UOMO CLONATO/ Sirchia: non è più scienza, ma il peggiore dei mondi possibili

Per GIROLAMO SIRCHIA, siamo arrivati ad estremi che esigerebbero prese di posizione da parte degli organismi internazionali i quali dovrebbero vietare il fatto di valicare determinati limiti

16.05.2013 - int. Girolamo Sirchia
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Studio

La clonazione umana è stata utilizzata per produrre nuovi embrioni dei quali servirsi per la ricerca medica. Gli embrioni clonati servono come fonte di cellule staminali, con lo scopo di realizzare nuovi muscoli cardiaci, ossa, tessuti cerebrali e qualsiasi altro tipo di cellula corporea. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Cell”, ha fatto ricorso a metodi simili a quelli dei ricercatori inglesi che hanno clonato la pecora Dolly. Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Girolamo Sirchia, ex ministro della Sanità e specialista di medicina interna.

Professor Sirchia, che cosa ne pensa della ricerca pubblicata sulla rivista “Cell”?

La ritengo un’iniziativa molto discutibile e gravissima sotto tutti i profili. Produrre esseri umani, sia pure embrionali, per fini di ricerca mi sembra voglia dire che abbiamo veramente superato ogni limite. Ciò è stato temuto fin dall’inizio, quando queste tecniche sono diventate disponibili, e la storia recente della medicina dimostra che tutto quello che può essere realizzato tecnicamente viene realizzato. Ciò non toglie però che siamo arrivati ad estremi che esigerebbero prese di posizione fortissime da parte degli organismi internazionali, i quali dovrebbero vietare il fatto di valicare determinati limiti, perché di questo passo può accadere qualsiasi cosa.

Fino a che punto le sue convinzioni sono diffuse tra i ricercatori mondiali?

La mia è una posizione condivisa da molti esponenti del mondo scientifico, con l’eccezione di qualche “avventurista” che come sempre fa da pioniere a scapito dei valori umani, se non per interesse almeno per spirito di protagonismo. Ciò comunque non giustifica il sovvertimento dei valori umani e non solo.

Secondo lei si tratta di un fatto più grave rispetto all’utilizzo di embrioni già esistenti?

Naturalmente sì, perché se un embrione viene prodotto con finalità di ricerca, considerando che quello è un essere umano in potenza, si supera un limite che non era mai stato varcato in precedenza. Già il fatto di usare gli embrioni a scopo di ricerca è una scelta molto discutibile, ma se addirittura li creiamo con questo scopo, e poi inesorabilmente per farne dei prodotti commerciali, anche se farmaceutici, questo diventa un superare ogni limite. Mi preoccuperei se la cosa venisse accettata dalla comunità internazionale, perché ciò vorrebbe dire che l’umanità ha di fronte a sé un destino molto negativo.

Dal punto di vista scientifico, qual è invece il valore della ricerca pubblicata su Cell?

Dal punto di vista scientifico, occorre distinguere tra l’utilizzo della clonazione per la produzione di animali sul modello della pecora Dolly, e il fatto di creare embrioni con altre tecniche. Il concetto però alla fine è sempre lo stesso: si prendono prodotti che sono potenzialmente capaci di diventare persone, per utilizzarle a scopi sia pur nobilissimi di ricerca. Ciò significa che il valore di una persona è quasi ridotto a zero.

 

Rispetto alle cellule staminali non embrionali, che cosa offrono in più gli embrioni clonati?

Ci sono delle differenze, che pure nel tempo si sono notevolmente ridotte. Le Ips, o cellule staminali totipotenti, assomigliano a quelle embrionali perché sono differenziate e indirizzate in laboratorio, ma non sono comunque identiche. Quindi certamente sono due sorgenti diverse, e potrebbero essere in teoria interessanti. Se per avere quel prodotto devi però arrivare a violare la persona umana, a questo punto c’è un limite a tutto. La scienza non può permettersi di andare oltre certi limiti etici.

 

Come spiegarlo a chi non crede che l’embrione sia un essere umano?

Anche questi scienziati devono quantomeno ammettere che se pure l’embrione non è ancora un essere umano, è destinato a diventarlo. La stessa pecora Dolly era inizialmente un embrione che poi è diventato una pecora adulta. Si tratta quindi comunque di qualcosa che non è più soltanto un materiale genetico, ma un materiale già avviato sul percorso della differenziazione verso l’essere umano, e quindi anche se non è una persona né un essere umano compiuto, si tratta comunque del germe da cui questo si sviluppa. Se si lascia che un embrione cresca indisturbato arriva comunque a diventare un uomo: rispetto a una pecora mi sembra che ci sia una differenza fondamentale.

 

(Pietro Vernizzi)

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