EXPO 2015/ Alla Cascina Triulza va in scena l’agrobiodiversità, con tutti i suoi attori

Domani presso l’Auditorium di Cascina Triulza, sarà in programma il convegno ”Un mondo (bio)-diverso: l’agrobiodiversità in un mondo che cambia”. Intervista a DOMENICO PIGNONE

05.05.2015 - int. Domenico Pignone
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Cascina Triulza

Sarà uno dei primi momenti di parola di questa Expo2015 e affronterà diversi aspetti legati al tema centrale della manifestazione, letti attraverso la chiave della agro biodiversità: il convegno in programma domani presso l’Auditorium di Cascina Triulza si intitola appunto ”Un mondo (bio)-diverso: l’agrobiodiversità in un mondo che cambia” ed è organizzato dal Dipartimento di Scienze BioAgroalimentari del CNR in collaborazione col Ministero per gli Affari Esteri Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo. «L’evento – dice a ilsussidiario.net il coordinatore dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse (IBBR) del CNR – intende approfondire l’interazione dei fattori che influenzano il mutamento dell’agrobiodiversità e comprendere la complessità delle relazioni esistenti tra le varie discipline attinenti al suo studio.

Per esempio, la selezione delle varietà e la trasformazione dei prodotti che mangiamo sono influenzate da differenti attori quali agricoltori, allevatori, nutrizionisti, economisti, esperti di sicurezza alimentare o di politiche agrarie ecc. Tuttavia, il consumatore non ha percezione diretta dei fattori e delle conoscenze che intervengono lungo la filiera né delle implicazioni etiche che le proprie scelte hanno sulla disponibilità delle risorse genetiche sul lungo termine». Se oggi l’uomo ha colonizzato praticamente l’intero pianeta, se si sono sviluppate le civiltà e le conoscenze, se il logos è potuto divenire la forza trainante dell’umanità, lo si deve – dicono al CNR – all’introduzione dell’agricoltura. Questa pratica «ha cambiato il paradigma della biodiversità, per cui accanto a una biodiversità naturale ne è sorta una legata all’agricoltura e all’allevamento: appnto, l’agrobiodiversità».

E si tratta di una diversità non statica ma mutevole nel tempo in base a vari fattori, tra cui il più importante è l’uomo, che la modifica continuamente attraverso pratiche agricole e scelte di consumo. Il convegno si snoderà a partire da una prima sessione è dedicata ai driver dell’agrobiodiversità, per poi analizzare le relazioni tra l’uomo e l’agrobiodiversità e in particolare la sostenibilità delle nostre scelte alimentari da un punto di vista ambientale, sociale ed economico; infine, attraverso la presentazione e il commento di documenti elaborati da appositi comitati internazionali, verranno illustrati i punti di vista della ricerca scientifica, senza la quali è difficile immaginare un mondo futuro (bio) diverso.

Anticipando i principali contenuti del suo intervento, Pignone sottolinea come negli ultimi 13000 anni uomini e piante abbiano strettamente intrecciato i loro destini e si siano modificati reciprocamente, al punto che si può dire che l’agricoltura segna l’inizio di una coevoluzione simbiontica tra uomini e piante. «Circa 13.000 anni addietro l’uomo comincia a coltivare le piante.

Questo momento segna un punto di svolta per l’umanità e per l’ambiente. Infatti, senza l’agricoltura non si sarebbero potute sviluppare le civiltà come oggi le conosciamo: la maggiore disponibilità di cibo aiuta a prolungare la vita media degli uomini del neolitico, la necessità di difendere e gestire il territorio facilita la nascita di modelli organizzativi della società, inclusa la specializzazione lavorativa, la maggiore quantità di tempo a disposizione tempo consente di sviluppare un maggior corpo di conoscenze facilitando la nascita della filosofia e della scienza». L’agricoltura si basa sulla domesticazione, un processo genetico che generazione dopo generazione ha modificato le piante selvatiche per renderle simili a quelle che coltiviamo oggi.

Questa nuova tecnologia (in effetti ”la prima biotecnologia in assoluto”) compare indipendentemente nell’arco di 2-3000 anni in poche zone del mondo: la Mesopotamia, la valle dello Yang Tze, il Messico, la regione andina ecc. «Ciascuna specie, quindi, viene domesticata in quello che chiamiamo un centro di origine – ne sono stati identificati una decina – e di qui si diffonde seguendo le migrazioni delle popolazioni umane.

Con lo sviluppo delle grandi civiltà Mediterranee le piante si muovono indipendentemente dalle migrazioni, ma seguono le rotte dei commerci. I Romani, ad esempio, introducono la pesca nel Mediterraneo, gli Arabi mettono in comunicazione oriente e Mediterraneo introducendo ad esempio le melanzane. Ma la grande ”invasione” di nuove specie avviene con la scoperta delle Americhe: alcuni degli elementi oggi considerati cardini dell’alimentazione mediterranea come pomodori, peperoni, mais, fagioli, sono di origine americana».

Questi grandi fenomeni di diversificazione non sono stati solo grandi eventi del passato, frutto di movimenti migratori; nell’ultimo secolo l’uomo ha imparato non solo a domesticare specie esistenti in natura ma anche a crearne di nuove: così l’agrobiodiversità ha trovato nuovi fattori propulsivi. «Il primo esperimento di successo in tal senso è il Triticale, un incrocio fra frumento e segale che assomma le qualità dei due suoi genitori, un po’ come succede col mulo.

Su quella stessa strada oggi la ricerca ci propone nuovi interessanti prodotti per rispondere alle necessità del sistema agroalimentare come il Tritordeum, un incrocio fra frumento e orzo di cui si sta solo ora iniziando a comprendere il potenziale». Il discorso si porta quindi sulla situazione attuale e spinge Pignone ad avanzare una acuta osservazione dalla quale consegue una appassionata ”raccomandazione”: «Con la transizione a una agricoltura moderna e sufficiente a soddisfare i bisogni nutritivi, oltre alle varietà tradizionali viene persa la conoscenza della flora spontanea usata dall’uomo e talvolta oggetto di tentativi di domesticazione. Occorre quindi potenziare la raccolta di questa conoscenza etnobotanica prima che venga del tutto perduta».

È una raccomandazione che non farà fatica, tra questi padiglioni in questi mesi, a trovare alimento, suggerimenti e strumenti per l’attuazione.

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