SCOPERTA USA/ Una «bomba batteriologica» nel miscelatore della doccia che provoca epidemie di polmonite

- La Redazione

Una scoperta americana svela che forse la doccia non è poi così un sollievo

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«Quasi quasi mi faccio uno shampoo», cantava Giorgio Gaber elogiando il sollievo di una bella doccia. I cui effetti benefici sono ancora più marcati soprattutto nei giorni più caldi dell’estate. E se in media una famiglia italiana consuma 200 metri cubi di acqua l’anno, buona parte è utilizzata nei mesi più caldi. Per evitare gli sprechi, quest’anno il ministero dello Sviluppo economico ha patrocinato il progetto «Doccia light». Utilizzando un dispositivo grande quanto una monetina da venti centesimi di euro, è possibile miscelare l’acqua con particelle d’aria, risparmiando fino al 50% dell’acqua e dell’energia utilizzata per riscaldarla. Ma a prescindere dagli sprechi delle risorse idriche, la doccia può esporci ad agenti patogeni pericolosi.

Una ricerca americana nel 2009 ha evidenziato il rapporto tra questa abitudine e un’epidemia di polmonite, e gli esiti dello studio sono ancora validi. I ricercatori dell’Università del Colorado hanno infatti utilizzato strumenti avanzati e metodi di laboratorio per analizzare 50 miscelatori della doccia presenti in nove città di sette Stati americani, tra cui New York, Chicago e Denver. E hanno concluso che circa il 30 per cento delle apparecchiature conteneva livelli significativi di Mycobacterium avium, un germe patogeno collegato a malattie polmonari che molto spesso infettano persone con un sistema immunitario compromesso.

Ma che, come ha dichiarato il professor Norman Pace dell’Università del Colorado, occasionalmente possono contagiare anche persone sane. Secondo Pace, non è raro trovare agenti patogeni negli acquedotti comunali.

Come riferisce il sito web del’Università del Colorado, i ricercatori hanno scoperto che alcuni dei batteri e degli agenti patogeni correlati formavano uno strato viscido all’interno dei miscelatori della doccia con concentrazioni pari a 100 volte quelle del fondo degli acquedotti comunali. E ha aggiunto Pace sul sito dell’Università del Colorado: «Se ti spruzzi l’acqua direttamente in faccia non appena ti metti sotto la doccia, probabilmente questo significa che riceverai una dose particolarmente elevata di Mycobacterium avium, che potrebbe non essere troppo salutare». La ricerca fa parte di un più ampio sforzo da parte di Pace e colleghi per valutare la microbiologia degli ambienti domestici ed è stata finanziata dalla Alfred P. Sloan Foundation.

 

Le ricerche del National Jewish Hospital di Denver indicano che l’incremento delle infezioni polmonari negli Stati Uniti negli ultimi decenni, a causa delle specie di micobatteri non-tubercolotici, come il Mycobacterium avium, possono essere correlate al fatto che le persone fanno sempre più docce e meno bagni. L’acqua che sgorga dai miscelatori della doccia è in grado di distribuire goccioline piene di agenti patogeni che restano sospese nell’aria e possono facilmente essere inalate nelle parti più profonde dei polmoni. Come rivela Pace, i sintomi della malattia polmonare causata dal Mycobacterium avium includono stanchezza, una tosse secca persistente, respiro affannoso, debolezza e un sentimento di malessere diffuso. E le persone con un sistema immunitario compromesso, come le donne incinta, gli anziani e quanti sono affetti da altre malattie sono più esposti a questi sintomi.

 

«RISULTATI PREOCCUPANTI» – I ricercatori dell’Università del Colorado hanno raccolto i miscelatori delle docce nelle case e negli spogliatoi pubblici. Una tecnica di genetica molecolare sviluppata da Pace negli anni ’90 ha consentito ai ricercatori di raccogliere i campioni direttamente dalle docce, isolare il Dna, amplificarli attraverso la reazione a catena della polimerasi e determinare le sequenze di geni presenti al fine di localizzare particolari caratteri patogeni. «Ci sono stati alcuni precedenti preoccupanti per quanto riguarda agenti patogeni e miscelatori della doccia – ha dichiarato Pace -. Ma prima di realizzare questa ricerca non sapevamo esattamente quanto ci dovessimo preoccupare. Ora invece lo sappiamo». Nella prima fase dello studio, l’equipe del Colorado ha testato i miscelatori di paesi e piccole città, molte delle quali utilizzano acqua di pozzo al posto di quella dell’acquedotto comunale.

 

E in questi casi la quantità di batteri presenti è risultata piuttosto bassa. Poi i ricercatori hanno iniziato a lavorare sui dati relativi a New York, scoprendo elevate concentrazioni di Mycobacterium avium. Non contenti, gli studiosi hanno rotto alcuni miscelatori in tanti piccoli pezzi, rivestendoli di oro e utilizzando una tintura fluorescente per colorarne le superfici. Poi con un microscopio elettronico a scansione ne hanno osservato le superfici nel dettaglio. A Denver per esempio un miscelatore con quantità elevate di Mycobacterum gordonae, un altro agente patogeno, è stato pulito con una soluzione di candeggina. A distanza di mesi, la quantità di batteri si era triplicata, rivelandone così la resistenza al cloro.

 

– Fare a meno della doccia? Spesso non è necessario. Secondo gli esperti spesso bastano alcuni piccoli accorgimenti:

 

– pulire periodicamente la doccia e il «doccino» in tutte le sue parti

– i doccini in metallo sono più igienici di quelli in plastica

– prima di cominciare a lavarsi, lasciare scorrere l’acqua per alcuni minuti. Questo fa diminuire la quantità di batteri: escono con l’acqua che passa per prima dal miscelatore

– non dirigere il getto d’acqua sula testa quando si accende la doccia: è il momento di massima dispersione dei batteri

 

(Pietro Vernizzi)

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