ANNO DELLA LUCE 2015/Scienziati, filosofi e teologi insieme sulle note della sinfonia del sapere

- Maurizio Moscone

All’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum il convegno internazionale scientifico-teologico Fiat Lux. Anticipiamo qui i passaggi salienti dell’intervento del filosofo MAURIZIO MOSCONE

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Metafisica, scienza e teologia

Che rapporto esiste tra la metafisica, la scienza e la teologia? Queste forme di conoscenza si escludono o si includono reciprocamente? Oppure si integrano tra di loro?

Prima di rispondere a queste domande è opportuna una breve riflessione sul valore conoscitivo della metafisica perché, come è noto, da Kant in poi questo valore è stato messo in discussione. Infatti secondo il filosofo tedesco la conoscenza riguarda soltanto e unicamente i fenomeni sensibili che sono l’oggetto della ricerca scientifica, mentre la metafisica avrebbe la pretesa di studiare tutto ciò che trascende i fenomeni, cioè i noumeni, che sono inconoscibili.

In tempi recenti Heidegger ha accusato la metafisica di avere obliato la verità dell’essere. Il motivo dell’oblio della verità dell’essere da parte della metafisica è da ricercarsi nel suo modo di concepire la realtà. Infatti, il modo di pensare metafisico è di carattere concettuale e i concetti sono concepiti dall’intelletto umano, cioè sono come «partoriti». Tramite essi l’intelletto si rappresenta la realtà, dando origine al pensiero concettuale – rappresentativo e, conseguentemente, «l’idea si pone come interpretazione unica e determinante dell’essere».

La metafisica interpreta la realtà tramite un insieme di idee, o concetti, e la verità o la non verità consiste nella corrispondenza o meno delle idee con le cose, ma questo modo di pensare concettuale-rappresentativo «ha però per conseguenza – scrive il filosofo – che ora l’idea, la quale dovrebbe mostrare l’ente in quello che è, è essa stessa innalzata e reinterpretata come l’autentico essente. […] Ma lo stesso ente, ciò che chiamiamo cose, si è ritratto dall’apparire».

L’ente si ritrae dall’apparire perché non si mostra per quello che veramente è, essendo concettualizzato, cioè «catturato», dalle idee con cui viene interpretato; infatti in Tedesco il termine “concetto” corrisponde a Begrif, derivante dal verbo begreifen, che significa, oltre che capire, comprendere, anche catturare. 

La logica, che studia i concetti, la loro concatenazione e i rapporti con la realtà, diventa quindi, secondo Heidegger, «il fondamento visibile o nascosto della metafisica». Il pensiero concettuale – rappresentativo della metafisica avrebbe catturato l’essere, riducendolo in schemi razionali e «la ragione glorificata da secoli è – afferma il filosofo – la nemica più accanita del pensiero».

(…) Paradossalmente e contrariamente alle intenzioni dell’Autore la metafisica è stata riabilitata proprio nelle prime pagine di Essere e tempo, nel paragrafo VII. Essere e Tempo è l’opera di Heidegger che segna il suo distacco dalla fenomenologia di Husserl (…). Heidegger, pur riconoscendo il suo debito filosofico nei confronti del maestro, afferma il suo distacco dalla fenomenologia intesa come corrente storica di carattere neoidealistico, proponendo un modo nuovo di intendere la fenomenologia.

Infatti essa viene identificata con l’ontologia, poiché, scrive il filosofo, «la fenomenologia è il modo di raggiungere e di determinare dimostrativamente ciò che deve costituire il tema dell’ontologia. L’ontologia non è possibile che come fenomenologia». Questa identificazione della fenomenologia con l’ontologia è la logica conseguenza dei risultati raggiunti utilizzando il metodo fenomenologico per ricercare il senso dell’essere. 

Heidegger, identificando il fenomeno con l’ente, ha implicitamente affermato, nonostante il suo rifiuto della metafisica, che quest’ultima è possibile e che è rifondabile fenomenologicamente.

