ETNA E TSUNAMI/ Il vulcano scivola verso lo Ionio, esperti divisi: sensazionalismo?

Etna e tsunami solo sensazionalismo? Il vulcano scivola verso il Mar Ionio, esperti divisi sulla possibilità che si crei un’onda anomala: facciamo il punto della situazione

12.10.2018 - Emanuela Longo
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Etna in eruzione: esplosioni e lava (Foto: Pixabay)

L’Etna sta scivolando verso il mare e rischia di creare uno tsunami. La notizia sta rimbombando sulle pagine web ormai da qualche giorno a questa parte, e sono in molti a chiedersi se vi sia il serio rischio che si verifichi realmente un’onda anomala da qui a breve. La tesi maggiormente sostenuta dagli esperti del settore è che il movimento di scivolamento del vulcano siciliano è noto da anni, e la possibilità che si verifichi uno tsunami sono davvero basse. Insomma, si tratterebbe del classico caso di allarmismo, non confermabile dalla scienza, ma a questo punto ci si domanda il perché di tale studio pubblicato da tre ricercatori italiani della Ingv, che non avevano alcun motivo per scatenare un allarmismo ingiustificato. Insomma, siamo di fronte al classico caso (che spesso e volentieri viene proposto nei film catastrofici), di allarme inascoltato, o il problema deve essere obbligatoriamente sottovalutato? La sensazione circolante è che la risposta, come accade molte volte, sta a metà strada: l’Etna sta realmente scivolando verso lo Ionio e la questione va monitorata con estrema attenzione senza sottovalutarla, ma a tutt’oggi, non esiste alcun serio pericolo per la popolazione della zona. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

IL VULCANO SCIVOLA VERSO IL MARE

Il vulcano Etna sta scivolando progressivamente nelle acque del mare Ionio e in caso di collasso potrebbe provocare un violento tsunami dagli effetti catastrofici. E’ quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science avances a opera di tre ricercatori italiani dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) di Catania – Alessandro Bonforte, Francesco Guglielmino e Giuseppe Puglisi – e che da ieri ha trasformato questa ipotesi in una notizia virale anche per via delle caratteristiche sensazionalistiche che ha assunto. Vero è che, come specificato dagli stessi studiosi, tale scivolamento provocherebbe realmente “effetti devastanti per tutta la regione” ma, d’altra parte, studi simili non sarebbero affatto nuovi e le possibilità che tale collasso possa accadere nell’imminente anche per gli esperti dell’Ingv appaiono possibili ma molto basse. Ciò non è bastato comunque a mettere a tacere il grande allarmismo che si è diffuso tra gli abitanti ai piedi del grande vulcano e non solo. Tutta colpa di un “motore sommerso” al largo della costa est della Sicilia e che starebbe facendo muovere l’Etna come se in quel versante a Sud-est “non avesse i piedi”. Alla base di questo movimento, non ci sarebbe l’attività magmatica ma tale motore sarebbe direttamente in mare. Dunque, è come se l’Etna stesse collassando per il suo stesso peso.

ETNA, RISCHIO TSUNAMI? PAROLA AGLI ESPERTI

Di fronte all’eventualità di un collasso in mare del Vulcano Etna, quasi sarebbero le possibilità di uno tsunami? Per gli esperti è una domanda alla quale non è semplice rispondere. Fino ad oggi e per 20 anni i vulcanologi hanno monitorato i movimenti dell’Etna solo in superficie. Lo studio appena pubblicato conferma la prima misurazione sottomarina. “I nuovi dati spostano adesso la causa del movimento in mare, dove si trova la scarpata ibleo-maltese. È come se il vulcano lì non avesse i piedi”, ha commentato all’Ansa Alessandro Bonforte. Tuttavia, la lunga vita dell’Etna (circa 500mila anni) rispetto ai pochi anni di monitoraggio, non permetterebbe agli esperti di fare congetture su ciò che potrebbe accadere in un futuro più o meno imminente. “Non possiamo prevedere se e quando l’Etna provocherà uno tsunami”, ha aggiunto  Francesco Guglielmino. Certamente gli esperti hanno appurato che lo scivolamento in mare avviene sia in presenza che in assenza di eruzioni. Da qui la necessità di una rete di monitoraggio sott’acqua in grado di fornire maggiori dati. Certamente, ad esprimersi sui possibili rischi in caso di un collasso – la cui probabilità “non è quantificabile perché è talmente bassa che non si può misurare” – è stato anche il direttore della sezione di Catania dell’Ingv, Eugenio Privitera, che ha concluso: “che se si dovesse verificare, il collasso provocherebbe inevitabilmente uno tsunami”.

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