SCUOLA/ Ddi, quarantene e adempimenti, per noi mamme è una tortura cinese

- Lettera firmata

Una mamma racconta com’è il rapporto scuola-famiglia tra quarantene e adempimenti. A Roma lo sanno che tra poco saranno le mamme coi figli a fare la rivoluzione?

Maestra sgrida alunni
(LaPresse)

Caro direttore,
ora è iniziata una nuova era: la Ddi, didattica digitale integrata, ex Dad, non è 
più uno strumento per la comunità classe, da attivare in caso di emergenza, da valutare, ma uno strumento ordinario, individuale, che si attiva, su richiesta dei genitori, o senza, in caso di quarantene e malattie. Praticamente va sempre in onda.

È anche simpatico. Una delle mie figlie si è resa conto delle dinamiche guardando da fuori; osserva e impara e la vive con entusiasmo.

Funziona così: tu sei in quarantena, hai il Covid o, che ne so, stai male o stai bene – è lo stesso – e iniziano ad arrivarti codici, oppure non ti arriva niente e allora inizi a preoccuparti. Non c’è un calendario né una programmazione, si viaggia giorno per giorno in base al sentimento dell’insegnante o dei genitori, in base al meteo… Tieni conto che, essendo individuale, partono migliaia di casi individuali e varianti, e diventa un assurdo.

Contestualmente il registro elettronico si carica di compiti, nella parte compiti, e si carica di resoconti, nella parte argomenti svolti in classe. In contemporanea alcuni insegnanti scrivono anche su gmail e caricano su classroom materiali, video, annotazioni, consegne e date. Tutti compilano o leggono, tutti adempiono qualcosa. E hanno scritto tutto (metti che si vada davanti a un giudice).

Se vuoi parlare con un insegnante, tra compilare e leggere, ci vogliono due giorni e poi quell’insegnante si guarda bene dall’intromettersi nella programmazione altrui, perché in questa ragnatela si può restare morti.

Nella classe in cui sono rappresentante hanno perfino concluso che non c è un coordinatore.

Da due sere mi chiamano genitori che mi chiedono un aiuto perché non sanno come comunicare alla scuola e non capiscono il meccanismo. Il resto dei genitori ha la priorità di vedere il proprio nome sul giornale, perché ha ottenuto un hub vaccinale in loco per i bambini.

Passando invece alla scuola primaria, arrivano frasi piene di sentimenti e fotocopie sparpagliate e poi sempre compilazioni sul registro, ovunque. Poi un genitore deve gratuitamente iniziare a fare centinaia di foto e a rincorrere quaderni, tu a casa ringrazi e inizia un assurdo tentativo di riordinare il puzzle. L’obbiettivo non è che uno impari o capisca, ma fare il quaderno esattamente come lo vuole la maestra, così lei sarà contenta e il bambino non verrà umiliato con l’accusa di non essersi impegnato.

Tutto questo iter è moltiplicato per il numero di figli, per le quarantene che ti toccano, per le scelte del dipartimento, mettici la variabile dell’istruzione che ha il genitore, l’intelligenza, i carichi familiari, i carichi professionali, la capacità di gestire l’ansia, di regolare le emozioni e aggiungi quello che vuoi.

Devi seguire una serie folle di norme e paletti che variano da venerdì a lunedì, però devi anche accettare il caos e la mancanza di “regole” e di coordinamento perché c’è l’emergenza.

Idem al lavoro. Adesso sono cambiate le norme, ho ricevuto 3 moduli, devo scrivere tutto di me, attestare che il medico di base è d’accordo e sottoscrivere tutto io. Mi rifiuto, ho chiesto al personale due informazioni, non hanno mai risposto. E quando mi sollecitano, mai niente di scritto, tutto al telefono. Allora io ho tolto tutti i riferimenti normativi (vogliono che io firmi che sono consapevole), ho scritto la sostanza di quello che devo comunicare loro (e che mi chiedono) e ho scritto che chiamino pure il medico di base, che non vuole sottoscrive niente ma è disponibile (il medico mi ha detto: “Signora, studi la normativa che io non capisco più niente”).

Per quanto mi riguarda, mi sento “ubriaca”. Attualmente sono tutti in quarantena con il Covid. Ma temo che finito il Covid chiederanno loro stessi un Tso.

Mi si stringe il cuore a pensare a tutte queste famiglie e a questi bambini/ragazzi sottoposti a questa totale tortura cinese e alla mancanza di buon senso.

Mi si stringe il cuore a pensare che insegnanti, educatori, presidi siano o sfiniti o in preda a un totale egocentrismo infantile e quindi, pur di non entrare nel merito, abdichino al loro compito di educare, di dire a questi ragazzi che vale la pena vivere, lottare, alzarsi al mattino e affrontare le fatiche. O anche solo insegnare loro a contare e a leggere.

Alessandra 

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI







© RIPRODUZIONE RISERVATA