EVENTI/ Dai laboratori alle cucine, passando dalle lavanderie

- Michele Orioli

Si terrà fino al 15 giugno prossimo, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, la mostra “HOME. 175 anni di innovazioni insieme a P&G”. Ce ne parla MICHELE ORIOLI

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Set da toilette in galalite del 1925. Collezione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

I percorsi dell’innovazione tecnologica sono tanti quante sono le attività umane; non c’è ambito dove la creatività e la genialità non possa applicarsi per trovare soluzioni adeguate e vantaggiose per risolvere i più svariati problemi: siano essi quelli legati alla produzione, o all’organizzazione della convivenza civile o anche alle esigenze più immediate della vita quotidiana a partire dal contesto domestico. In realtà, se ci guardiamo intorno in casa nostra ci vediamo circondati da tanti oggetti che ci sembrano ormai consueti e scontati ma sono il risultato di importanti processi innovativi dei quali la maggio parte di noi non ha traccia.

Interessanti quindi sono quelle iniziative che aiutano a ricostruire i percorsi che hanno condotto a quei risultati; meglio ancora se la ricostruzione consente di incontrare direttamente reperti e documenti che testimoniano il cammino compiuto. È quello che accadrà a coloro che avranno modo di visitare, da ora fino al 15 giugno prossimo presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, la mostra “HOME. 175 anni di innovazioni insieme a P&G”, realizzata dal Museo stesso e promossa da Procter & Gamble.

L’intento dell’esposizione, dicono i curatori, è di «raccontare l’evoluzione nascosta dietro attività quotidiane, invisibili eppure rassicuranti compagne di intere generazioni. La proposta è quella di una mostra coinvolgente che mette in scena, con linguaggi diversi, passato, presente e futuro: un viaggio alla scoperta di oggetti e tecnologie che nel tempo hanno migliorato la qualità della vita quotidiana, cambiando i piccoli gesti che tutti compiamo nella cura della persona e dell’ambiente domestico».

Dopo una visita in anteprima alla mostra, bisogna dire che l’obiettivo del coinvolgimento sembra pienamente raggiunto. È difficile infatti non restare incuriositi di fronte a un modello di aspirapolvere degli anni ’30 del secolo scorso; o al DREFT, primo detersivo sintetico per piatti e capi delicati lanciato dalla P&G nel 1933; oppure a una stufetta elettrica degli inizia del secolo scorso; o ancora a un set da toilette in galalite e lucite (tra le prime materie plastiche) del 1935.

Alcuni oggetti sono l’esito di vere e proprie novità tecnologiche, coperte da brevetto e spesso derivate dall’inventiva e dalla intraprendenza di singoli. Come il rasoio Multiplex, progenitore del moderno rasoio multilama progettato dall’ingegnere milanese Mino Pellizzola: la pagina che riporta il brevetto, numero 1.920.711 del 1/11/1929, è una scheda precisa e dettagliata, con disegni e dettagli tecnici degni delle più avanzate apparecchiature hi-tech.

In altri casi viene chiamata direttamente in causa una scienza e un’industria importante come la chimica, protagonista di un profondo cambiamento del concetto stesso di pulizia: basta pensare alla valorizzazione dell’aspetto “lucido” di mobili e pavimenti o al generale apprezzamento dell’igiene reale. L’immancabile video ricetta, tanto presente oggi su tutti i canali televisivi, è utilizzata qui per spiegare i sistemi di produzione di una cera per pavimenti e di un “sapone per i bassi usi domestici”. C’è anche una vetrina dedicata ai manuali per la preparazione casalinga dei detersivi, utilizzati all’epoca in cui pulire significava impiegare molto tempo per reperire ingredienti e realizzare le ricette. Per la manutenzione degli arredi si usavano sostanze rare, spesso poco sicure, oggi completamente superate. Solo all’inizio del ‘900 nuove tecniche di lavorazione dei saponi e l’invenzione dei tensioattivi sintetici generano i primi prodotti multiuso, sostitutivi del sapone.

Da allora i prodotti si fanno sempre più evoluti e differenziati: nel 1958, P&G lancerà sul mercato Spic&Span per i pavimenti, al costo di 200 lire a scatola, affidando la produzione all’italiana Miralanza. I report aziendali dell’epoca affermano che “non esiste nulla di simile sul mercato italiano”. La fine del 20° secolo porta grandi novità anche per gli agenti meccanici usati per le pulizie: dai laboratori più avanzati arrivano i panni in microfibra.

Sempre dall’armamentario chimico proviene l’idea che rivoluzionerà il modo di cucinare nelle case del ‘900: il becco di bunsen, bruciatore a gas presente in tutti i laboratori, è l’ispiratore dei fornelli a gas. Mentre, restando in cucina, sorprenderà sapere che il primo brevetto per una lavastoviglie è stato registrato nel 1887: l’inventore è una ricca signora dell’Illinois, Josephine G. Cochrane, fondatrice della celebre Kitchen Aid, che oggi registra un successo planetario con i suoi elettrodomestici. L’originalità della lavastoviglie della Cochrane era che in essa erano i piatti a ruotare invece delle bocchette che spruzzano l’acqua, come avviene oggi.

Altri settori della vita domestica sono strettamente legati a settori molto avanzati della ricerca scientifica e tecnologica. Si pensi alla cosmetica, che condivide metodi di formulazione, controllo di qualità e confezione con l’industria farmaceutica: shampoo, balsami e prodotti specifici sono frutto della ricerca tecno-scientifica più avanzata. Ma è così già da decenni: significativo l’esempio del Panthenol, la pro-vitamina della vitamina B5 da cui si sviluppa lo shampoo Pantene che viene scoperta nel 1947 in Svizzera, nel corso degli studi per una cura più efficace delle ustioni di guerra.

E un omaggio a un grande scienziato è presentato nell’isola tematica della mostra dedicata all’igiene e alla cura del corpo, dove viene ricordato il medico ungherese Ignàc Semmelweis, che nella metà dell’800 lottò per convincere i chirurghi a lavarsi le mani con una soluzione di cloruro di calce, inaugurando l’antisepsi: la prevenzione del contagio attraverso la disinfezione. Il valore della azione, pesantemente contrastata dal mondo accademico, fu pienamente riconosciuto solo molti anni dopo la sua morte, avvenuta in manicomio nel 1865.

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