Apparentemente la metafisica non differisce da qualunque altra scienza, perché ogni scienza è scienza dell’ente, perché una scienza del non-ente, cioè del niente è un assurdo. Ogni scienza studia l’ente secondo uno specifico punto di vista: la fisica studia l’ente in quanto naturale, la botanica in quanto vegetale, la zoologia in quanto animale, ecc., ma la metafisica studia l’ente in quanto ente, cioè analizza la realtà al livello più radicale poiché si chiede semplicemente “cos’è l’ente?” e cerca una risposta che sia la più esauriente possibile.

La metafisica, essendo lo studio dell’ente in quanto ente, è il fondamento di tutte le scienze perché i principi da essa evidenziati sono validi per tutte le forme di sapere, essendo i principi che riguardano ogni ente, indipendentemente dai diversi campi di indagine studiati; in questo senso essa è la “filosofia prima” come sosteneva Aristotele, infatti il termine “metafisica”, come è noto, è stato usato per motivi redazionali.

Ogni scienza definisce il suo oggetto di indagine, ma ciò è impossibile per la metafisica perché il proprio oggetto, cioè l’ente, è indefinibile perché ogni definizione implica un genere prossimo e una differenza specifica, ad esempio, l’essere umano è definito dal genere prossimo “animale” e dalla differenza specifica “razionale”. L’ente, però, non può essere compreso né da un genere né da una specie, perché i concetti di genere e di specie presuppongono il concetto di ente, poiché il genere è ente e la specie è ente. Non c’è nulla che non sia ente, anche il concetto di nulla è un ente, infatti è qualcosa, anche se è un ente non reale ma logico, poiché significa negazione dell’essere. 

L’ente non essendo inquadrabile in nessun genere e in nessuna specie è quindi indefinibile, ma è descrivibile, infatti esso è semplicemente “ciò che è”. Il concetto di ente è quindi composto da due significati distinti e connessi tra loro: “ciò che” e “è”. Ciò che denota la cosa e l’essenza di questa, mentre l’è si riferisce all’esistenza o all’atto di essere della cosa. 

Il concetto di ente è indefinibile perché è il più universale di tutti; anche il concetto di “definizione” è ente. Al di fuori dell’ente c’è solo il ni-ente o nulla. Il nulla è nulla nell’ambito della realtà, del pensiero, del linguaggio. Ogni realtà è qualcosa che è, quindi è un non-nulla. Ogni pensiero è qualcosa di pensato; anche il concetto di nulla (non essere assoluto) è qualcosa. Ogni parola è qualcosa di detto; anche la parola nulla è qualcosa.

(…) Dal Positivismo ottocentesco si sono originate nel tempo il Neo-positivismo e la filosofia della scienza odierna, popperiana e post-popperiana, la quale non si riconosce nelle posizioni di Comte. Essa infatti non assolutizza il valore della conoscenza scientifica perché la razionalità scientifica è considerata come unaforma di razionalità, ma non l’unica. Infatti, secondo Popper, il sapere scientifico è caratterizzato dalla falsificabilità o controllabilità delle sue teorie, deve cioè essere possibile estrarre da esse delle conseguenze che possono essere confermate o smentite dai fatti. Il criterio della controllabilità empirica delle teorie è il criterio di demarcazione tra la scienza e tutti gli altri tipi di sapere, come ad esempio la metafisica e la teologia.

Ogni scienza, come è stato detto prima, analizza l’ente da un particolare punto di vista, cioè secondo uno specifico oggetto formale, e secondo una specifica tecnica di indagine, ma tutto ciò non contraddice l’indagine che la metafisica conduce riguardo all’ente in quanto tale con una metodologia sua propria.

Scienza e filosofia sono gradi di sapere che non soltanto non si contraddicono ma contribuiscono ad accrescere il sapere umano. In generale, la filosofia e la scienza sono due gradi di sapere che si integrano tra di loro e ciò è particolarmente evidente nella bioetica, la quale è una scienza interdisciplinare, che si avvale del contributo, oltre che della filosofia, della biologia, della medicina, del diritto, ecc. 

