PROGETTI/ Ta Pum, quando la scienza sale in alto (nel ricordo della Grande Guerra)

Monitoraggio atmosferico, misura delle polveri sottili: le connessioni tra la montagna e la scienza. Il progetto Ta Pum spiegato in questa intervista da PAOLO BONASONI

18.12.2014 - int. Paolo Bonasoni
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foto:Infophoto

Montagna e scienza. Non è la prima volta che si stabilisce questo link, ma ogni volta c’è qualcosa di nuovo che emerge e qualche nuova “pista” che si apre. In questo caso è la pista del monitoraggio atmosferico e della misura delle polveri sottili: un tema ancor più di attualità nel momento in cui a livello mondiale si tentano accordi sul modo di contrastare i cambiamenti climatici. L’iniziativa in questione aggiunge a tutti questi elementi un tocco di sapore storico: infatti, nell’ambito del progetto Ta Pum, l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) ha fornito agli alpinisti che hanno percorso per la prima volta in integrale continuativa tutto il fronte della Prima Guerra Mondiale “Dallo Stelvio al mare”, come recitano gli atti ufficiali, un prototipo di centralina per il monitoraggio delle polveri sottili, incluso il black carbon (BC), fornendo inoltre previsioni sulla concentrazione del particolato atmosferico. 

«Quando il Cnr ha indicato al nostro istituto questa possibilità – ha detto a ilsussidiario.net Paolo Bonasoni dell’Isac-Cnr – abbiamo riconosciuto in essa degli aspetti molto interessanti rispetto all’attività che già svolgiamo sulle montagne: come gli studi che compiamo presso l’Osservatorio Climatico Cnr “Vittori” a Monte Cimone, nell’Appennino Settentrionale a 2165 di quota; o quelli in Himalaya, nell’ambito del progetto SHARE». 

L’interesse dei ricercatori dell’Isac era di tipo scientifico ma, in questo caso, ancor più di tipo tecnologico: «era un’occasione per testare questa centralina in condizioni disagiate o comunque non ottimali di funzionamento. L’attività che ne è seguita ci ha permesso infatti di mettere a punto le sue prestazioni in presenza di bruschi cambiamenti ambientali, di testare nuove batterie e così via. Il sistema ha funzionato per circa il 70% dei giorni; un valore che riteniamo soddisfacente, considerando le non facili condizioni ambientali lungo il percorso e il fatto che a governare l’apparecchiatura non era un ricercatore o un tecnico specializzato ma un alpinista».

Quanto alle caratteristiche della centralina, si può dire che« aveva i tipici strumenti utilizzati normalmente, modificati però per tener conto delle condizioni precarie e per riuscire a mantenere il carico energetico che avevamo a disposizione. La parte innovativa era quindi in questi adattamenti; che ci interessava provare anche in vista della missione in Himalaya, che abbina misure indoor nelle abitazioni della valle del Khumbu, per misurare BC e particolato atmosferico emessi dai fuochi accesi per cucinare o riscaldarsi, allo stato di salute delle popolazioni locali che passano molte ore all’interno, soprattutto nella stagione invernale». 

E proprio i risultati di queste attività sono stati illustrati nei giorni scorsi da Sandro Fuzzi del CNR-ISAC alla Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici a Lima; lo studio presentato “SCLP emissions impact on mountain regions of the Himalayas” vede la collaborazione tra Cnr-Isac, Istituto di fisiologia clinica Cnr-Ifc, Centro di Studi Biomedici dell’Università di Ferrara, Associazione EvK2Cnr e Università di Urbino.   

Ta Pum è un cammino di oltre 1.800 km, suddiviso in due percorsi, uno alpinistico suddiviso in 53 tappe e uno escursionistico suddiviso in 35 tappe, che collega i luoghi la cui storia è legata ai momenti più significativi della prima Guerra Mondiale. Il coinvolgimento del Cnr in questo “Cammino della memoria”  vuole unire il passato nel ricordo di chi ha sacrificato la sua vita nella Grande Guerra, all’impegno della Ricerca scientifica per promuovere un mondo migliore e la pace tra chi lo abita.

