ORA ESATTA/ Buone notizie per i frettolosi: oggi abbiamo un secondo in più

- Mario Gargantini

La rotazione della Terra sta gradualmente rallentando a causa di diversi fattori, quindi oggi abbiamo a disposizione un secondo in più. Commento di MARIO GARGANTINI

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Immagini di repertorio (Fonte Infophoto)

Se dovessimo contare i secondi trascorsi in un giorno, moltiplicando 60 secondi per 60 minuti per 24 ore arriveremmo facilmente a 86400. Ma oggi non sarà così: dovremo aggiungere un secondo (in Italia sarà già notte), come faranno tutti gli orologi atomici del mondo in base alla decisione presa nel 1972 dall’International Earth Rotation and Reference Systems Service (IERS) e riconfermata all’inizio di quest’anno.

Il perché è presto detto: il giorno solare medio – cioè il tempo necessario per una rotazione completa della Terra – è di circa 86400,002 secondi, cioè 2 millesimi di secondo in più di quello standard. Questo succede perché la rotazione della Terra sta gradualmente rallentando a causa di un insieme di fattori; si tratta di un rallentamento molto piccolo ma non nullo e ben individuabile. Tra le cause c’è una sorta di azione frenante dovuta agli effetti incrociati dalla forza attrattiva tra i tre corpi che compongono il nostro sistema gravitazionale, cioè la Terra, la Luna e il Sole. Ci sono poi gli effetti degli attriti dovuti alle maree; come pure, sui tempi lunghi, i grandi fenomeni dinamici endogeni che avvengono sotto la superficie terreste, negli oceani e persino nel nucleo del pianeta; ma anche, secondo gli scienziati del Goddard Space Flight Center della Nasa, anche le variazioni atmosferiche e i fenomeni climatici come El Niño, che possono causare rallentamenti della rotazione terrestre aumentando la lunghezza del giorno di frazioni di tempo dell’ordine del millisecondo.

Per monitorare quanto tempo la Terra impiega per completare una rotazione attorno al suo asse viene utilizzata una tecnica di interferometria estremamente precisa basata sul sistema VLBI (Very Long Baseline Interferometry ): una rete mondiale di radiotelescopi, coordinati dal Goddard, le cui antenne osservano il cielo da punti diversi riuscendo ad ottenere il potere risolutivo che si avrebbe con un radiotelescopio grande quasi come la Terra. Con il VLBI si osservano, ad esempio, quegli strani oggetti astronomici chiamati quasar che servono in pratica come punti di riferimento in quanto si possono considerare sostanzialmente immobile perché si trovano miliardi di anni luce dalla Terra. Poiché i radiotelescopi sono sparsi in tutto il mondo, il segnale proveniente da un quasar impiegherà tempi diversi per raggiungere le varie stazioni: gli scienziati possono così utilizzare le piccole differenze di tempo di arrivo per ottenere informazioni dettagliate sulle posizioni esatte delle stazioni stesse, sulla velocità di rotazione della Terra e sull’orientamento del nostro pianeta nello spazio.

Le misure attuali con VLBI hanno un’accuratezza di almeno 3 microsecondi, cioè 3 milionesimi di secondo; un nuovo sistema è in corso di sviluppato col Space Geodesy Project della NASA in coordinamento con altri partner internazionali: con questo si pensa di poter arrivare a misure di tempo con una precisione di mezzo microsecondo.

Il problema degli orologi è che ormai nella vita quotidiana tutti facciamo riferimento al Coordinated Universal Time (UTC), il tempo misurato dagli orologi atomici (ce ne sono una settantina in tutto il mondo) nei quali la durata di un secondo si basa sulle transizioni elettromagnetiche misurabili in atomi di cesio: sono processi così affidabili che un orologio al cesio può arrivare a una precisione di un secondo su 1400 mila anni.

Il ritardo dovuto al rallentamento terrestre può sembrare trascurabile ma non lo è per una serie di attività non secondarie che vanno dal funzionamento del sistema aeroportuale, alla gestione dei satelliti, ai mercati finanziari. Per questo, per sincronizzare gli orologi atomici con la rotazione terreste, poco più di quarant’anni fa si è arrivati alla decisione di aggiungere ogni tanto un secondo (il cosiddetto second leap o secondo intercalare) come accade oggi e come è avvenuto già 26 volte, l’ultima il 30 giugno del 2012.

La decisione però non è così pacifica. A parte qualche inconveniente segnalato a seguito della precedente operazione di sincronizzazione, c’è il fatto che il rallentamento del moto rotatorio del pianeta non è costante ed è sempre sotto osservazione; secondo certi dati la Terra starebbe rallentando di meno e quindi alcuni propongono di abolire il second leap. Se ciò avverrà lo sapremo al termine di questo 2015, quando si riunirà la International Telecommunication Union, l’Agenzia dell’ONU deputata a gestire le questioni relative al settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Per ora godiamoci questa giornata “prolungata”.

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