DIBATTITI/ Chi ha estratto il PIN dell’universo?

- Umberto Fasol

Il mondo delle scienze si regge sulla formulazione di costanti spesso stabilite in modo convenzionale. UMBERTO FASOL invita a riflettere sulla loro origine e sul significato ultimo

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Ci sono delle cose, nella vita, che si possono scegliere, altre no.

La costante gravitazionale G (0,0000000000667), la costante alfa o di struttura fine o di Sommerfeld (1/137), la velocità della luce nel vuoto (c = 299.792.458 m/s), la costante di Planck (662 preceduto da 33 zeri, dopo la virgola) sono valori molto precisi, che non si possono scegliere. O meglio, sono già stati scelti una volta per tutte. E non sono più modificabili. Sono “i numeri dell’Universo”, per dirla come John Barrow, o costanti universali. Tutto quello che vediamo e che costituisce l’Universo, esiste nella forma che ha, proprio grazie alla combinazione di questi quattro numeri, ciascuno preso fino alla sua ultima cifra decimale. Da questi numeri deriva la materia che esperimentiamo.

È il codice PIN dell’Universo. Il film iniziato con il “big bang” 13,7 miliardi di anni fa, è partito proprio perché “è stato digitata” questa unica e determinata sequenza di numeri. Ci sono stati tentativi falliti? Nessuno può dirlo. Certo, con questi numeri è partito il più grande spettacolo del Mondo e sappiamo anche che con altri non sarebbe mai partito. O questi oppure… niente. Perché “sono stati scelti” questi numeri? Non lo sappiamo. Non esiste alcun algoritmo, né una teoria scientifica in grado di rendere ragione del loro valore.

Lo stessa domanda si può rivolgere alla fisica, all’astronomia, alla chimica e alla biologia: “perché esistono le leggi scientifiche”? Perché esiste la forza di gravità, data dal prodotto delle masse, diviso il quadrato della loro distanza e moltiplicato per una costante piccolissima? O ancora perché esiste la forza elettrica?

In ambito biologico: perché esiste il codice genetico? Sappiamo infatti che non esiste alcun motivo per cui alla tripletta UUU debba corrispondere l’amminoacido fenilalanina: è una pura convenzione, come accade in ogni codice che si rispetti (Edoardo Boncinelli). Perché esiste la meiosi, ovvero il processo di due divisioni cellulari che porta alla formazione esclusiva di cellule riproduttive nelle gonadi, dotate di corredo cromosomico dimezzato?

Anche qui, non esiste alcun motivo materiale per cui i cromosomi degli spermatogoni debbano appaiarsi per poi separarsi in modo rigoroso, in funzione di una fecondazione di cui non hanno mai avuto esperienza né conoscenza.

Cosa sanno gli spermatozoi dell’esistenza degli ovuli da fecondare?

Insomma, possiamo scegliere se tenere un cane oppure un gatto, possiamo scegliere dove abitare o quali vestiti indossare ma… non possiamo scegliere se vivere un giorno di più o di meno, o il metabolismo delle nostre cellule o l’aria che respiriamo, o ancora il cielo che vorremmo sopra di noi. Soprattutto, non possiamo scegliere un mondo diverso da questo. Il tessuto dell’essere ci precede e ci segue: noi fluttuiamo in esso.

Ora arrivo al punto della questione che per me appare più interessante e particolarmente intrigante. Ci si chiede: “queste costanti e queste leggi che danno sussistenza al mondo e lo fanno esistere rimandano ad un Creatore che le ha scelte tra infinite possibilità oppure la scienza arriverà un domani alla loro comprensione”?

La risposta per conto mio non può che essere una: se le possibilità sono infinite e tra loro nessuna risulta privilegiata, significa che è avvenuta una vera e propria “estrazione” di numeri. Nulla potrà mai giustificare una scelta se non un criterio di razionalità che, come diceva Wittgenstein, dev’essere esterno al sistema (“il senso del mondo dev’essere fuori di esso”).

Perfino la lavatrice e il forno a microonde hanno il programma “intelligente” tra le loro possibilità; l’Universo e la vita no? L’informazione potrà mai essere spiegata da qualcosa che non sia a sua volta informazione?

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