Il bioeticista Lucas Lucas ha dimostrato nei suoi studi che, dal punto di vista filosofico, l’essere mano è persona già dal momento del concepimento dell’embrione, e, dal punto di vista della scienza biologica, l’embrione è un nuovo organismo che inizia ad esistere quando lo spermatozoo paterno si fonde con l’ovulo materno. Questo organismo è un organismo umano, cioè appartiene alla specie biologica umana.

L’epistemologia odierna, a differenza di quella ottocentesca, è consapevole dei limiti metodologici della scienza, ma il fatto che si stia affermando oggi sempre più un modo di pensare relativistico, per cui «non esiste la realtà, ma solo interpretazioni», può comportare il rischio di considerare la scienza e la sua applicazione, cioè la tecnica, come l’unico modo valido di conoscere e di operare anche sul piano antropologico, perché è unanime il consenso riguardo al valore e all’utilità della ricerca scientifica. 

La scienza e la tecnica possono così essere di fatto assolutizzate e potrebbe essere considerato moralmente lecito tutto ciò che è scientificamente e tecnicamente fattibile, aprendo la strada anche a sperimenti sull’essere umano eticamente inaccettabili. 

(…) È innegabile il valore della scienza per la conoscenza del mondo. Gli astronomi analizzano la struttura fisica dell’universo e rendono possibile, tramite elaborate tecniche di indagine, la conoscenza delle leggi della realtà mondana.

La scienza conduce però le sue ricerche fino a un punto oltre al quale non può procedere. Lo scienziato si trova infatti davanti a un evento che il sistema concettuale della sua disciplina non può comprendere: il mondo è.E’ quell’è che sostiene il mondo, così come sostiene ogni ente. Come è stato detto prima, l’ente è “ciò che/è”. Gli enti sono enti perché sono qualcosa e non sono nulla.

La scienza si occupa del “ciò che”, cioè delle “cose” e ne studia in modo rigoroso la struttura e il funzionamento. Anche la metafisica di ispirazione aristotelica ha analizzato le cose: la sostanza e i suoi accidenti. Infatti la metafisica di Aristotele è una metafisica della sostanza, a differenza da quella di San Tommaso d’Aquino che è una metafisica dell’essere. L’originalità e forse l’insuperabilità del pensiero di San Tommaso consiste nell’avere svolto una riflessione speculativa sulla conoscenza dell’essere, che è la questione centrale della metafisica

La conoscenza dell’essere, come afferma Maritain, è di carattere intuitivo. Si tratta di un’intuizione intellettuale sui generis che “non è di tutti”, neanche dei filosofi. La difficoltà di visualizzare l’essere degli enti dipende dal fatto che l’essere non è una cosa, ma è il darsi, il manifestarsi della cosa; e questo darsi o manifestarsi non è propriamente una realtà, ma è ciò che fa sì che una determinata realtà (ad esempio: un albero o una casa) esista piuttosto che non esista.

La metafisica non limita la propria indagine all’analisi degli enti e delle loro strutture, ma si interroga sull’essere degli enti, cioè su quell’è che consente a ogni realtà di essere fuori dal nulla. San Tommaso d’Aquino è il filosofo che ha posto al centro della sua indagine l’essere. 

La più umile cosa è, cioè esiste ed è proprio questo è che la sostiene nell’esistenza e tutto ciò è misterioso e provoca la meraviglia che spinge l’uomo a filosofare. «Infatti gli uomini – scrive Aristotele –  hanno iniziato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia». San Tommaso afferma giustamente che ciò che costituisce l’ente in quanto ente è l’essere perché, scrive in proposito Mondin: «[…] per definizione l’ente non è altro che ciò che possiede l’essere (id quod habet esse), ciò che partecipa all’essere (id quod partecipat esse)».

