AMBIENTE/ Studiare il mare per capire l’atmosfera; e viceversa

- int. Chiara Santinelli

Per studiare le interazioni fisiche e biogeochimiche dei due grandi ecosistemi, l’oceano e l’atmosfera, è nato il progetto internazionale SOLAS. Intervista a CHIARA SANTINELLI

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(InfoPhoto)

Le interfacce sono sempre situazioni interessanti da indagare e da tenere sotto osservazione, per la loro natura di punti di contatto e collegamento tra mondi diversi. È così anche per quei due grandi ecosistemi che sono l’oceano e l’atmosfera; in questo caso l’interfaccia è quella che comprende la parte superficiale del mare e lo strato inferiore dell’atmosfera. Per studiarla e per conoscere meglio le interazioni fisiche e biogeochimiche che avvengono attraverso questa interfaccia è nato il progetto internazionale SOLAS (Surface Ocean – Lower Atmosphere Study) e più recentemente , la nuova piattaforma nazionale coordinata dal Cnr che ha raccolto la sfida di realizzare un network interdisciplinare di scienziati del mare e dell’atmosfera per condividere esperienze e risorse.

«La nascita di SOLAS Italia – ha detto a ilsussidiario.net la responsabile nazionale Chiara Santinelli dell’Istituto di Biofisica del Cnr di Pisa – esprime la volontà di far si che ricercatori impegnati su tematiche riguardanti l’oceanografia o i processi atmosferici inizino a collaborare, creando quindi una rete a livello nazionale che, nell’ambito di SOLAS internazionale, favorisca e potenzi la collaborazione tra questi due grandi gruppi».

In effetti, le forze in campo sono considerevoli e comprendono attualmente dodici centri di ricerca italiani – tra cui cinque istituti del Cnr (IAMC, IBF, ISAC, ISMAR e ISSIA), l’Enea, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e la Stazione Zoologica Anton Dohrn; oltre a diverse università tra cui Genova, Firenze, Parthenope di Napoli e Politecnico delle Marche.

Anche le infrastrutture a supporto della nuova iniziativa sono di grande rilievo: la Santinelli cita, tra gli altri, la nave oceanografica Urania del Cnr, la torre oceanografica ”Acqua Alta” dell’Istituto di Scienze Marine (ISMAR) nel nord Adriatico; e poi ancora: gli osservatori climatici di Lecce, Lamezia Terme e Capo Granitola dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC), il sito Marechiara nel Golfo di Napoli della stazione zoologica A. Dhorn, la Stazione per osservazioni climatiche “R. Sarao” di Lampedusa dell’Enea.

Entrando più nel merito delle ricerche, va sottolineato che «all’interfaccia acqua-aria avvengono processi molto importanti che finora sono stati studiati separatamente ma che ci rendiamo conto essere strettamente legati e che possono essere meglio compresi solo unendo i due tipi di competenze. Si pensi agli scambi di carbonio, sia quello organico il cui input atmosferico può andare a influenzare i cicli biogeochimici marini che a quello inorganico, ovvero la CO2». È una nuova frontiera della ricerca e più che mai il dialogo e lo scambio di informazioni è necessario; a partire dalla necessità di uniformare la stessa terminologia. Il tema di fondo, sottostante questo tipo di indagini è centrato principalmente sulla questione del cambiamento climatico: «è certamente uno degli aspetti più importanti, perché le interazione tra oceano e atmosfera sono legate al clima, che è fortemente dipendente da ciò che avviene negli oceani; e viceversa, quanto accade in atmosfera influenza i processi a livello oceanico. L’interesse non è solo il cambiamento climatico, ma anche l’impatto degli input atmosferici e dei contaminanti sui cicli biogeochimici e l’inquinamento marino e viceversa il passaggio di molecole organiche e contaminanti dalla superficie del mare all’aerosol.

Tutti processi che avvengono all’interfaccia oceani-atmosfera e che possono essere studiati meglio all’interno di un quadro globale». All’Istituto di Biofisica del Cnr di Pisa la Santinelli si occupa proprio del ciclo del carbonio in mare, con particolare attenzione al carbonio organico disciolto e quindi nell’ambito di Solas studia «come l’ input del carbonio organico dall’atmosfera vada a influenzare il relativo ciclo in mare ma anche, viceversa, come la concentrazione in mare può favorire il passaggio di molecole organiche in atmosfera».

Sono studi che richiedono dati raccolti in situ, quindi attraverso apposite campagne che si aggiungono ai dati storici raccolti finora. Attualmente l’attività si sta sviluppando con alcuni programmi che attendono la disponibilità della nave Urania per una prossima campagna oceanografica integrata atmosfera-mare. E ci sono altri progetti inseriti nella rete SOLAS, come il progetto “Air-Sea Lab: Climate air pollution interaction in coastal environment”, che vede in primo piano i ricercatori dell’ISAC guidati da Maria Cristina Facchini, membro del comitato scientifico di SOLAS internazionale. Una ricerca che si inscrive nel tema generale dei cambiamenti globali e del loro impatto sulla qualità dell’aria e sul sistema climatico, studiando i processi emissivi, di trasformazione e deposizione di sostanze in tracce derivanti dai cicli biogeochimici naturali degli oceani o degli ecosistemi terrestri, oltre che dalle attività umane.

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