«Naturalmente col progetto Ta Pum  abbiamo anche raccolto dati scientifici, che si sono rivelati di notevole validità. I risultati preliminari mostrano generalmente concentrazioni più basse di particolato fine, grossolano e di BC oltre i 2.000 m di quota e più elevate al di sotto dei 1000 m». Questi valori sono stati confrontati con quelli misurati al Monte Cimone; dove tra l’altro – nota Bonasoni – il nostro osservatorio è ospitato in un ex Rifugio del CAI intitolato al sottotenente Gino Romualdi, Medaglia d’Argento al valor militare, morto durante la Prima Guerra Mondiale. 

In particolare, la tappa dal Rifugio Branca al Rifugio Bonetta mostra valori di BC e particolato fine inferiori anche di un ordine di grandezza rispetto quelli registrati al Cimone, che si trova ad una quota inferiore e, soprattutto, è affacciato direttamente sulla Pianura Padana. Al contrario la tappa da Rovereto al Rifugio Zugna è caratterizzata da valori notevolmente più elevati di quelli del Cimone «a possibile conferma dell’influenza delle attività antropiche e del traffico veicolare sulla qualità dell’aria a basse quote». Un dato interessante, ancorché preliminare, riguarda le concentrazioni non trascurabili di questi composti registrate all’interno di alcuni rifugi.

Durante il percorso alpinistico di Tapum, in collaborazione con il progetto PON I-Amica del Cnr, il sistema modellistico WRF/Chimere con risoluzione spaziale di 3×3 kmq ha fornito previsioni a tre giorni delle concentrazioni al suolo di PM10, della frazione carboniosa del particolato atmosferico (BC) e del particolato di tipo crostale di origine naturale (come le polveri desertiche). Un bollettino meteorologico giornaliero di supporto per il team alpinistico è inoltre stato prodotto dal Cnr – Ibimet (Istituto di biometeorologia), anche con l’aiuto di Servizio Meteorologico Regionale della Lombardia e Meteotrentino.

Bonasoni tiene a sottolineare che «i composti inquinanti, come il BC ed il PM, non conoscono quei confini geografici o politici per i quali, durante la Prima Guerra Mondiale, tante persone persero la vita nelle aree dove ora possiamo tranquillamente passeggiare, sciare o arrampicare. Il particolato assorbente, come l’aerosol minerale ed il carbonio elementare, può raggiungere le alte vette alpine e depositarsi sui ghiacciai e sul manto nevoso modificandone il potere riflettente, l’albedo, e accelerandone la fusione già critica a causa dal riscaldamento globale».  

L’impegno del CNR nel Progetto Ta Pum è molto ampio e coinvolge non solo l’Isac ma anche altri istituti, in particolare: DTA – Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, IMAA – Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale, IIA – Istituto sull’ Inquinamento Atmosferico, IBIMET – Istituto di Biometeorologia.

«È un impegno che vuole unire il passato nel ricordo di chi ha sacrificato la sua vita nella Grande Guerra, all’impegno della Ricerca scientifica per promuovere un mondo migliore e la pace tra chi lo abita. Ta Pum  e le montagne protagoniste della Grande Guerra, vogliono ricordare che solo un mondo che superi ogni conflittualità può unirsi per offrire un avvenire migliore al Pianeta Terra ed ai suoi abitanti, partendo dal rispetto e dalla tutela dell’ambiente, che vede oggi più che mai la ricerca scientifica in prima linea».

Bonasoni conclude sottolineando che la riduzione dell’inquinamento atmosferico rappresenta una delle gradi sfide del nostro tempo. «Infatti, come riportato recentemente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, marzo 2014), in conseguenza dell’esposizione all’inquinamento atmosferico, nel 2012 sono morte circa 7 milioni di persone, il doppio rispetto alle precedenti stime OMS e quasi la metà dei caduti di tutta la Grande Guerra, provando che esiste una forte connessione tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico e lo sviluppo di disturbi respiratori, cardiocircolatori e insorgenza di tumori».

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