AMBIENTE/ L’alleanza flessibile tra bioenergie e sequestro del carbonio

- Michele Orioli

Le novità in uno studio degli scienziati del Pik, l’istituto di Potsdam per la ricerca sui cambiamenti climatici. Di Michele Orioli  

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Foto: InfoPhoto

Intensificare l’utilizzo delle biomasse per la produzione di energia e incentivare la pratica del sequestro e stoccaggio del carbonio, nota come CCS (Carbon Capture and Storage): è la ricetta degli scienziati del PIK, l’Istituto di Potsdam per la ricerca sugli impatti climatici, condensata in un articolo (Is atmospheric carbon dioxide removal a game changer for climate change mitigation?) recentemente presentato sulla rivista specializzata Climatic Change.

«La rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera – sostiene Elmar Kriegler, primo firmatario dello studio – permette di separare il controllo delle emissioni dal periodo e dal luogo delle emissioni effettive. Questa flessibilità può essere importante per la protezione del clima. In tal modo non sarà più necessario prevenire le emissioni in ogni fabbrica o da ogni camion, ma potrebbero essere, ad esempio, distese di erba a prelevare CO2 dall’aria per alimentarsi ed essere poi trattate in impianti di produzione di bioenergia nei quali la CO2 viene immagazzinata sottoterra».

In termini economici è proprio questa flessibilità che permetterebbe di abbassare i costi, compensando le emissioni che sono più costose da eliminare. Kriegler e colleghi sono convinti, dati alla mano, che una graduale eliminazione delle emissioni globali entro la fine del secolo – che sarebbe necessaria per contenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi auspicati dalla comunità internazionale – non richieda di eliminare per forza ogni fonte di emissioni: «Le decisioni se e come proteggere le generazioni future dai rischi del cambiamento climatico devono essere prese oggi, ma il carico per raggiungere tali obiettivi aumenterà nel corso del tempo. I costi per le generazioni future possono essere notevolmente ridotti se le tecnologie di rimozione di anidride carbonica diventeranno disponibili nel lungo periodo».

Si tratta quindi di bilanciare l’onere finanziario tra le generazioni. Lo studio pubblicato su Climatic Change è il primo a quantificare i termini di tale bilancio. Se si renderà disponibile la produzione di bioenergia abbinata al CCS, i costi di mitigazione aggregati per il XXI secolo potrebbero essere dimezzati. Viceversa, in assenza di una simile strategia di rimozione di anidride carbonica, i costi per le generazioni future aumenteranno in modo significativo, fino a quadruplicare nel periodo 2070-2090; il calcolo è stato effettuato utilizzando una sofisticata simulazione al computer del sistema economico, dei mercati dell’energia e del clima globale, a partire da una certa gamma di scenari.

Le soluzioni per la rimozione di anidride carbonica dall’atmosfera comprendono approcci connessi alle azioni di rimboschimento e approcci chimici, quali la cattura diretta della CO2 dall’atmosfera o l’attivazione di reazioni della stessa con dei minerali per formare carbonati.

Ma gli stessi scienziati sottolineano che l’uso di biomassa per la produzione di energia in combinazione con la cattura e stoccaggio del carbonio è meno costoso delle opzioni chimiche, purché ci sia una sufficiente biomassa come materia prima.

Gli studiosi tuttavia non nascondono gli aspetti problematici della visione appena prospettata. Se ne è fatto portavoce Ottmar Edenhofer, capo-economista del PIK: «Certo, ci sono serie preoccupazioni circa la sostenibilità dell’impiego su larga scala delle biomasse come fonte energetica. Lo sfruttamento della bioenergia può entrare in conflitto con l’uso del suolo per la produzione alimentare o con le azioni di protezione degli ecosistemi. Noi comunque abbiamo considerato la bioenergia abbinata alla CCS solo come esempio del ruolo che la rimozione di anidride carbonica potrebbe svolgere nella mitigazione dei cambiamenti climatici». Per tenere conto delle varie problematiche di sostenibilità, lo studio limita la produzione di bioenergia a un livello medio, che può essere realizzato per lo più su terreni agricoli abbandonati.

Tuttavia, la crescita della popolazione mondiale e il cambiamento delle abitudini alimentari sono associabili a un aumento della domanda di terreni coltivabili; o d’alto canto, i miglioramenti della produttività agricola comportano una ridotta domanda di terreni: tutto ciò evidenzia le ancora troppe incognite presenti. Inoltre, la tecnologia CCS non è ancora disponibile per un utilizzo su scala industriale e, proprio per i problemi ambientali, è una scelta controversa in molti Paesi, a partire dalla stessa Germania. In questo studio comunque si presume che tecnologie adeguate diventeranno disponibili in un prossimo futuro.

La rimozione di CO2 dall’atmosfera potrebbe consentire all’umanità di tenere aperta una finestra di opportunità almeno per obiettivi a bassa stabilizzazione nonostante un probabile ritardo nella cooperazione internazionale. Questo però solo a determinate condizioni. Sempre secondo Edenhofer «i rischi dello scaling up nell’utilizzo della bioenergia deve essere meglio compreso e le preoccupazioni circa la sicurezza per la CCS devono essere esaminate a fondo. In ogni caso le tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica non sono da considerarsi come fantascienza e meritano di essere ulteriormente esplorate».

I tecnici del PIK mettono anche in guardia dal considerare la CCS come pretesto per trascurare una pronta azione di riduzione delle emissioni. Resta pur sempre vero che un grande sforzo per ridurre le emissioni di gas serra a livello globale è di gran lunga il principale contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

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