SMOG/ Sette giorni di inquinamento cambiano il Dna. Invecchiamento precoce

- La Redazione

Scienziati italiani studiano i fenomeni derivanti dall’inquinamento: sette gironi oltre le soglie cambiano il Dna provocando invecchiamento precoce

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Sette giorni di smog con pm10 sopra la soglia cambiano il Dna. Una ricerca su vigili urbani, anziani e operai di una acciaieria mostra che sette gironi soltanto di espiazione all’inquinamento da smog attacca e modifica il Dna umano. Il risultato più evidente è uno stato di invecchiamento precoce. Gli esperti dell’università Statale di Milano: ”E’ come se vivere esposti al traffico faccia invecchiare prima”. Gli esperti dell’università statale di Milano hanno studiato il caso dei vigili urbani milanesi, di alcuni anziani della città americana di Boston e di alcuni operai di una acciaieria. Il risultato non cambia.

Andrea Baccarelli responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all’Harvard School of Public Health di Boston, spiega all’agenzia Adknronos: “In pratica stiamo dimostrando che respirare aria inquinata può mettere a soqquadro il nostro Dna, determinando la riprogrammazione della funzione dei nostri geni, anche soltanto dopo 7 giorni caratterizzati da livelli di inquinamento sopra la soglia”. Qualche girono fa il ministro Prestigiacomo aveva promesso nuove misure anti inquinamento. Una limitazione di camioncini, camion, pullman e bus che dovrebbe riguardare oltre 3.000 Comuni. Lo stop sarà nelle ore diurne dalle 7 alle 23, a meno che i mezzi non si dotino di filtro antiparticolato.

"Gli effetti dell’inquinamento atmosferico non si fermano all’apparato respiratorio, ma coinvolgono molti altri distretti dell’organismo, tra cui il sistema cardiocircolatorio – conclude Baccarelli – tanto che uno studio da me guidato, eseguito in Lombardia in collaborazione con il Centro trombosi del Policlinico e pubblicato su Archives of Internal Medicine nel 2008, aveva dimostrato che con un aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi".

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