ACQUA SU MARTE/ Benvenuti (Iau): con un “trapano” italiano ora scopriremo se c’è vita

- int. Piero Benvenuti

Per PIERO BENVENUTI, il fatto che ci sia l’acqua non è una prova diretta dell’esistenza della vita, ma è un elemento che si aggiunge a ipotesi che ci sia stata in passato

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Marte

Sulla superficie di Marte scorrono fiumi di acqua salata. Sono piccoli ruscelli che lasciano delle misteriose strisce scure. A documentarlo è stato il satellite della Nasa MRO (Mars Reconnaisance Orbiter). Il primo a ipotizzare la presenza di acqua su Marte era stato l’italiano Giovanni Schiapparelli fin dall’800. L’acqua però compare solo in alcune stagioni, con gocce che si condensano in stretti canali di poche decine di centimetri. Per Piero Benvenuti, professore di Astronomia dell’Università di Padova e segretario generale dell’Unione Astronomica Mondiale (IAU), “il fatto che ci sia l’acqua non è una prova diretta dell’esistenza di fenomeni biologici. Certamente è un elemento che si aggiunge a ipotesi che in passato ci sia stata vita su Marte”. Clicca qui per vedere lo speciale sulla Scoperta dell’Acqua su Marte.

La presenza di acqua su Marte non è un’ipotesi nuova. Dove sta la vera novità di questa scoperta?

La novità è che sembra ci sia l’evidenza di un flusso vero e proprio di acqua salata. Osservazioni a più riprese, fatte in epoche diverse, mostrano delle piccole variazioni nelle strisce su alcune parti di Marte. Queste variazioni corrispondono a dei piccoli flussi di acqua. Si ipotizza che sia salata perché il punto di congelamento dell’acqua salata è più basso, e quindi anche a temperature molto basse alle quali l’acqua dolce gelerebbe, quella salata continua a scorrere.

Quella che la Nasa ha comunicato è stata definita una prova indiretta. Che cosa significa?

E’ una prova indiretta nel senso che non si vede veramente l’acqua scorrere, ma per spiegare queste strisce che variano di stagione in stagione l’ipotesi più probabile è che siano formate per effetto di piccoli ruscelli. Dal punto di vista dell’evoluzione del pianeta questo è un dato molto importante.

Come ha fatto la sonda MRO a ottenere questi risultati?

La sonda MRO ha degli strumenti a bordo che permettono di analizzare la composizione del suolo. Sarebbe abbastanza complicato spiegare esattamente come, ma questi dati permettono di determinare la composizione chimica del materiale anche a distanza. Mettono infatti insieme l’osservazione ottica e i dati spettroscopici ottenuti dalla MRO, per arrivare a ipotesi plausibili.

Possiamo dire qualcosa sul tipo di acqua che c’è su Marte?

Per avere un’indicazione del tipo di acqua bisognerebbe poterne analizzare la composizione, e quindi le proporzioni di acqua normale e di acqua pesante formata da deuterio. In questo modo sarebbe possibile ricavare indicazioni sull’origine dell’acqua. Questi dati però ancora non ci sono.

Che cosa cambierà nei programmi dell’esplorazione di Marte dopo questa scoperta?

I programmi sono pronti da tempo e questo risultato li rende ancora più giustificati, ma non cambia di molto ciò che è già stato pianificato. Sta per partire una missione europea verso Marte, ExoMars 2016. Tutti i Paesi provvisti di tecnologia spaziale stanno programmando l’esplorazione di Marte, perché da moltissimi punti di vista è il pianeta al momento più interessante.

 

Dire che c’è acqua non significa necessariamente che c’è vita. Che cosa ne pensa di molti annunci in questo senso?

Il fatto che ci sia l’acqua non è una prova diretta dell’esistenza di fenomeni biologici. Certamente è un elemento che si aggiunge a ipotesi che sulla superficie del pianeta Rosso nel passato si siano sviluppate forme biologiche almeno per una certa fase della sua storia. Non è però un’equazione in base a cui si può dire che se c’è l’acqua c’è anche la vita.

 

Lei quindi esclude al 100% che ci sia vita su Marte?

No, non posso escludere la presenza di forme biologiche su Marte perché potrebbero essere presenti nel sottosuolo, che per il momento non è ancora stato esplorato. Tra tre anni ExoMars 2018, che farà seguito a ExoMars 2016, porterà a bordo di un piccolo Rover un trapano ideato e costruito in Italia che potrà perforare la superficie fino a 2mila metri di profondità. Realizzerà quindi un carotaggio per scoprire se in profondità ci sono tracce di vita biologica, magari estinte.

 

(Pietro Vernizzi)

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