SCUOLA/ Al cuore dell’insegnamento: quando la pandemia non fa paura

- Nicola Itri

Si è svolta tra sabato 17 e domenica 18 ottobre la XII edizione del corso nazionale di aggiornamento degli insegnanti promosso da Diesse. Gli spunti emersi

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Scuola (LaPresse)

Si è svolta tra sabato 17 e domenica 18 ottobre la XII edizione del corso nazionale di aggiornamento degli insegnanti promosso dall’associazione Diesse (Didattica e Innovazione  Scolastica) dal titolo “Al cuore dell’insegnamento: tra esigenze permanenti e nuovi scenari”. Il convegno, cui erano iscritti via web 500 docenti, collegatisi da tutte le regioni d’Italia nonché dal Portogallo, dalla Russia e dal principato di Monaco si è articolato in due momenti: il primo, una tavola rotonda alla quale sono intervenuti Carlo Fedeli, docente di pedagogia della scuola e dell’insegnamento nell’Università di Torino, Pier Cesare Rivoltella, docente di tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento nell’Università Cattolica, Monica Scholz Zappa, docente di scienze linguistiche nell’Università di Friburgo e Pino Suriano, docente dell’IIS Fermi di Policoro (Matera), coordinati tra di loro dal presidente nazionale di Diesse Carlo Di Michele, il quale, prima  che i conferenzieri della tavola rotonda svolgessero il loro intervento, ha voluto fare il punto su cosa significhi insegnare oggi, dopo l’esperienza della didattica a distanza tra alunni e insegnanti, dovuta alla chiusura delle scuole lo scorso anno scolastico.

Il secondo momento si è tenuto domenica mattina e articolatosi in una ventina di gruppi di lavoro, le Botteghe dell’insegnare, in cui si è lavorato su diverse materie o tematiche: I colloqui fiorentini, dedicati quest’anno a Dante, Il cantiere delle scienze, Il libro fondativo, Il mondo parla: ma noi sappiamo ascoltare?, e poi dall’Infanzia a Informatica, all’Italiano, al Latino, ai percorsi in lingua straniera Le Vie d’Europa, Il libro aperto, Matematica, Matematica e scienze: imparare scoprendo, Matematica nella scuola primaria, ProgettazioneReligione cattolicaStoria, Verifica e valutazione dell’insegnare e Filosofia. Il lavoro nelle Botteghe è stato l’occasione per i diversi corsisti di scambiarsi le proprie esperienze di lavoro in questo anno in cui è prevalso, tra tutte le variabili del “fare scuola”, l’insegnamento a distanza.

Dopo un breve saluto di Max Bruschi, capo-dipartimento del ministero dell’Istruzione, che ha sottolineato come la scuola italiana oggi rappresenti la “via del Piave” nel nostro paese (tra i genitori che devono andare a lavorare e gli studenti, che rappresentano il futuro della nuova generazione), si sono alternate testimonianze di insegnanti che hanno raccontato il loro “vissuto” di quest’anno “particolare” e le relazioni dei vari ospiti, che hanno portato un contributo di riflessione.

Monica Scholz Zappa ha rilevato che la pandemia ha fatto emergere nel corpo docente due diversi atteggiamenti: il primo, quello di quei professori tra cui si diceva “vedrai, passerà”, “io insegno solo in presenza”, e un secondo, di quei docenti cui era ben presente che questa pandemia ha rappresentato una sorta di “sveglia”, nella quale la realtà virtuale si identificava con la totalità della realtà. Rivoltella, docente della Cattolica, ha invece messo in evidenza nel suo intervento tre spunti di riflessione: innanzi tutto il fatto che non sia corretto parlare di scuola digitale, quanto piuttosto di scuola al tempo del digitale; in secondo luogo il fatto che il digitale deve concepirsi come alleato dell’insegnamento e, terzo, la necessità di educare i giovani alla cultura del digitale. In particolare il docente della Cattolica ha voluto sottolineare come al digitale si sia voluta dare nel nostro paese un’eccessiva enfasi mentre non rappresenta altro che una variabile della società in cui viviamo; per gli studenti, ad esempio, l’uso massiccio dei loro smartphone non è che uno dei loro strumenti a disposizione, come una biro o un righello.

Suriano ha raccontato come questo periodo di didattica a distanza ha portato molti suoi studenti, paradossalmente, a riscoprire il valore della scuola: se manca loro la scuola – ha sottolineato – manca loro un’esperienza fondamentale del vivere, di cui però i giovani sono assolutamente consapevoli: la necessità e l’importanza dell’essere guardati da qualcuno.

Fedeli, prendendo lo spunto da una frase di Hannah Arendt, ha detto che in questo cambiamento d’epoca bisogna dare risposte nuove o vecchie, superando però i pregiudizi; la scuola tradizionale, ha aggiunto, sta finendo ma la scuola come luogo di incontri, di relazioni, di dialogo tra i ragazzi, con tutte le loro domande, e gli insegnanti è insostituibile; e la risposta a questi “titoli di coda” è l’educazione. La scuola, ha aggiunto Fedeli, è un luogo privilegiato, ma ha un’autorevolezza che deve ri-acquistarsi, così come gli insegnanti devono recuperare la loro autorevolezza e questo non può accadere se non nell’ora di lezione.

Concludendo i lavori della tavola rotonda, il presidente di Diesse, Carlo di Michele, ha detto che un po’ tutti quanti speriamo che questa situazione passi ma non si può pensare che tutto possa tornare come prima; in questo cambiamento d’epoca nessuno ha delle risposte confezionate, ma si può procedere solo per tentativi. Occorre appunto accettare la sfida del cambiamento che la realtà chiede, ma senza rinunciare o trascurare le esigenze permanenti. Di qui il ruolo di un’associazione di insegnanti, come Diesse, a cui si può dare il proprio contributo innanzitutto dialogando, mettendo in comune la propria esperienza. 







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