DIBATTITO/ Cellule staminali: prodigi della scienza o innovazioni pericolose?

- La Redazione

Le sperimentazioni con le cellule staminali producono risultati sia prodigiosi che letali. È utile dunque fare un punto sulle ultime scoperte in questo campo

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Luci e ombre delle cellule staminali. Due notizie a distanza di poche ore l’una dall’altra lo confermano. I risultati di una ricerca italiana in grado di ridare la vista a persone cieche utilizzando le staminali adulte hanno ottenuto significativi apprezzamenti da parte della comunità scientifica mondiale. Mentre una donna inglese affetta da una malattia renale è morta dopo l’iniezione di alcune staminali che sono letteralmente “impazzite” sfuggendo al controllo dei medici.

 

Due fatti che confermano come le staminali siano nello stesso tempo il futuro della scienza e qualcosa di potenzialmente distruttivo. Per non parlare della distinzione tra cellule adulte ed embrionali, con le prime che hanno ottenuto dei risultati miracolosi e le seconde che invece finora non hanno prodotto nulla se non sulla carta, oltre a essere sotto accusa per il fatto di distruggere vite umane. Proprio per questo, può essere utile fare il punto sui risultati ottenuti finora con le staminali e su quelli che si auspica possano essere raggiunti in futuro.

Decine di persone che erano state accecate o che avevano subito gravi danni agli occhi, hanno riacquistato la vista con il trapianto di cellule staminali. A essere guarite anche persone che avevano subito lesioni al bulbo oculare per delle fuoriuscite di prodotti chimici caustici. «Si tratta di un clamoroso successo», ha dichiarato a Yahoo News il professor Ivan Schwab, dell’University of California, Davis.

I risultati della ricerca italiana, la più lunga e approfondita nel suo genere, sono stati pubblicati on-line dal New England Journal of Medicine. I ricercatori che hanno messo a punto la nuova terapia appartengono al Centro di Medicina Rigenerativa Stefano Ferrari di Modena. Il sistema consiste nell’estrarre le staminali dalla giunzione sclero-corneale (il limbo) di un occhio sano, facendole poi sviluppare su una pellicola sottile. In un secondo momento queste cellule sono innestate nell’occhio che non vede, in cui formano una nuova cornea rigenerata. Per l’intervento è sufficiente solo un millimetro quadrato di limbo.

In un occhio normale il limbo è come una fabbrica di staminali, che sforna nuove cellule per sostituire quelle della cornea man mano che muoiono. Dal momento che le cellule staminali provengono dai corpi dei pazienti, con la tecnica messa a punto dai ricercatori di Modena le persone sottoposte all’operazione non hanno bisogno di assumere farmaci anti-rigetto.

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Si tratta del più grande risultato ottenuto da un’equipe italiana nel campo della ricerca sulle staminali adulte, che dimostra ancora una volta come non sia necessario ricorrere alle cellule embrionali per realizzare scoperte all’avanguardia. E che, per la sua complessità, mette in ombra un altro clamoroso successo nell’ambito delle staminali, quello ottenuto dai ricercatori della Bristol University che lo scorso aprile hanno estratto cellule di vene espiantate per interventi di bypass aorto-coronarico. Una scoperta grazie alla quale si potranno creare arterie dalle staminali adulte.

 

Per effettuare l’intervento di bypass era stato utilizzato un tratto di safena, una vena della gamba. Dal materiale ricavato Paolo Madeddu, il direttore della squadra, e i suoi colleghi hanno estratto cellule staminali adulte. Normalmente presenti nel nostro corpo, questo tipo di cellule hanno la funzione di fornire nuovi tessuti per sostituire quelli che muoiono o si deteriorano. L’isolamento di staminali adulte dalle vene potrebbe aprire scenari interessanti. Lo studio, pubblicato sulla rivista Circulation, ha evidenziato in particolare come queste cellule siano capaci di stimolare la crescita di nuovi vasi sanguigni.

 

Ancora più sensazionale se, attraverso le staminali adulte, si dovesse riuscire a curare la Sclerosi laterali amiotrofica (Sla), come sta tentando di fare un altro scienziato italiano, Angelo Vescovi, o la sclerosi multipla. Sta andando in quest’ultima direzione il progetto di sperimentazione internazionale, la cui parte europea è coordinata dal professor Paolo Uccelli, del dipartimento di Neuroscienze Oftalmologia e Genetica del’Università di Genova. Ma tra le ricerche che potrebbero costituire il futuro delle staminali adulte ci sono anche quelle per ringiovanire le persone e rendere i denti perfetti.

 

Eppure la ricerca sulle staminali non presenta solo aspetti positivi. Basti pensare a quanto accaduto a una donna inglese, morta in seguito ad alcune iniezioni di cellule staminali in Thailandia per curare una malattia renale, così come riportato dal New Scientist. Secondo l’analisi post mortem riportata sul Journal of the American society of nephrology, si erano formati degli strani noduli sul rene, il fegato e la ghiandola surrenale, quasi sicuramente provocati dalla terapia di staminali.

 

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Si tratta di uno dei molti casi del discusso fenomeno del turismo da staminali, che in Italia riguarda centinaia di persone ogni anno. Ciascuna delle quali effettua lunghi viaggi verso cliniche che lucrano senza guarire, e in alcuni casi addirittura causando gravi danni alla salute. Queste cliniche si trovano in vari Paesi del mondo, dalla Cina alla Thailandia, dalla Repubblica Dominicana a Manila e alle isole Barbados.

 

Dove si curerebbe, questo almeno quello che promettono depliant e siti internet di queste cliniche, praticamente di tutto: dalle calvizie all’Alzheimer, e persino la sclerosi multipla, senza però mai specificare il tipo e la qualità delle staminali utilizzate.

 

(Pietro Vernizzi)

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