Ogni ente, anche l’intero cosmo, ha l’essere, ma non è l’essere, cioè non si identifica con l’essere. Si pone quindi il problema di conoscere l’origine dell’essere degli enti. San Tommaso risolve il problema partendo dalla constatazione che a nessun ente appartiene l’essere per essenza, per cui deve riceverlo da un ente che è soltanto essere, quindi che è essere per essenza.

L’Essere che è causa dell’essere di tutti gli enti in filosofia si chiama Dio. Dio è totalmente essere, e, in quanto tale, può donarlo continuamente a ogni ente. La creazione si può intendere come una donazione di essere da parte di Dio. Dio è il Creatore, cioè il Donante e le creature sono gli enti finiti che incessantemente ricevono il dono dell’essere da parte di Dio.

San Tommaso afferma quindi la differenza ontologica tra Dio e le creature, cioè gli enti finiti. Dio è l’Essere infinito, cioè non finito, e i suoi attributi sono, quindi, principalmente di carattere negativo, cioè non presentano i caratteri che sono propri della finitudine delle creature, anche se, come osserva Van Steenberghen, «essi vengono talvolta espressi con dei termini di forma positiva (semplicità, eternità, unità), ma i concetti significati sono negativi».

Gli attributi positivi di Dio sono conosciuti analogicamente, cioè riconoscendo la somiglianza tra le perfezioni presenti nelle creature e quelle presenti in Dio, secondo il principio secondo cui omne agens agit sibi simile: ogni causa agente produce qualcosa di simile a se stessa. San Tommaso sottolinea, però, che la somiglianza tra Dio e le creature è minima e la dissomiglianza è infinita.

La metafisica, nel suo momento massimamente speculativo, rappresentato dalla teologia naturale, dimostra non soltanto che Dio esiste, ma anche alcuni suoi attributi e come abbiamo visto, il suo modo di procedere non è assolutamente in contrasto con le scienze fisiche.

Il sapere umano non può limitarsi alla sola indagine scientifica della realtà, ma necessita dell’ulteriore approfondimento offerto dalla teologia naturale, la quale afferma l’esistenza di Dio per dare ragione dell’essere del mondo, ma non può esprimersi su chi è Dio in se stesso, indipendentemente dalla relazione tra la creatura e il Creatore. 

La teologia naturale è opera dalla ragione umana che è una luce naturale che ha dei limiti che non può superare. Per sapere chi è Dio «dentro» Dio è necessaria una luce soprannaturale, che è donata direttamente da Dio: la fede. Soltanto tramite la fede si può sapere che Dio è, in se stesso, una comunità di amore, nella quale l’Amante (il Padre), ama l’Amato (il Figlio), con un Amore vicendevole (lo Spirito Santo). Ed è sempre la fede, la luce che illumina il mistero dell’incarnazione, della passione, della morte e della resurrezione del Figlio di Dio.

La teologia soprannaturale, utilizzando i concetti della metafisica, approfondisce le verità di fede in comunione con i Pastori della Chiesa. Il cristianesimo è profondamente razionale, infatti il suo avvento è stato preparato dalla filosofia e non dai miti delle religioni. Scrive in proposito Ratzinger: «Il cristianesimo ha […] i suoi precursori e la sua preparazione nella razionalità filosofica, non nelle religioni. Il cristianesimo non è affatto basato, secondo Agostino e la tradizione biblica, che per lui è normativa, su immagini e presentimenti mitici, la cui giustificazione si trova in ultima istanza nella loro utilità politica, ma si richiama invece a quel divino che può essere percepito dall’analisi razionale della realtà. […] La fede cristiana venera quell’Essere che sta a fondamento di tutto ciò che esiste, il ‘vero Dio’. Nel cristianesimo, la razionalità è diventata religione e non più il suo avversario» (Fede – Verità – Tolleranza. Cantagalli 2003).

Per concludere, si può affermare che scienza, metafisica e teologia, anche se autonome nel loro ambito di indagine, hanno bisogno l’una delle altre per rendere il sapere umano una vera sinfonia in cui i suoni si armonizzino vicendevolmente.

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