SCIENZ@SCUOLA/ Misura del coefficiente di attrito statico in tempo di DaD

- Elsa Ruisi

Come non censurare totalmente la dimensione sperimentale caratteristica delle scienze della Natura, in tempo di didattica a distanza? Un esperimento di «fisica in casa» realizzato e raccontato da una studentessa di III liceo classico.

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La didattica a distanza che ha caratterizzato la scuola durante l’epidemia di Covid-19 ha evidenziato difficoltà di vario genere e ha costretto i docenti più accorti a interrogarsi su che cosa è essenziale nella disciplina insegnata. In particolare molti si sono chiesti come non censurare totalmente la dimensione sperimentale caratteristica delle scienze della Natura. Una studentessa che frequenta il terzo anno del liceo classico racconta di aver ricreato un «laboratorio» in casa e di aver utilizzato sia materiali facilmente reperibili sia il proprio smartphone come strumento versatile e preciso, per studiare l’attrito radente su un piano inclinato. Una esperienza interessante che può essere imitata in contesti disciplinari diversi. L’attività sperimentale è stata guidata a distanza dall’insegnante di Matematica e Fisica Barbara Chierichetti. 

 

L’esperimento che descrivo, realizzato a casa in tempi di didattica a distanza, consiste nel misurare il coefficiente di attrito radente statico tra uno smartphone e una superficie piana. Ho utilizzato materiali e strumenti facilmente reperibili, ovvero un tagliere di legno, uno smartphone, una cover per smartphone di gomma, pellicola di polietilene da cucina, inclinometro con sensibilità del millesimo di grado sessagesimale.
Di seguito riporto la relazione consegnata all’insegnante di fisica a conclusione del lavoro.

Introduzione teorica
L’attrito è una forza passiva che ha origine quando un corpo è messo in movimento. È una forza frenante che ha la stessa direzione del moto ma verso opposto.
Esistono diversi tipi di attrito, ma per questo esperimento mi sono concentrata sull’attrito radente che si produce quando un corpo si muove strisciando su un piano. È dovuto alla scabrosità delle superfici, oppure, in caso di superfici lisce, ai legami che si instaurano tra le superfici. L’attrito è direttamente proporzionale alla forza premente o carico, esercitata dal corpo appoggiato, che ha direzione perpendicolare al piano.
Dato un corpo su un piano orizzontale, la forza premente corrisponde al suo peso P , e quindi l’intensità Fa della forza di attrito è data dalla relazione: Fa = k P, dove la costante di proporzionalità k è denominata coefficiente di attrito radente, il cui valore dipende dalle superfici di contatto.

 

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Elsa Ruisi
(studentessa della III F del Liceo Classico “ Giovanni Berchet” di Milano)

 

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