LETTURE/ Geografia e povertà: quei 400 gradini che separano il Niger dalla Norvegia

- Francesco Roat

Lo studio della geografia è significativo ed interessante perché consente di approfondire le ragioni del divario tra paesi ricchi e paesi poveri. Commento di FRANCESCO ROAT

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(InfoPhoto)

Geografia ed educazione civica: nel nostro ordinamento scolastico due discipline neglette, che invece andrebbero puntualmente approfondite dai giovani studenti d’ogni istituto e d’ogni classe, per meglio orientarsi nel complesso mondo in cui viviamo. Esse consentirebbero loro, ad esempio, di comprendere le ragioni del divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Differenze in gran parte imputabili a fattori geografici e istituzionali. Come denuncia infatti il geografo e antropologo dell’UCLA (Università della California Los Angeles) Jared Diamond, nel suo saggio “Da te solo a tutto il mondo” (Einaudi), è emerso ormai senza ombra di dubbio che i Paesi tropicali prossimi all’equatore godono di minor sviluppo economico rispetto a quelli situati nelle regioni temperate e che le buone istituzioni nazionali (in primo luogo governi onesti e normative legali e contrattuali efficaci) contribuiscono in modo determinante al miglioramento del benessere dei popoli.

Il peso della geografia é dunque oltremodo significativo ed è interessante notare, nota Diamond, quanto la latitudine influisca sulla ricchezza pure all’interno di una singola nazione. Vedi, a tale proposito, anche solo le discrepanze fra la ricca zona nordorientale degli Usa e quella sudorientale, assai meno prospera. Da sempre, inoltre, la minor produttività agricola rappresenta una delle cause della povertà degli stati o, più in generale, delle regioni che si situano nelle aree tropicali, essendo i suoli di queste zone poco fertili e poco profondi; per non parlare di una maggiore biodiversità ai Tropici, che tuttavia comporta “molte più specie di organismi patogeni, insetti, muffe capaci di infestare e danneggiare i raccolti, provocando un calo rilevante nei rendimenti agricoli”. In parallelo, in tali zone, maggiori sono i problemi sanitari causati da parassiti, malattie infettive (basti solo citare qui la malaria) e scarsità d’acqua potabile.

Altro elemento geofisico generatore di povertà è l’assenza di uno sbocco sul mare da parte di molti Paesi sottosviluppati: vedi la situazione peculiare del continente africano che, pur essendo circondato da oceani e mari, è quello che ha il maggior numero di stati (15) senza coste. Ulteriore fattore geografico che spesso risulta alla base della povertà di questa o quella nazione è, paradossalmente, una grande disponibilità di risorse naturali che – sempre per rimanere in Africa – sino ad ora non ha consentito alla Nigeria di conseguire l’auspicata prosperità. E ciò perché, da un lato “la dipendenza da tali risorse, sia ai fini delle esportazioni, sia sul piano degli equilibri valutari, finisce per danneggiare l’economia”; da un altro lato le somme ingenti frutto dell’esportazioni delle materie prime (o energetiche o preziose) fan sì che i salari del settore aumentino facendo in parallelo levitare i prezzi delle altre merci, con tutti i problemi ad essi collegati, che sconteranno soprattutto coloro i quali lavorano/operano in ambiti diversi. Infine non va dimenticato un ennesimo problema generato da abbondanza di risorse – specie in Paesi ex coloniali – ossia quello della corruzione da parte di chi ne controlla l’accesso.

Ma, accennavo sopra, rispetto alla ricchezza o meno di un Paese uno dei parameri da tenere in grande considerazione è il ruolo significativo del buon governo e delle buone istituzioni pubbliche, pure nei casi in cui le differenze geografiche risultano minime o nulle. Vedi a tale proposito gli imparagonabili standard economico-sociali tra la Corea del Sud e quella del Nord o tra Haiti e la Repubblica Dominicana; e nel passato recente quelli fra la ex Repubblica Federale Tedesca e la ex Repubblica Democratica Tedesca. Fanno ovviamente parte delle buone pratiche un valido sistema scolastico e, in ogni ambito, la valorizzazione del capitale umano.

Certo è che tra i problemi a livello mondiale, ancora lontanissimi dall’essere non dico risolti ma nemmeno affrontati con un minimo di buona volontà, spicca quello della disuguaglianza abissale fra i popoli che hanno un tenore di vita misero e quelli maggiormente benestanti. Basti qui fare appena un cenno a un dato emblematico: la Norvegia è quattrocento volte più ricca del Niger o del Burundi. Come pensare che in un mondo globalizzato una simile macroscopica disparità sia solo un affare altrui? E di conseguenza: come illudersi che i poveri provenienti dalle regioni disagiate non cerchino in ogni modo di migliorare le proprie condizioni esistenziali emigrando in modo sempre più massiccio? Diamond non ha dubbi in proposito, sostenendo che sino a quando le differenze sul piano della ricchezza nazionale non diminuiranno, la gente non solo tenterà di emigrare con ogni mezzo e in qualsiasi modo anche a rischio di perdere la vita ma, peggio ancora, verrà sempre maggiormente allettata dalle sirene ingannatrici del terrorismo.

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