CLIMA/ Dal Canada all’Australia, tutti i segreti di un anno da caldo record

- La Redazione

È stata pubblicata l’indagine State of the Climate 2010. MICHELE ORIOLI ce ne presenta i risultati, a partire dal fatto che lo scorso anno è stato uno dei due più caldi mai registrati

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Di fronte al forte caldo, in città le fontane diventano oasi di refrigerio (Foto Imagoeconomica)

Per evitare di iniziare a lamentarci del clima di questa estate appena iniziata, può essere interessante andare a esaminare i dati climatici dello scorso anno. Ce ne offre l’opportunità la pubblicazione, fresca di stampa, dello State of the Climate 2010: una documentata e dettagliata indagine a livello planetario realizzata dal Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), in coordinamento con la Meteorological Society americana. Si scoprirà così che il 2010 è stato uno dei due anni più caldi mai registrati.

Il rapportoè ormai un appuntamento annuale, pubblicato come supplemento speciale del Bollettino della Meteorological Society: è frutto del lavoro di368 scienziati provenienti da 45 paesi e fornisce un puntuale aggiornamento relativo agli indicatori del clima globale, ai più importanti eventi climatici e a ogni altra informazione rilevante sul clima in base ai dati provenienti da ogni continente.

La relazione di quest’anno prende in esame 41 indicatori climatici – quattro in più rispetto allo scorso anno – tra cui la temperatura dell’atmosfera inferiore e superiore, le precipitazioni, i gas serra, l’umidità, la copertura nuvolosa, la temperatura e salinità dell’oceano, i ghiacci marini, i ghiacciai e il manto nevoso. Ogni indicatore include migliaia di misurazioni da più insiemi di dati indipendenti che permettono agli scienziati di individuare le tendenze generali.

Mentre alcuni noti fenomeni climatici ciclici hanno avuto una notevole influenza sul tempo e sul clima nel corso dell’anno, l’analisi completa degli indicatori mostra il procedere del trend a lungo termine evidenziato negli ultimi 50 anni e in linea con il modello del cambiamento climatico globale. Esaminiamo quindi alcuni degli indicatori climatici più significativi.

La temperatura, come si è detto, è stata tra le due più elevate da quando si è iniziato a tenerne la registrazione sistematica nel tardo XIX secolo. Lo documentano i tre più importanti set di dati indipendenti. In particolare, le temperature medie annuali nell’Artico hanno continuato ad aumentare a circa il doppio del tasso di latitudini più basse.

Il ghiaccio marino artico si è ridotto a una delle più piccole aree mai misurate e la calotta glaciale della Groenlandia si è sciolta al più alto tasso almeno dal 1958. L’area di ghiaccio fuso della Groenlandia è stata circa l’8% in più rispetto alle precedenti misure del 2007. Quanto ai ghiacciai alpini, si sono ridotti per il ventesimo anno consecutivo. Nel frattempo, l’estensione media del ghiaccio marino in Antartide è aumentata a un massimo di tutti i tempi.

Passando alla temperatura superficiale del mare, anche con un andamento moderato-forte de La Niña nella seconda metà dell’anno – associato ad acque equatoriali più fredde nel Pacifico tropicale – per il 2010 la temperatura media globale della superficie del mare è stata la terza più calda registrata. Contemporaneamente, il livello del mare ha continuato a crescere.

Interessante anche il dato della salinità oceanica: gli oceani sono stati più salati rispetto alla media nelle aree ad alta evaporazione e sono stati più freschi della media nelle aree di precipitazioni elevate, suggerendo che il ciclo dell’acqua si sta intensificando. Infine, i gas serra, le cui concentrazioni hanno continuato a salire. L’anidride carbonica è aumentato di 2,60 ppm (parti per milione), che è più dell’incremento medio annuo registrati dal 1980 al 2010.

Come considerazioni più generali, si può dire che il 2010 è stato caratterizzato da oscillazioni climatiche importanti come quella meridionale di El Niño, l’oscillazione artica e il Southern Annular Mode (Sam): sono alcuni dei più tipici modelli di variabilità climatica su larga scala, che hanno inciso sui climi regionali e hanno contribuito a molti degli eventi meteorologici significativi dell’anno.

Un modello climatico con El Niño molto caldo all’inizio del 2010 ha visto la transizione verso una fresca La Niña in luglio, contribuendo ad alcune situazioni meteorologiche inusuali in tutto il mondo, con impatti diversi nelle varie regioni. L’attività dei cicloni tropicali è stata inferiore alla norma in quasi tutti i bacini, specialmente in gran parte dell’Oceano Pacifico. Il bacino atlantico è stata l’eccezione, con alta attività nell’Atlantico settentrionale, quasi da record. Le forti piogge hanno portato a una primavera umida da record in Australia, ponendo fine a un decennio di siccità.

L’oscillazione artica, nella sua fase negativa per la maggior parte del 2010, ha colpito gran parte dell’emisfero settentrionale portando gelida aria artica a scendere verso sud e aria calda a spingersi a nord. Il Canada ha avuto il suo anno più caldo mai registrato, mentre la Gran Bretagna ha avuto il suo inverno più freddo all’inizio dell’anno e il più freddo dicembre a fine anno. L’oscillazione artica ha raggiunto il suo valore più negativo in febbraio; lo stesso mese diverse città lungo la costa orientale degli Usa hanno avuto i loro maggiori innevamenti.

Quanto al Sam, un modello atmosferico legati alla forza e la persistenza di tempeste circolanti nell’emisfero Sud e attorno all’Antartide ha portato a un massimo di tutti i tempi del volume medio di ghiaccio marino nel freddo e deserto continente sudpolare.

 

(Michele Orioli)

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