SCUOLA/ Decreto 36, ecco cosa cambia (ma la carriera docente non c’è ancora)

- Ezio Delfino

Il decreto sulle misure urgenti per l’attuazione del Pnrr per la scuola è in dirittura d’arrivo. Qualche passo avanti, ma su carriere e governance si poteva fare di più

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(LaPresse)

Si sono conclusi mercoledì i lavori delle commissioni Affari costituzionali e Cultura del Senato sul testo “Conversione in legge del decreto legge 30 aprile 2022, n. 36, recante ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)”, che contiene anche articoli dedicati alla definizione di riforme nella scuola previste dal Pnrr.

Molte le criticità presenti nel testo base licenziato dal governo il 13 aprile, che i membri delle Commissioni sono stati chiamati a emendare e integrare in poco tempo, calendarizzando incontri solo a partire dal 7 giugno, avvalendosi anche di audizioni e proposte giunte dal mondo dell’associazionismo della scuola.

Non è certamente stato possibile in sede di commissioni modificare l’impianto complessivo degli articoli relativi al settore istruzione, ma va rilevato che qualche passo in avanti è stato fatto.

Le commissioni del Senato hanno introdotto modifiche per migliorare il percorso di formazione iniziale di chi aspira a diventare docente; è stato meglio precisato il percorso riservato ai docenti precari nella fase transitoria; è stata introdotta la modalità di quesiti a risposta aperta nelle prove scritte dei concorsi.

Il lavoro di mediazione delle commissioni, inoltre, ha consentito di ridurre i tagli che il testo governativo presentava: quelli previsti all’organico docenti non sono più aggiuntivi a quelli dovuti alla denatalità, ma si utilizzeranno solo i risparmi dovuti al decremento demografico.

Il testo prevede che la formazione in servizio sarà rivolta ai docenti di ruolo di ogni ordine e grado, articolata in percorsi triennali dall’anno scolastico 2023/24, e potrà anche svolgersi fuori dell’orario di insegnamento. La partecipazione all’attività formativa avverrà su base volontaria per la maggior parte dei docenti, divenendo obbligatoria solo per i docenti immessi in ruolo in seguito all’adeguamento del contratto. In esito al superamento delle verifiche previste (intermedie, con cadenza annuale, e finale) al docente sarà riconosciuto un incentivo economico. Una novità – in termini di riconoscimento di ruoli diversificati all’interno dell’unico profilo docente – è l’introduzione in sede referente di un sistema di formazione e aggiornamento permanente delle figure di sistema.

Anche il previsto taglio della carta del docente – che mette a disposizione del docente 500 euro annui per il proprio aggiornamento – è stato procrastinato fino al 2024 e si è previsto l’impegno del ministero delle Finanze a scongiurarne la sua fine negli anni successivi grazie alla previsione di un intervento di copertura nella prossima Legge di bilancio.

Per l’insegnamento del sostegno è stato accolto un emendamento che introduce la possibilità, fino al 2025, di assumere a tempo indeterminato i docenti già in possesso dell’abilitazione. Alcune soluzioni sono state introdotte per l’abilitazione dei docenti delle scuole paritarie e per l’avvio del concorso per gli insegnanti di religione, due aree di docenza che urgono un inquadramento che ne stabilizzi la posizione.

Nel testo approvato dalle commissioni è stato previsto, infine, di consentire – dall’anno scolastico 2022/2023 – alle istituzioni scolastiche statali affidate in reggenza, con priorità per quelle caratterizzate da molte classi, di avvalersi dell’istituto dell’esonero o del semi-esonero dall’insegnamento per attività di collaborazione nello svolgimento di funzioni amministrative e organizzative, nel limite massimo di un docente nel caso di esonero e di due docenti nel caso di semi-esonero.

Un lavoro di compattezza tra i partiti di maggioranza che ha consentito di raggiungere qualche risultato, ma che certamente manca l’obiettivo di introdurre un’articolazione della carriera del docente, rinunciando a definirne nuovi ruoli e diversificazioni e di definire un modello di governance di cui le autonomie scolastiche hanno oggi forte necessità.

Gli articoli del provvedimento riguardanti il settore istruzione, inoltre, risentono del fatto che la loro stesura non è stata condivisa fin dall’inizio con l’ampio mondo della scuola e che sono stati inseriti in un decreto omnibus, con il breve vincolo dei 60 giorni per concluderne l’iter di approvazione alle Camere: fattori questi che non hanno favorito il confronto sulla definizione di un modello di reclutamento e di formazione dei docenti, della loro carriera professionale e di una moderna governance scolastica all’altezza delle riforme auspicate anche dall’Europa.

Il decreto è atteso in Aula, a Palazzo Madama, lunedì 27 giugno per la sua approvazione, a cui seguirà il passaggio alla Camera, dove bisognerà chiudere assolutamente entro il 29 giugno. Poi, dal 30 giugno, le nuove norme saranno legge.

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