale isola dell’Oceano Pacifico era inizialmente un’immensa foresta di alti alberi. Per trasportare i famosi Moai (le sculture antropomorfe poste sulle coste), la popolazione necessitava di legname e iniziò una grandissima opera di disboscamento dell’isola. Col passare degli anni, la popolazione continuava ad aumentare, mentre gli alberi, l’habitat della fauna locale, a diminuire. La civiltà crollò quando iniziò una vera e propria guerra civile per il controllo delle ultime risorse rimaste. Quando l’esploratore Cook raggiunse l’Isola di Pasqua alla fine del ‘700, la trovò spoglia di vegetazione e abitata da pochi uomini diventati ormai cannibali per cercare di sopravvivere.

 

L’allarme di Fenner non è certo da sottovalutare, tenendo conto dei successi e dei riconoscimenti ottenuti nel corso della sua vita. Nato nel 1914, Fenner ha partecipato alla seconda guerra mondiale come medico. Girando il mondo, già nel 1945 si batté contro la malaria in Papua Nuova Guinea e per questo fu nominato Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico. Iniziò poi a New York uno studio su diversi virus (tra cui il vaiolo) e, tornato in Australia, limitò un’epidemia locale che aveva colpito i conigli. Negli anni ‘70 divenne anche presidente della Commissione mondiale per la Certificazione dell’Eradicazione del vaiolo e nel 1980 poté dichiarare debellato il virus: un grande successo per l’Organizzazione mondiale della sanità che gli diede un riconoscimento ufficiale.

 

Nel corso della sua vita si è anche interessato al tema dell’ambiente diventando nel 1973 direttore del Centro di risorse e studi ambientali dell’Australian National University, che nel 2007 divenne parte della Fenner School of Environment and Society. Nel 1979 Fenner si ritirò dall’insegnamento; ciò nonostante nel 2000 ricevette l’Albert Einstein World Award Science.

 

Fenner gode quindi di una certa autorevolezza e le sue dichiarazioni hanno ovviamente interrogato la comunità scientifica che si è divisa sulla sua teoria. La maggioranza riconosce la gravità della situazione, soprattutto per quel che riguarda i cambiamenti climatici, ma non tutti arrivano a una previsione così catastrofista. Per esempio, Stephen Boyden, anch’egli australiano come Fenner e specialista di battereologia, ritiene che la razza umana abbia la possibilità di comprendere esattamente i gravi rischi che corre, a causa dei mutamenti climatici, e che possa perciò modificare le sue abitudini, i suoi stili di vita e mettere in atto quei cambiamenti necessari a evitare il peggio.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO

Simon Ross, vicepresidente dell’Optimal Population Trust (un’associazione che segnala i rischi di un’eccessiva popolazione terrestre), ha approfittato della teoria di Fenner per lanciare l’allarme sul fatto che gli abitanti della Terra saranno più di 9 miliardi entro il 2050: un numero elevatissimo di persone per un pianeta che deve già affrontare la sfida dei cambiamenti climatici e del pericolo estinzione di alcune specie animali e vegetali. Un allarme che ha trovato anche l’appoggio del Principe Carlo, erede al trono della Gran Bretagna.

 

Il catastrofismo di Fenner è però stato anche già superato da Nicholas Boyle, professore all’Università di Cambridge. Nonostante sia famoso per la sua conoscenza della letteratura tedesca, Boyle ha infatti scritto un libro intitolato “2014 – Come sopravvivere alla prossima crisi globale”, nel quale sostiene che a partire da quell’anno il mondo, a causa di una profonda crisi economico-finanziaria peggiore di quella attuale, sprofonderà in una spirale di violenza che potrebbe portare l’umanità verso un secolo pieno di povertà e guerra. Boyle lascia però aperta la porta alla speranza che i governanti del mondo riconoscano la gravità della situazione, creando una sorta di partnership per gestire al meglio l’economia mondiale che possa portare, perché no, addirittura a un nuovo periodo di pace e prosperità.

 

Fenner non è comunque il primo scienziato a lanciare l’allarme estinzione per la razza umana. Nel 2006, un altro stimato accademico, il professor James Lovelock (chimico e fautore della teoria di Gaia, secondo cui la Terra costituisce un vero e proprio superorganismo con leggi e dinamiche proprie), aveva detto che la popolazione mondiale, a causa del riscaldamento globale, sarebbe potuta scendere a soli 500 milioni di abitanti nell’arco di un secolo. Per questo Lovelock, già nel 2004, era sceso in campo in favore dell’energia nucleare, contro i combustibili fossili, considerati tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori