ENERGIA/ Il paradosso tutto italiano delle fonti rinnovabili

- La Redazione

L’Enea ha presentato il Rapporto Fonti Rinnovabili 2010 che, spiega MICHELE ORIOLI, vede l’Italia ancora in ritardo, soprattutto nel solare termico

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L’alba della costituzione di una vera e propria filiera industriale delle energie rinnovabili in Italia sembra arrivata. Con la presentazione del Rapporto Fonti Rinnovabili 2010 da parte dell’Enea, ora gli imprenditori hanno a disposizione un’ampia e approfondita analisi del settore delle rinnovabili in Italia, che comprende previsioni di scenario a livello nazionale e internazionale e una panoramica delle tecnologie più promettenti.

 

Nell’ultimo decennio si è assistito a una crescita straordinaria a livello internazionale dell’offerta di energia da rinnovabili che, secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, è arrivata a coprire nel 2007 il 12,4% dell’offerta totale di energia primaria e il 17,9% di elettricità. In particolare l’energia da fonte solare ed eolica, è cresciuta rispettivamente, dal 1990 al 2007, a tassi medi annui del 9,8% e del 25%, di gran lunga superiori al tasso di crescita dell’offerta mondiale di energia primaria (1,9%).

Anche nell’Unione Europea il progresso delle rinnovabili si sta consolidando. Secondo Eurostat, la capacità installata per la produzione elettrica è salita del 54% dal 1997 al 2007 e l’elettricità da rinnovabili è arrivata a coprire nel 2008 una quota pari al 16,4% del totale (EurObserv’ER 2010). È indicativo di questo successo il fatto che, tra il 2008 e il 2009, nella UE la nuova capacità installata in impianti alimentati a fonti rinnovabili abbia costituto il 61% del totale della nuova capacità istallata, contro una quota che nel 1995 era del 14%.

Nel nostro Paese, grazie anche all’elevata remunerazione del sistema incentivante, alcune fonti hanno raggiunto sviluppi molto incoraggianti. Nel settore fotovoltaico la nuova capacità installata nel solo 2009 (574 MWp) è stata largamente superiore a quella cumulata complessivamente fino all’anno precedente (458 MWp), facendo superare la soglia di 1 GWp. Quanto all’eolico, l’Italia risulta il terzo paese in Europa nel 2009, sia per nuova potenza installata (1.113 MW) che per potenza cumulata (4.850 MW).

La corsa alle rinnovabili è cominciata anche per l’Italia, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Sussiste infatti ancora un notevole ritardo in altri settori delle rinnovabili, in particolare nei settori del solare termico e della biomassa, in cui il nostro Paese è ancora ben lontano dallo sfruttare il potenziale disponibile. Un caso eclatante è costituito dal solare termico, in cui l’Italia è posizionata al quattordicesimo posto tra i paesi UE, con una potenza installata di 23,4 kWth ogni 1.000 abitanti rispetto ai 362 kWth dell’Austria.

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Come prospettato negli scenari dell’Enea, il raggiungimento degli obiettivi assunti in ambito comunitario (17% di energia da rinnovabili sul totale dei consumi finali) implica una forte diffusione delle tecnologie esistenti e l’introduzione accelerata di quelle ancora in fase di sviluppo.

Serve quindi una “accelerazione tecnologica”, dove il ricorso all’efficienza energetica e alle rinnovabili consentirà nel lungo periodo (2040) di dimezzare le emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2005 e, già nel medio periodo (2020), quasi un quarto dell’abbattimento totale sarà possibile grazie alle rinnovabili, principalmente biocombustibili e rinnovabili elettriche.

 

L’Italia, seppure in linea con l’Europa nel ricorso alle tecnologie per le rinnovabili, presenta ancora un forte ritardo nell’adeguamento della propria capacità produttiva, che ha generato negli ultimi anni un aumento delle importazioni di quasi il 50% rispetto al 12% dell’UE. Si assiste quindi a una fase di dipendenza energetica per il cui superamento sarà fondamentale sviluppare le capacità e le competenze presenti nel tessuto industriale italiano, orientandole verso investimenti innovativi in grado di recuperare una leadership tecnologica e migliorare il nostro posizionamento strategico in segmenti di mercato emergenti, a diversi livelli di maturità tecnologica.

 

Alle potenzialità connesse alle molte tecnologie promettenti per il nostro paese (dalle rinnovabili termiche, solare e biomasse in primis, al fotovoltaico e ai biocarburanti di nuova generazione, al solare a concentrazione) vanno poi associate le opportunità di investimento nel settore delle infrastrutture di trasporto e distribuzione dell’energia, dal cui sviluppo dipende un’ampia diffusione delle rinnovabili e che necessita di investimenti per lo sviluppo di sistemi per la gestione “intelligente” dei flussi d’energia (Smart Grid).

 

A ulteriore conferma dello scenario di sviluppo indicato nel Rapporto, Enea e Confindustria hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa che promuove un nesso più stretto tra il sistema della ricerca e il sistema industriale, con l’obiettivo di accelerare l’introduzione di innovazione nei settori industriali delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica e delle tecnologie low-carbon, come opportunità per favorire l’internazionalizzazione e la competitività delle imprese italiane in linea con le istanze di sviluppo economico sostenibile del sistema energetico.

 

(Michele Orioli)

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