SCONTRO NEL MAR NERO/ Cannonate russe contro UK, una spia delle difficoltà di Putin

- int. Stefano Piazza

Una nave militare inglese si è avvicinata troppo a quelle che la Russia considera acque territoriali della Federazione. Sparati alcuni colpi di avvertimento

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Cacciatorpediniere Tipo 45 della Marina Reale inglese

Dopo le belle parole che si sono scambiati Biden e Putin a Ginevra, un incidente accaduto nel Mar Nero potrebbe ribaltare ancora una volta la situazione. Due navi militari inglesi, presenti nel Mar Nero da diverse settimane (un cacciatorpediniere Tipo 45 armato con missili antiaerei e una fregata antisommergibile Tipo 23) con lo scopo di mostrare solidarietà all’Ucraina, si sarebbero avvicinate troppo alla Crimea, occupata dai russi nel 2014, occupazione mai riconosciuta a livello internazionale.

A quel punto una motovedetta della Guardia di frontiera russa e un Su-24 dell’aviazione di Mosca hanno sparato colpi di avvertimento contro il cacciatorpediniere britannico Hms Defender, che non ha risposto, ma si è allontanato. Mosca ha denunciato l’accaduto come violazione del proprio spazio marino, Londra ha risposto che quello spazio appartiene all’Ucraina. Provocazione? Inizio di una escalation? Stefano Piazza, esperto di terrorismo e geopolitica, ritiene “che si tratti di una semplice scaramuccia fra due paesi i cui rapporti sono ai minimi ormai da anni”. Piazza dice anche che la risposta russa al presunto sconfinamento nelle acque della Crimea “è la tipica risposta di Putin, fatta con i muscoli al fine di galvanizzare il nazionalismo russo in un momento storico in cui il suo carisma e la sua autorità stanno perdendo sempre più colpi”.

Come giudica questo incidente? Gli inglesi hanno detto chiaramente di non aver violato le acque della Federazione russa, in quanto per loro sono acque ucraine. Una provocazione?

Bisogna tener conto che da anni ormai le relazioni tra Regno Unito e Russia sono ai minimi storici. La memoria ci porta agli avvelenamenti di ex spie russe residenti in Inghilterra, non sono stati rinnovati molti permessi di soggiorno, ad esempio quello di Roman Abramovich, grande amico di Putin. Non credo però si possa parlare di provocazioni, sono cose abbastanza normali, gli inglesi sono lì da un paio di mesi e oggi c’è stato questo incidente. C’è una cosa che va comunque detta.

Prego.

Putin proprio in questi giorni ha scritto in una lettera che era pronto ad avere rapporti paritari con l’Europa e oggi si mette a sparare. La leggo diversamente: Putin è in grande difficoltà, al di là del modo con cui si presenta, queste mosse sono fatte per galvanizzare lo spirito nazionalista russo, sono quelle mosse muscolari che ne hanno favorito l’ascesa e poi hanno consolidato il suo potere. Oggi questa immagine è fortemente compromessa, l’economia non funziona, la corruzione è dilagante, Putin quando è in difficoltà usa sempre l’arma della propaganda e dei militari.

Sembra anche avere ingranato una sorta di retromarcia rispetto alle belle parole che aveva detto a Biden.

È in difficoltà, lo vediamo in Siria, dove si è impantanato, perde uomini e paga un costo economico altissimo alle casse già esangui del Cremlino. Se gli inglesi hanno fatto il loro mestiere, i russi hanno reagito.

Sì, ma che mestiere stanno facendo gli inglesi nel Mar Nero? Forse stanno cercando di far capire che l’Ucraina deve entrare nella Nato? Pur con le cautele del caso, tale decisione è stata confermata anche da Biden al vertice G7…

Può darsi, non lo escluderei. Gli inglesi hanno fatto una forzatura, però i rapporti, come ho detto, sono pessimi, non si piacciono e fanno di tutto per farsi dispetti. Londra continua a espellere gente, all’interno di queste scaramucce ci può stare anche questa cosa che questa volta è successa in mare mentre tutti i giorni accade in Gran Bretagna.

Non vede perciò il rischio di una escalation?

Non credo, oggi a nessuno conviene passare il segno. Sono misure scenografiche, che mandano dei messaggi, ma si fermano lì. Non vanno però sottovalutate, perché quando provochi devi sperare che dopo che l’hai fatto la cosa si fermi lì, perché poi può partire un missile e tirare giù un aereo. Si sa quando comincia, ma non si sa quando e come finisce.

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