DOPING SCHWAZER/ L’esperto: ecco cos’è l’Epo e cosa si rischia a usarlo

- int. Paolo Pedrazzoli

Il caso Schwazer ha riportato alla ribaltata l’Epo come sostanza dopante. PAOLO PEDRAZZOLI, ematologo ed oncologo al San Matteo di Pavia, ci spiega benefici e danni di questo farmaco

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Un laboratorio per la produzione di eritropoietina sintetica (CC)

Epo. Prima i ciclisti, ora Schwazer. E quelle tre lettere diventano sinonimo di male. Ma quell’acronimo che fila via in un soffio creando illusioni di gloria, alimenta anche speranze di vita. Perché non è una droga, ma un farmaco. Un farmaco che ridà fiato ad organismi esausti. Paolo Pedrazzoli, direttore della struttura di Oncologia del dipartimento di Oncoematologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, ci aiuta a capire quali sono i benefici e quali i rischi del suo utilizzo.

Professore, l’Epo è una droga?

No, l’eritropoietina è un ormone naturale che stimola la produzione dei globuli rossi. Se somministrata a pazienti malati – dializzati o affetti da tumore, ad esempio – ha un effetto positivo  perché corregge l’anemia.

E se invece viene assunta da persone in ottima forma fisica, come ad esempio gli atleti?

In un fisico sano, la somministrazione dell’ormone determina un aumento del numero di globuli rossi, favorendo una maggiore ossigenazione e, di conseguenza, fornendo più forza. Ma questo non è un bene.

Che male c’è se divento un po’ più forte?

Non è il tipo di forza che si acquista facendo allenamento. La richiesta di un maggior sforzo fisico deve essere compensata naturalmente, non con un’accresciuta ossigenazione indotta artificialmente. In questo caso, si finisce per spingersi oltre i limiti imposti dal proprio fisico. Apparentemente non si fa fatica, ma gli organi interessati si stressano, non reggono.

Quindi uno cerca di andare più forte o di sostenere una fatica più a lungo ed invece crolla in corso d’opera?

Sì, potrebbe succedere di subire dei danni durante lo sforzo, ma gli effetti negativi sono anche a lungo termine. Vede, se aumenta il numero dei globuli rossi, il sangue diventa più denso, più vischioso. E quando questo accade, è più facile che si formino dei trombi, ossia dei coaguli di sangue che finiscono per ostruire i vasi sanguigni, provocando danni anche letali. Con il consumo dell’Epo, aumenta considerevolmente il rischio di trombosi anche successivamente all’evento sportivo.

Scusi, ma non basta sospenderne l’uso? Quanto tempo ci vuole per considerarsi “fuori pericolo”?

Da quando si smette di somministrarsi l’Epo, occorre anche diverse settimane perché i livelli di globuli rossi tornino normali. Dipende dal tipo di ormone sintetizzato, perché ci sono alcuni ad effetto più immediato, ed altri a rilascio più prolungato. Comunque, il ritorno alla normalità non è mai immediato. 

L’utilizzo dell’Epo a scopo dopante è un problema che riguarda solo gli atleti ad altissimo livello come Schwazer o investe anche il mondo sportivo amatoriale?

Penso che casi come quello del marciatore siano solo la punta dell’iceberg e che il problema sia più grave per il mondo amatoriale. Paradossalmente, i grandi atleti rischiano di meno, perché sono più controllati dal punto di vista medico, i possibili danni vengono individuati subito. L’atleta amatoriale invece ha meno controlli medici, fa più da sé, arriva anche a non considerare gli effetti collaterali, quindi corre un rischio aggiuntivo.

Ma è così facile procurarsi l’Epo e somministrarselo? Non è che un atleta possa essere dopato a sua insaputa?

Non si tratta di una pastiglietta o di qualche goccia, l’eritropoietina viene somministrata per via endovenosa o sottocutanea, per cui difficilmente si può parlare di “errore”. E poi non è che uno va in farmacia, chiede l’Epo e glielo danno… La distribuzione del farmaco è estremamente controllata e la sua prescrizione può essere fatta solo da pochi medici specialisti, come gli oncologi, i nefrologi, gli ematologi. Anzi, in alcune regioni può essere solo una prescrizione ospedaliera.

Come può essere quindi utilizzata “off label” così di frequente? C’è un mercato illegale?

Evidentemente ci sono professionisti compiacenti, ma questo esula dalla mia competenza.

(Daniela Romanello)

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