NEUROSCIENZE/Parte da Milano la sfida alla complessità del sistema nervoso

- int. Carlo Ferrarese

Da domani e per cinque giorni si svolgerà il 9° Forum of Neuroscience a Milano, oggi definita il polo italiano per le ricerche sulle neuroscienze. Ne parla CARLO FERRARESE

cranio-cervello
Immagine di archivio

Dicono che Milano sia il polo principale italiano per le ricerche sulle neuroscienze e alcuni fatti recenti sembrano sostenere questa attribuzione. Da domani e per cinque giorni si svolgerà il 9° Forum of Neuroscience, l’evento centrale della FENS, la Federation of European Neuroscience Societies che ha scelto il capoluogo lombardo come sede per la sua nona edizione. La FENS, attualmente presieduta dall’italiana Monica Di Lucia, è stata fondata nel 1998 ed è la principale organizzazione per le neuroscienze in Europa: rappresenta 42 società nazionali e mono-disciplinari con quasi 23.000 scienziati membri provenienti da 32 paesi europei.

E ad alimentare le promesse dei ricercatori milanesi in questo settore è arrivato proprio ieri il lancio ufficiale da parte dell’università Bicocca del nuovo Centro di Neuroscienze di Milano. È stato battezzato come NeuroMi, un termine che facilmente si può assimilare a “neuroni”, additando così i protagonisti principali di queste ricerche. Ricerche che, come ha detto a ilsussidiario.net il Direttore del Centro Carlo Ferrarese, docente di Neurologia nel Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale dell’Università di Milano-Bicocca, «richiedono un approccio multidisciplinare. È la sfida implicata nella creazione di questo centro. Dato che il sistema nervoso è un sistema molto complesso, il modo giusto per affrontarlo è quello della collaborazione tra discipline diverse: qui andiamo dalla neurologia clinica, alla biologia, all’informatica, alla modellistica, alle tecniche di imaging, alle nanotecnologie».

In effetti il Centro NeuroMi mette in campo competenze appartenenti ad ambiti anche molto diversi per uno studio multidisciplinare del sistema nervoso nelle varie età della vita, dell’architettura neurocognitiva normale che è alla base del comportamento individuale e sociale e dei meccanismi di disfunzione responsabili delle patologie neurologiche e psichiatriche.

«La comprensione delle funzioni del sistema nervoso – continua Ferrarese – del rapporto tra mente e cervello nel determinare il comportamento individuale e sociale, dei meccanismi alla base dello sviluppo e dell’invecchiamento cerebrale rappresenta una delle sfide più importanti per l’umanità. La complessità delle funzioni del sistema nervoso e dei meccanismi alla base delle sue patologie richiede uno sforzo di coordinazione di diverse competenze e la messa in rete di piattaforme tecnologiche che difficilmente sono disponibili in una singola istituzione. La creazione di NeuroMI vuole proprio favorire il raggiungimento di una “massa critica” di ricercatori con competenze diverse e complementari, per uno studio multidisciplinare del sistema nervoso».

Sono sei quindi le aree di ricerca: Molecular and Cellular Neuroscience, Clinical Neuroscience, Cognitive and Behavioral Neuroscience, Computational and Systems Neuroscience, Neuroimaging and Methodological Research, Biotechnologies and Nanomedicine. Accanto alla ricerca, c’è anche l’attività di didattica, con la promozione della formazione di alto livello sempre nell’ambito delle neuroscienze. Al Centro milanese afferiscono attualmente il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze, il Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale; il Dipartimento di Economia, Metodi Quantitativi e Strategie di Impresa; il Dipartimento di Fisica “G. Occhialini”; il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione; il Dipartimento di Psicologia e il Dipartimento di Scienze della Salute.

Un bell’insieme di realtà diverse da coordinare e far operare insieme: non è un’impresa troppo difficile? «Il metodo per attuare una collaborazione proficua – osserva Ferrarese – parte anzitutto dall’interazione tra i vari attori della ricerca, con un forte impegno alla conoscenza reciproca, a comunicare quello che ciascun gruppo realizza. Ciò può portare ad attuare delle sinergie che sicuramente giovano all’avanzare della ricerca. Le differenze di linguaggi, di metodi, di esperienze possono rappresentare una difficoltà o un ostacolo al lavoro multidisciplinare ma si superano col confronto stretto, con la conoscenza e con la messa in comune delle rispettive competenze».

C’è da aggiungere che l’azione di NeuroMi non si limiterà a un coordinamento di realtà e programmi dei singoli gruppi ma proporrà anche progetti propri: «Il centro è un po’ al di sopra dei singoli dipartimenti e il valore aggiunto è quello di poter mettere insieme diverse competenze per raggiungere una strategia comune, anche confrontandoci con le realtà esterne alla Bicocca, con altre università e altri enti che si occupano di questi ricerche».

Fa un certo effetto trovare discipline come la fisica o l’informatica all’interno di questo “sistema” coordinato da Ferrarese; ma lui stesso precisa che non si tratta di aspetti marginali o puramente “strumentali”: «Sono fondamentali, come si può vedere da una prima rassegna di lavori presentati in questa occasione. Ad esempio la fisica consente di sviluppare tecniche di imaging molto raffinate, per studiare sempre più da vicino e in tempo reale i processi cerebrali. L’informatica permette di estrarre preziose informazioni da queste piattaforme tecnologiche avanzate, quelle che elaborano i cosiddetti Big Data, e quindi consente di analizzare tutta una serie di dati che sarebbe estremamente difficile analizzare singolarmente ma che risultano decisivi per sperare di comprendere certi meccanismi del sistema nervoso».

Il lavoro di allestimento del Centro ha comportato una prima fase di raccolta e “censimento” di quanto si è fatto e si sta facendo in Bicocca su questi temi; ci sono oltre duecento ricercatori coinvolti, in varia misura, in ricerche attinenti l’area “neuro”. Ciò ha consentito a Ferrarese di farsi un quadro delle grandi potenzialità presenti e anche di avere un’idea di quali potrebbero essere i primi campi a fornire i risultati sperati. «Anzitutto quello delle malattie neurodegenerative, in particolare della malattia di Alzheimer: è quello che vede più gruppi coinvolti, con diverse attività anche nell’ambito di progetti europei appena terminati e dai quali è legittimo aspettarsi qualche novità. Anche perché con le sinergie che, come dicevo, qui potremo mettere in campo, saranno possibili avanzamenti significativi». 

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