Si chiama “Scudo europeo per la democrazia”. Ma sarà il più grave attentato alla libertà di espressione mai visto in Europa fino ad oggi
Bisogna dire che Ursula von der Leyen non smette più di stupire. L’ultimo coniglio tratto dal cappello consiste nella volontà di costituire lo Scudo europeo per la democrazia, battezzato Democratic Shield, e presentato con le solita altisonante retorica dalla commissaria finlandese alla Sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia Henna Virkkunen, e dall’irlandese Michael McHgrath, commissario a Democrazia, giustizia, stato di diritto e tutela dei consumatori.
Già i titoli dei due commissari grondano della stessa retorica usata per presentare il progetto, che si propone di salvaguardare l’integrità dello spazio informativo, rafforzare le istituzioni europee, garantire elezioni eque e libere e media liberi e indipendenti, oltre a rafforzare la resilienza della società e l’impegno dei cittadini.
Si apprende dal comunicato ufficiale che “il primo obiettivo consiste nel costituire un ‘Centro europeo per la resilienza democratica’ che riunirà le competenze e le risorse dell’UE e degli Stati membri per aumentare la capacità collettiva di anticipare, individuare e rispondere alle minacce e sviluppare detta resilienza”. “Con gli Stati membri al centro” – così sta scritto, anche se finora si assiste ad un totale accentramento dei poteri da parte di von der Leyen – il Centro fungerà da quadro per facilitare la condivisione delle informazioni e sostenere lo sviluppo di capacità per resistere all’evoluzione delle minacce comuni, in particolare la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI) e la disinformazione. Con il sostegno e in stretto coordinamento con il sistema di allarme rapido gestito dal Servizio europeo per l’azione esterna, il Centro collegherà le reti e le strutture esistenti”.
Si tratta di roboanti annunci nello stile tipico della burocrazia di Bruxelles. Come al solito, le strade dell’inferno si scoprono solo se si vanno ad esaminare alcuni dettagli, come “il sostegno alle iniziative per smascherare le fake news, con il potenziamento di una rete di rilevatori indipendenti e l’aumento dei finanziamenti per i media ritenuti affidabili e di interesse generale, come per le associazioni civiche che si propongono di lottare contro la disinformazione, tramite finanziamenti sostenibili e trasparenti” (corsivi nostri).

Chi fosse interessato può andare a leggersi l’intero comunicato stampa. Così scoprirà che tra gli obiettivi c’è quello di dotare il DSA (Digital Services Act) di mezzi e metodi coercitivi e del tutto contrari alla libertà di pensiero: infatti, quis custodiet custodes? Abbiamo già visto quanto sono… indipendenti i fact checker indipendenti finora individuati dall’UE, e come hanno interpretato i “media di interesse generale” i finanziamenti ricevuti dall’UE: agendo come una mera cassa di risonanza dei commissari europei e soprattutto della presidente.
Da rilevare che, assai malauguratamente, buona parte dei nostri parlamentari europei hanno votato il DSA senza accorgersi delle trappole nascoste nel solito fumoso linguaggio burocratese. Il che corrisponde ad una tecnica consolidata: far votare delle petizioni di principio molto generiche, nascondendo nelle abbondanti circonvoluzioni retoriche una serie di pericolosi ami per aggiungervi poi più stringenti direttive successive.
Nel frattempo l’instancabile von der Leyen ha contemporaneamente lanciato il progetto di una intelligence europea alle sue dirette dipendenze, a cui tutti i servizi segreti dovrebbero passare i propri dati riservati.
Che dire? Più aumentano le critiche sulla sua gestione, le richieste di dimissioni, le critiche al bilancio europeo, più la presidente della Commissione europea pretende di creare sempre nuovi poteri da accentrare nel suo ufficio. Diversi analisti sostengono che questa smania alla fine le nuocerà, anche perché i servizi segreti di importanti Paesi hanno già fatto sapere di volersi tenere ben stretti i propri dati sensibili.
A parte questo, come si può poi pensare di autorizzare a incrementare il bilancio per le pubbliche relazioni e il sostegno ai media con “finanziamenti trasparenti” chi ha acquistato vaccini per diverse decine di miliardi – vaccini che inoltre non si sono poi dimostrati né efficaci né sicuri – senza alcuna autorizzazione del Parlamento e tramite SMS notturni poi cancellati?
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