Scordamaglia: “Costi produzione alimentare +30%”/ “Si punta import ma qualità bassa”

- Chiara Ferrara

Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, lancia l’allarme: “Aumento costi di produzione alimentare di +30%, prezzi folli a ottobre”

luigi scordamaglia

Il settore alimentare in Italia è in crisi, tanto che a ottobre i prezzi potrebbero salire vertiginosamente al punto da non essere più accessibili per i cittadini: la causa è da ricondurre all’aumento dei costi di produzione alimentari, pari al +30%. A parlare del complesso fenomeno, nel corso di una intervista a La Verità, è stato Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

Abbiamo costi, a cominciare dall’energia, tali per cui se non ci saranno riserve strategiche di gas sufficienti a ottobre si fermeranno gli impianti. Dovremo per forza scaricare aumenti consistenti sui beni di prima necessità. Abbiamo un’impresa agricola su dieci che chiude e una su quattro nell’agroalimentare che non ha prospettive”, ha preannunciato. A dare soddisfazioni è soltanto l’export, non basta però a salvare la situazione. “C’è un forte incremento nella percezione del valore dell’italianità dell’agroalimentare, ma le nostre imprese non riescono a sostenerlo: i costi ci stanno uccidendo”.

Scordamaglia: “Costi produzione alimentare +30%”. Il problema dell’import

A fronte dei costi di produzione alimentare in incremento del 30%, sta aumentando l’import ma i risultati sono spesso dannosi. In questo modo, infatti, come spiegato da Luigi Scordamaglia nel corso dell’intervista a La Repubblica, viene a mancare la qualità. È per questo motivo che è necessario trovare vie alternative. “Si deve aumentare, in un quadro di sostenibilità, l’autoapprovvigionamento. Quella è la strada. Non certo quella indicata da una parte di Europa che vuole ridurre la produzione del 15% per poi aprirsi a importazioni di prodotti che non hanno i nostri standard di qualità e salubrità”.

Il rischio, nel caso in cui ciò non avvenga al più presto, è che ci sia un aumento di discriminazioni nella popolazione, anche dal punto di vista alimentare. “È ora di finirla di pensare che ci sono pochi fortunati che accedono all’eccellenza e gli altri si arrangiano. È inaccettabile: la popolazione italiana, come quella mondiale tutta, va messa in condizione di accedere equamente al cibo”. 





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