TUMORE AL POLMONE/ Speranza da nuovo farmaco: immunoterapia aumenta di 3 volte la sopravvivenza

- Dario D'Angelo

Tumore al polmone: durvalumab, un nuovo farmaco immunoterapico, è stato testato su malati di carcinoma al terzo stadio: sembra aumentare di 3 volte la normale sopravvivenza

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Nuova speranza dalla ricerca di una cura efficace per il tumore al polmone, in particolare il carcinoma non a piccole cellule localmente avanzato (definito dai medici allo stadio 3), non operabile. Come riportato da La Repubblica, uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine verrà presentato quest’oggi a Madrid, nel corso del congresso della Società europea di oncologica medica – Esmo 2017, dove la comunità scientifica spera di assistere ad una svolta nel trattamento di questa aggressiva forma tumorale. Nello specifico lo studio, denominato PACIFIC, ha raggiunto la fase III della sperimentazione ed è stato guidato dal Moffitt Cancer Center di Tampa, in Florida, coinvolgendo 235 centri di 26 paesi. Il farmaco immunoterapico durvalumab, testato su 713 pazienti, è un inibitore del checkpoint immunitario PD-L1 (già individuato come bersaglio di altre immunoterapie). I pazienti, tutti già trattati con chemioterapia a base di platino e radioterapia, per un anno sono stati divisi in due gruppi: ad uno dei due gruppi è stato somministrato durvalumab con cadenza di 14 giorni ogni due settimane), nell’altro un placebo. I risultati sono stati sorprendenti: mediamente la sopravvivenza libera da progressione della malattia è stata di 16,8 mesi per i pazienti che hanno avuto la possibilità di assumere il durvalumab, mentre i malati a cui è capitato il placebo hanno vissuto 5,6 mesi. Tre volte meno di chi ha beneficiato del farmaco. 

AUTORE RICERCA, “PROGRESSIONE MALATTIA DIMEZZATA”

Commenti entusiastici rispetto agli effetti del durvalumab sui malati di tumore al polmone sono arrivati da Luis Paz-Ares dell’Hospital Universitario Doce de Octubre di Madrid, primo autore dello studio PACIFIC. Queste le sue parole riportate da La Repubblica:”Durvalumab diminuisce la probabilità di progressione del 48%, con miglioramenti in tutti i sottogruppi di pazienti“. Lo scienziato non ha negato che ci sono ancora alcuni effetti collaterali imprevisti:”Complessivamente c’è stato un lieve incremento della tossicità, ma la percentuale degli eventi avversi gravi è simile nei due gruppi“. Nello specifico il 68% dei pazienti nel gruppo trattato con durvalumab e nel 53% nel gruppo del placebo. Bisogna comunque sottolineare come il placebo corrisponda alla vita reale, dal momento che chi soffre di carcinoma non a piccole cellule localmente avanzato non operabile non ha altre terapie da tentare dopo chemio e radioterapia. In attesa di altri dati e sperimentazioni, la speranza di una svolta nella lotta al tumore al polmone è più viva che mai. 



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