EXTRATERRESTRI/ Da Lucrezio a “Contact”: tutti i cacciatori di Et a bocca asciutta

- Mario Gargantini

Partire dalla Terra per indagare se c’è vita intelligente al di fuori del nostro Pianeta è l’approccio seguito da un saggio di Elio Sindoni. Ce ne parla MARIO GARGANTINI

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Et, l'alieno protagonista di un film

Partire dalla Terra per indagare se c’è vita intelligente al di fuori del nostro Pianeta. È un approccio non scontato e ricco di sorprese, come quelle contenute nel saggio di Elio Sindoni “Siamo soli nell’Universo?” in uscita dalla Editrice San Raffaele.

C’è molto da scoprire e da capire sulla singolarità del Pianeta che ci ospita: un luogo con caratteri eccezionali e decisamente amichevole per accogliere il fenomeno vita. Un luogo unico nell’universo? «Non possiamo di certo affermarlo – risponde Sindoni – però che sia raro siamo abbastanza certi». E lo documenta. Ripercorrendo le principali fasi dell’evoluzione cosmica e i fenomeni che hanno portato l’universo a produrre gli elementi chimici che sono alla base dei viventi.

I calcoli attestano che il tempo di produzione del prototipo di vivente corrispondono alla data alla quale si stima sia comparsa la vita sulla Terra: è una corrispondenza spettacolare, che ci permette di affermare che «ci troviamo nella finestra temporale giusta e nella zona giusta della galassia in cui vi sono le condizioni necessarie per la formazione della vita».

Naturalmente, condizioni necessarie non vuol dire anche sufficienti. Così come non sono sufficienti, per sostenere la nostra unicità cosmica, tutte le sorprendenti coincidenze già scoperte nel secolo scorso da celebri fisici come Paul M. Dirac e Fred Hoyle e che hanno portato quest’ultimo, nonostante la sua professione di miscredenza, ad affermare nel 1959: «Credo che nessuno scienziato che esaminasse queste evidenze potrebbe evitare di concludere che le leggi della fisica nucleare siano state deliberatamente progettate per le conseguenze che producono all’interno delle stelle. Se è così, allora il mio apparente vagare è diventato parte di uno schema tessuto nella profondità. Altrimenti saremmo di nuovo di fronte a una mostruosa sequenza accidentale».

L’ipotesi della casualità è ancor più difficile da accettare quando si considera la comparsa sulla Terra della vita intelligente. Qui non basta proprio mettere in fila una serie di fattori puramente materiali e biologici e anche la paleontologia può solo aiutarci a rintracciare segni della comparsa dei nostri antenati una volta che questa si è verificata, ma nulla riesce a dirci sul come questo sia accaduto e tanto meno sul perché.

A questo punto, con lo sguardo ben puntato sulla Terra, possiamo iniziare a parlare di extraterrestri, con quell’atteggiamento aperto e libero, come quello dell’autore, di chi non ha paura di affrontare qualunque problema purché l’affronto avvenga sulla base di un’attenta ricognizione fattuale e di una severa analisi dei dati sperimentali.

La caccia a Et è iniziata ufficialmente nel 1959 con il celebre articolo dei fisici Giuseppe Cocconi e Philip Morrison che proponevano di cercare i segnali di eventuali civiltà extraterrestri che volessero comunicare con noi, selezionando onde elettromagnetiche da 1,42GHz. Su quello spunto è partito un anno dopo il programma Seti (Search for extraterrestrial intelligence) che prosegue tuttora, anche se ha attraversato alterne vicende e ha visto periodi di chiusura e di sconforto.

In realtà, la caccia a Et ha radici più antiche e non solo scientifiche ed è apprezzabile l’idea di Sindoni di offrirci un’ampia e suggestiva panoramica di come esseri di origine extraterrestre siano presenti nei grandi cicli mitologici del passato e di come l’interrogativo sulla nostra unicità di esseri pensanti nel cosmo abbia attraversato le grandi civiltà greca, latina e medievale. Per poi essere assunto da celebri scienziati, da Galileo a Huygens a Newton, fino a Schiaparelli con le osservazioni dei canali di Marte. Ma anche grandi filosofi si sono cimentati nelle risposte: basti ricordare la cosmologia di Kant.

Una domanda come quella che titola questo libro, necessariamente richiede una pluralità di approcci, quindi anche i riferimenti letterari, fino alla fantascienza (scritta e filmata) non sono solo un abbellimento del testo, ma concorrono a porre il problema in una prospettiva più ampia e più completa.

Quanto alle risposte, alle quali l’autore non si sottrae, possono essere solo di due tipi: se si intende rispondere con un’opinione, allora ognuno dirà la sua; ed è questo il modo col quale normalmente si affronta la questione nei media: peccato che spesso si scambino le opinioni (più o meno argomentate e motivate) con delle “conclusioni scientifiche”.

Se invece si vuole stabilire la reale “esistenza” di qualcosa o di qualcuno, allora non resta che la strada dell’accertamento: un’esistenza si “accerta” non si “opina” e una volta accertata non può essere messa in dubbio. Finora nessuno ha accertato che Et esiste.

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