SCUOLA/ Adulti in ascolto, il modo migliore per contrastare i bulli

- Laura Colantonio

Insicurezze e paure sono all’ordine del giorno tra adolescenti. In che modo gli adulti, dentro e fuori la scuola, possono arginare fenomeni di bullismo?

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Scuola (LaPresse)

Secondo e terzo anno dei licei, e delle secondarie di secondo grado in generale, e talvolta anche il primo: questi sono gli anni ancora cruciali, nelle scuole cosiddette “superiori”, per modalità relazionali tra coetanei non sempre serene e costruttive.

In particolare, certe dinamiche trovano agevolata espressione laddove vacilla l’ascolto da parte di tutti gli adulti, potenziali educatori in qualsiasi contesto per quanto di propria pertinenza, e laddove gli adulti di riferimento lascino arrivare messaggi di relazioni interpersonali gestite nei termini che ciascuno riesce a mettere in atto.

Nella scuola una cura non sempre attenta del coordinamento e del monitoraggio da parte della componente docente in rapporto alla propria identità di consiglio di classe, la progettazione didattica  non orientata verso azioni concordate e verso un lavoro organico possono divenire terreno fertile per relazioni più difficili tra coetanei col rischio di comprimere i tempi di ciascuno studente o di relegare ( nel pensiero di chi promuove processi di apprendimento ) ogni adolescente, vuoi per considerazione personale vuoi per valutazione dei processi d’apprendimento, in schemi  “precostituiti” poi difficilmente modificabili proprio dagli stessi docenti.

Accorgimenti da parte dei docenti quali il dialogo con i ragazzi, basato sull’ascolto di  vissuti e problematiche, di insicurezze e paure, di insistenti complessi e di angosce diffuse, o la promozione di tematiche ad hoc disciplinari o trasversali, che affrontino la considerazione del sé e l’autostima, possono creare quegli imprescindibili luoghi di discussione e di riflessione che accompagnino i giovani nel loro percorso di crescita.

Il presupposto scientifico secondo cui il contesto relazionale si configura come snodo cruciale del rapporto tra bullismo, diverse fragilità, inclusione e apprendimento definisce la dimensione relazionale come ambito privilegiato di analisi. La valorizzazione, nel senso di prioritaria considerazione, del rapporto tra clima relazionale positivo, nella sua accezione di oggettivo, e processi inclusivi sostiene il successo formativo di tutti gli allievi e favorisce la visione sistemica del contesto relazionale scolastico, determinando uno spostamento verso il paradigma della “ecologia delle relazioni”.

L’esperienza e la competenza dei docenti, tuttavia, non sempre riescono a soddisfare tutte le risposte che gli adolescenti attendono. E allora, attingendo alle risorse che il territorio di riferimento può offrire, figure professionali specializzate che è possibile coinvolgere grazie a protocolli d’intesa e convenzioni con le municipalità competenti ad esempio, è possibile favorire la promozione di equilibri relazionali che sostengono il clima interpersonale tra i ragazzi di un gruppo classe.

Attraverso calendarizzate presenze sistemiche, precedute da colloqui con il docente coordinatore di classe o con la figura di sistema referente di tale dimensione,  di sociologi o medici, anche nella misura di informazione /formazione preventiva delle relazioni sane e costruttive rispetto a quelle non sane e non costruttive o in relazione alle dipendenze da fumo, da alcool o da sostanze stupefacenti, con il coinvolgimento dei genitori rappresentanti di classe e/o rappresentanti d’istituto anche nella qualità di professionisti di settore, vengono sviscerate tematiche varie, dalla cooperazione tra pari al coinvolgimento dei più fragili, suggerite modalità di coesione che vadano dai tavoli di lavoro flessibili ai gruppi di studio in classe o a casa, approfondite le implicazioni neuronali soggette ad alterazione nel caso di intossicazione dell’organismo.

La comprensione delle relazioni interpersonali è sostenibile proprio attraverso la dimensione della comunicazione, che pone l’uno di fronte all’altro. Punto di riferimento, in tal senso, l’impostazione di Gregory Bateson, studioso di rilievo, una sorta di figura di culto dell’organizzazione sociale di questo secolo. L’approccio psicologico relazionale di Bateson ha individuato nella comunicazione il campo d’azione dell’identità di ciascun individuo: attraverso la comunicazione si costruisce la propria rete di relazioni, tanto simmetriche quanto complementari, fondate, rispettivamente, sull’uguaglianza nei rapporti e sulla percezione di una differenza. La teoria del doppio legame pone in rilievo la possibilità che la comunicazione presenti messaggi multipli, i meta-messaggi si connotano come comunicazioni sulla comunicazione e si distinguono per la loro natura affettiva, e quindi non verbale, e per la loro implicazione di quel sostrato emotivo che diviene universo predominante nell’età adolescenziale … Verso un’ecologia della mente, il titolo emblematico della summa del pensiero di Bateson.

E dunque le relazioni, quelle tra compagni di classe e quelle tra compagni di classi aperte, quelle tra docenti e discenti, quelle tra famiglie e docenti o tra docenti e figure specializzate, promuovono, sostengono e concorrono ai processi di apprendimento dei giovani che “inseguono”, magari affannandosi o esponendosi senza averne coscienza, o nel caso peggiore avendola, livelli di maturità personale finanche con modalità irrispettose del prossimo sia coetaneo sia adulto.

E sulle relazioni che divengono Affinità Elettive, Goethe, spaziando dalle scienze naturali alla psicologia degli esseri umani, ha scritto pagine mirabili. La fine del terzo capitolo contempla il pensiero di Charlotte in relazione alla lettera dell’assistente della direttrice del collegio su Ottilie: “…in vita sua aveva imparato a iosa quanto debba essere altamente apprezzata ogni autentica inclinazione in un mondo in cui sono prevalentemente di casa l’indifferenza e l’avversione”.

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