CERVELLI DI MAIALI RIATTIVATI DOPO LA MORTE/ L’incredibile scoperta: e adesso…

- Dario D'Angelo

I cervelli di alcuni maiali morti da ore sono stati “rianimati” da un team dell’Università di Yale: le implicazioni della scoperta coinvolgono anche l’uomo.

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Immagine di repertorio (LaPresse)
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I cervelli di alcuni maiali morti da quattro ore sono stati rianimati da un team di scienziati americani dell’Università di Yale. Lo riporta la Bbc, dopo che una prima fuga di notizie si era verificata già nel 2018, dando conferma di una serie di risultati che evidenziano la capacità – finora ritenuta impossibile – di ripristinare nel cervello umano e in quello dei grandi mammiferi la funzione di alcune cellule e la circolazione sanguigna anche a ore di distanza da un arresto circolatorio. Come riportato dall’Ansa, la riattivazione del cervello dei maiali non è stata però “completa”: questo vuol dire che non è stata ripristinata l’attività elettrica associata alla coscienza. In ogni caso i risultati conseguiti dal team dell’Università di Yale guidato da Nenad Sestan aprono a possibili ricadute positive nello studio delle malattie neurodegenerative e nella sperimentazione di nuovi farmaci.

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CERVELLI DI MAIALI RIATTIVATI DOPO LA MORTE

Ma com’è stato possibile riattivare le cellule e la circolazione sanguigna nei cervelli di alcuni maiali morti? Come riportato dall’Ansa, l’esperimento è stato condotto su 32 cervelli di maiale ottenuti da macelli mediante uno strumento chiamato BrainEx, progettato e finanziato nell’ambito della Brain Initiative promossa dagli statunitensi del National Institutes of Health (Nih). Il dispositivo, si legge, “si basa su un sistema che, a temperatura ambiente, pompa nelle principali arterie del cervello una soluzione chiamata BEx perfusato, un sostituto del sangue basato su un mix di sostanze protettive, stabilizzanti e agenti di contrasto”. I cervelli immersi nel dispositivo si sono visti ripristinare l’irrorazione in tutti i vasi sanguigni e hanno mostrato sia la riduzione della morte cellulare, sia il ripristino di alcune funzioni cellulari, compresa la formazione di connessioni tra i neuroni (sinapsi). Le implicazioni di questa tecnologia sembrano essere innumerevoli. Il coordinatore dello studio, Nenad Sestan, ha dichiarato che potrebbe essere utilizzata per “terapie contro i danni provocati dall’ictus”.

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