SISMOLOGIA/ Quelli che… hanno “sentito” il terremoto

Grazie al sito “Hai sentito il terremoto?”, tre ricercatori dell’INGV hanno raccolto numerose informazioni sugli eventi sismici e sono giunti a risultati inaspettati. Ne parla PATRIZIA TOSI

12.03.2014 - int. Patrizia Tosi
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Sismografo (Fonte Infophoto)

C’è un sito Internet, attivo dal 2007, che in questi anni ha archiviato ben 640.000 questionari che raccolgono le osservazioni sugli effetti dei terremoti avvertiti in Italia; i questionari sono compilati da semplici cittadini e riguardano 7.400 eventi sismici. Il sito si chiama haisentitoilterremoto ed è stato realizzato dai ricercatori dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). Sulla base di questi dati, tre ricercatori dell’Istituto – Paola Sbarra, Patrizia Tosi e Valerio De Rubeis – hanno condotto uno studio che ha permesso di realizzare un aggiornato database e di costruire delle mappe, consultabili da tutti, ricche di informazioni sugli eventi sismici. L’analisi dei tre scienziati ha prodotto dei risultati, appena pubblicati sulla rivista Seismological Research Letters (SRL), inaspettati. Si è visto infatti che la percezione degli eventi sismici non è uguale per tutti e dipende più dalla situazione che dall’ubicazione dell’osservatore: chi è fermo ai piani alti delle case avverte più chiaramente un terremoto anche a grande distanza dall’epicentro; in generale chi è fermo ha la percezione migliore rispetto a chi è in movimento; diverso è per chi dorme che, invece, ha una percezione intermedia. Ilsussidiario.net ne ha parlato con Patrizia Tosi.

Come vengono costruite le mappe presenti nel sito haisentitoilterremoto?

La Macrosismica (disciplina che studia gli effetti dei terremoti sulle persone e sulle cose nel territorio) sta subendo un grande cambiamento da quando Internet ha preso piede. Da indagini svolte da esperti in occasione di forti terremoti e nelle aree maggiormente colpite, con tempi che potevano arrivare ai mesi, si sta passando ad analisi in tempo quasi reale raccogliendo una grande quantità di dati con l’aiuto prevalente dei cittadini (crowdsourcing). Tutto ciò è reso possibile dall’uso della statistica e dalla capacità, enorme, di elaborazione dei computer: capacità che si esplica in velocità di elaborazione ed assenza di errori. Grazie a questa nuova prospettiva ci si può avvalere di “non esperti”: gli eventuali errori o imprecisioni vengono mediati dalla mole di dati e dall’analisi statistica. Le mappe presenti sul sito vengono elaborate da specifici programmi che trasformano le risposte dei questionari compilati dai cittadini in valori di intensità delle scale macrosismiche Mercalli ed Europea. Le intensità vengono assegnate ai comuni tenendo conto di tutti i questionari pervenuti per ognuno di essi. Le mappe si aggiornano quando vengono compilati nuovi questionari e oltre ai valori di intensità mostrano anche come è stato avvertito l’effetto acustico del terremoto.

Che utilizzo se ne può fare?

Con questo metodo possiamo analizzare con soddisfacente precisione gli effetti meno forti dei terremoti. Questo campo di indagine era escluso dalle tecniche di analisi “classiche” per due motivi principali: erano effetti non permanenti (permanente è ad esempio un crollo, la caduta di mobilio, altri danni ecc., ciò è diverso dall’oscillazione di un lampadario, il tintinnio delle stoviglie, il grado di paura ecc.) che richiedevano interviste a “testimoni” che, se non eseguite a breve, potevano essere confuse e poco affidabili. Trattandosi di basse intensità erano localizzate lontano dall’epicentro del sisma e su aree molto estese (praticamente difficili da analizzare compiutamente). Le mappe di intensità macrosismica che elaboriamo mostrano la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio, permettendo di comprendere meglio il fenomeno sismico. Infatti i sensori, per quanto presenti in notevole quantità, non potranno mai rispecchiare la grande variabilità degli effetti registrati dai singoli abitanti. Un utilizzo che pensiamo per le nostre mappe, ad esempio, è quello di individuare le zone in cui le onde sismiche possono essere amplificate perché incontrano determinate rocce o strutture geologiche. Un’altra prospettiva importante è costituita dalla possibilità della valutazione in tempo quasi reale degli effetti di un forte terremoto, elemento utilissimo all’organizzazione degli aiuti e degli interventi nelle zone colpite dal sisma.

Come avete elaborato i questionari?

Noi abbiamo creato dei programmi che elaborano automaticamente le risposte in modo statistico basandoci sulle descrizioni delle scale di intensità macrosismica. Per questo studio sono stati utilizzati 250.000 questionari per analizzare in che modo le persone avvertono la vibrazione del terremoto e in quale percentuale avvertono un terremoto in funzione della loro posizione (piani alti o bassi delle case o all’esterno) e della attività (durante il sonno o fermi o in movimento). Abbiamo preso in considerazione solo gli scuotimenti medio – bassi che si possono avvertire nelle vicinanze di un terremoto di bassa magnitudo o a maggiore distanza da un terremoto più forte. In questi casi solo parte della popolazione riconosce la vibrazione di un terremoto, in dipendenza dalla sensibilità personale e della condizione in cui si trova in quel momento. Abbiamo quindi analizzato come varia la percentuale di persone che avverte un terremoto al variare della condizione e a parità degli altri parametri.

Perché le conclusioni tratte sono una novità?

A differenza di quanto riportato sulle descrizioni delle scale macrosismiche, abbiamo riscontrato che, sull’avvertimento di un evento sismico, l’attività dell’osservatore incide di più rispetto alla sua posizione. Ad esempio abbiamo evidenziato che le persone ferme all’aperto avvertono un terremoto più chiaramente di quelle in movimento ai piani alti delle case.

Ci sono altri studi del genere nel mondo con i quali confrontarsi?

Non ci sono altri studi su questo particolare aspetto. La grande quantità di dati raccolta dal sito haisentitoilterremoto ci ha permesso di evidenziare un fenomeno che prima non era stato messo in luce per la scarsità di dati relativi ai risentimenti dovuti a piccoli terremoti.

Avete in programma di ampliare questi studi o di farne di nuovi?

La nuova prospettiva aperta dal nostro approccio consiste nella possibilità di analizzare non solo le aree più distanti dall’epicentro dei forti terremoti, ma anche i terremoti di bassa energia. È noto ai sismologi che i terremoti di diverse magnitudo non avvengono in egual numero, ovvero sono, per nostra fortuna, rarissimi i forti terremoti e, al contrario, molto frequenti quelli lievi (le proporzioni possono essere di qualche migliaio a uno). Poter analizzare anche i terremoti lievi ci ha dato e continuerà a darci una grande quantità di dati. Noi abbiamo intenzione di analizzare il nostro database per studiare diversi aspetto legati al terremoto, ad esempio come cambiano gli effetti al variare della sua profondità o della distanza dall’epicentro o in funzione della tipologia dell’edificio.

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