VACCINO AIDS/ Scoperti due anticorpi che neutralizzano il virus dell’Hiv nel 90% dei casi

- La Redazione

Ricercatori Usa hanno scoperto due potenti anticorpi che neutralizzano oltre il 90% di tutti i ceppi conosciuti del virus dell’Aids in laboratorio. I dati di una nuovissima ricerca lo dimostrano

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Ricercatori Usa hanno scoperto due potenti anticorpi che neutralizzano oltre il 90% di tutti i ceppi conosciuti del virus dell’Aids in laboratorio. Lo ha dimostrato una nuova ricerca pubblicata su Science giovedì, che potrebbe preludere al vaccino contro l’Aids. A coordinare lo studio è stato il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), collegato ai National Institutes of Health (Nih).

Gli scienziati del Nih hanno scoperto due anticorpi noti come VRC01 e VRC02, che prevengono la maggior parte delle infezioni alle cellule umane da parte dei ceppi dell’Aids. A dirigere l’equipe dei ricercatori i professori Gary Nabel, Peter Kwong e John Mascola. Come rivela il sito web newsfood.com, la squadra del dottor Nabel ha lavorato con alcuni portatori della malattia, sottoponendoli a diversi test clinici.

Così l’analisi del sangue ha rivelato come i due anticorpi fossero presenti naturalmente nel flusso sanguigno. A riguardo, gli studiosi ritengono che questi siano abbastanza diffusi tra gli infetti, anche se le analisi li hanno rilevati in un solo soggetto. In ogni caso, le potenzialità sono buone: VRC01 e VRC02 eliminano il 90% dei ceppi, mentre VRC03 è efficace contro il 57% di questi. Come spiegano gli esperti Nih, l’efficacia di VRC01 e VRC02 è dovuta a un loro particolare dispositivo molecolare. Inoltre una nuova ricerca diretta dal dottor Tongqing Zhou ha preso in esame le dinamiche di VRC01 quando attacca il virus. L’osservazione ha mostrato come il potere dell’anticorpo è dovuto alla sua capacità di attaccare una struttura di HIV presente in quasi tutti (91%) dei ceppi.

 

Comunque sia, a parte le doverose cautele, le prospettive di ricerca e terapia sono più che buone. Conclude così il dottor Anthony Fauci, direttore dell’Istituto di allergie e malattie infettive del Nih: «Queste scoperte costituiscono importanti passi in avanti per la ricerca e ci aiuteranno ad accelerare i nostri studi per prevenire l’Aids su scala globale. Inoltre la tecnica usata dai ricercatori per identificare questi nuovi anticorpi costituisce una nuova strategia che potrebbe essere applicata per la progettazione di vaccini per molte altre malattie infettive».

 

Il gruppo di virologi ha scoperto inoltre che i due anticorpi erano prodotti in modo naturale, rinvenendoli nel sangue di persone malate di Aids. I ricercatori sono stati in grado di isolarli utilizzando un nuovo dispositivo molecolare da essi sviluppato. Il dispositivo è una proteina dell’Aids che gli scienziati hanno modificato consentendole di produrre reazioni chimiche solo con anticorpi propri del punto in cui i virus attaccano le proprie infezioni alle cellule.

 

Come ha spiegato Nabel, «abbiamo utilizzato le nostre conoscenze della struttura di un virus – in questo caso, della superficie esterna dell’Aids – per raffinare gli strumenti molecolari che indicano con esattezza il punto vulnerabile agli attacchi del virus e guidarci a scoprire gli anticorpi che attaccano in questo punto, bloccando l’infezione delle cellule da parte del virus». E Mascola ha aggiunto che «gli anticorpi attaccano una parte di virus praticamente immutabile, e questo spiega perché possono neutralizzare un range così straordinario di ceppi dell’Aids».

 

 

L’UTILIZZO DELLE STAMINALI – Non si tratta però dell’unica scoperta innovativa per quanto riguarda le cure dell’Aids. Come rivela il sito web notiziarioitaliano.it, un team di ricercatori americani dell’Università della California del Sud, diretto dalla professoressa Paula Cannon, ha scoperto che con una semplice modifica a un gene attraverso un taglio molecolare, le cellule staminali del sangue possono diventare «un esercito imbattibile». Il virus dell’Hiv, che provoca l’AIDS, attacca alcune cellule del sistema immunitario legandosi alle loro proteine, soprattutto alla molecola CCR5.

 

Così gli scienziati hanno eliminato quest’ultima per rendere la cellula più «forte» contro il virus. Tramite una tecnica detta «dita di zinco» (attraverso la quale gli scienziati sarebbero in grado di cogliere esattamente il punto in cui il gene deve essere tagliato), hanno modificato alcune delle cellule staminali per poi iniettarle in alcuni topi di laboratorio infetti da Hiv. I topi erano divisi in due gruppi, il primo ha ricevuto le cellule modificate, l’altro no. Dopo 3 mesi l’ipotesi è stata confermata: rispetto al secondo, il sistema immunitario del primo gruppo è riuscito a sconfiggere l’infezione, impedendo al virus di riprodursi.

 

(Pietro Vernizzi)

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