SCUOLA/ Digitale, studenti e prof: evitiamo di usarlo senza capirlo

- Ezio Delfino

Al Meeting di Rimini un incontro dedicato all’uso del digitale a scuola ha fatto luce sulle sfide degli educatori

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LaPresse

Ricerche, esperienze e nuove proposte sono state al centro degli incontri nell’area “Cdo for innovation” promossi dalla Compagnia delle Opere all’interno del Meeting di Rimini 2019 per tuffarsi, con uno sguardo critico, nel mondo dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale.

Tra questi l’incontro “A scuola di digitale. Il digitale a scuola” promosso da Disal, Diesse e CdO Opere educative, che si è svolto giovedì 22 agosto davanti ad un foltissimo pubblico di dirigenti scolastici, docenti, operatori di scuola, genitori nella Fiera di Rimini.

A confrontarsi sul tema Pier Cesare Rivoltella, docente di tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento all’Università Cattolica di Milano, e Luca Botturi docente in media ed educazione presso il dipartimento formazione e apprendimento della Supsi di Locarno in Svizzera.

Il dialogo tra i due relatori ha consentito di approfondire, al pari di quello che inevitabilmente riguarda anche l’industria ed altri settori della società, alcuni nodi essenziali.

1. Cosa sta succedendo nel mondo della scuola? È solo un problema di digitalizzazione o è necessario ripensare la scuola ed attuare una digital trasformation?

2. Accogliendo con occhio aperto e attento la presenza delle tecnologie informatiche nelle aule e nella didattica, quali aspetti culturali, formativi, di aiuto all’espressività ed al protagonismo dei ragazzi, quale contributo a stimolare la loro creatività e sete di conoscenza la diffusione degli strumenti digitali può spalancare e in che modo?

3. Quale atteggiamento gli insegnanti ed i dirigenti scolastici sono chiamati a maturare per un insegnamento autenticamente “innovativo”?

Rivoltella ha subito illuminato lo sfondo del dibattito affermando che la scuola digitale in quanto tale non esiste, si tratta di parlare semplicemente di scuola o, se si vuole, di “scuola al tempo del digitale”: essa, infatti, continua ad avere le stesse consuete vocazioni, ovviamente da declinare, oggi, nel nuovo contesto culturale: garantire la trasmissione culturale da una generazione all’altra; aiutare i giovani, attraverso il dialogo, a riconoscere i loro bisogni profondi; favorire l’orientamento e la scelta vocazionale degli studenti nella professione e nella vita.

Qual è, allora, il contesto culturale nel quale oggi la scuola opera e di cui tenere conto? Oggi viviamo non più nella società del digitale, ma nella società del “codice” che crea spazi e tempi nuovi dentro i quali occorre sapere in anticipo come operare gestendo il passaggio dal feedback al “feed for word” ovvero alla capacità di immaginare in anticipo come le cose e le situazioni potrebbero risponderci. Un tipo di società nella quale i decisori – dirigenti scolastici, docenti ed operatori – sono chiamati a recuperare la capacità di realizzare previsioni e gestire relazioni quali “connettori carismatici”.

Da questo punto di vista un dirigente scolastico dovrà gestire un’organizzazione di scuola che tenga conto delle seguenti aree di intervento: dematerializzazione; infrastrutture e devices (rete, potenza della rete, wi-fi…); comunicazione interna ed esterna; editoria e contenuti; architettura delle conoscenze (knowledge management e documentazione didattica, nella logica di una organizzazione che apprende).

Molto interessante il richiamo di Rivoltella all’attenta considerazione di tre attenzioni trasversali che un responsabile di scuola nella società del codice non può non avere presenti:

il fattore tempo: oggi è sempre più un tempo contratto ed associato con un processo di accelerazione costante di tutti i processi. La nostra è una società dell’accelerazione, quella che ci fa vivere con la percezione di essere sempre in ritardo sulle cose. Ci sentiamo in colpa per essere in ritardo per cui prolunghiamo il tempo di servizio oltre il tempo e lo spazio.

la conoscenza: oggi disponiamo moltissime informazioni che si consumano ed invecchiano rapidamente causando una gestione complessa delle informazioni. Un tempo il problema era come trovare le informazioni, mentre oggi il tema è come sceglierle.

la relazione: la risorsa umana nell’organizzazione digitale rischia di ridursi a semplice ruolo, a funzione, a somma di competenze. Occorre allora gestire lo strumento digitale in modo che esso non sostituisca il compito della persona. Si tratta di creare continuamente un rapporto tra profitto e democrazia.

L’intervento di Luca Botturi ha analizzato successivamente, con ricchezza di esempi di didattica attiva, il rapporto tra digitale e pratica docente e tra digitale e consumi culturali degli studenti: come le nuove tecnologie entrano nelle pratiche di insegnamento e di apprendimento, come il digitale diventa oggetto di studio, come educare i ragazzi ad un uso intelligente dei nuovi luoghi di consumo culturale ( siti, video, spazi virtuali, network)?

Quale è la vera sfida secondo Botturi? Il compito della scuola è quello di aiutare i ragazzi ad avere un “pensiero sul digitale”: capirlo, interpretarlo e sottometterlo alla ragione. Se vogliamo intervenire sul digitale a scuola esso in qualche modo deve diventare, perciò, parte dell’insegnamento: si impara a scrivere se c’è una maestra che ci insegna a scrivere bene, secondo quello che si definisce apprendimento per modelli. Quale modello la scuola propone nell’ambito delle tecnologie digitali? Occorre che a scuola i ragazzi incontrino qualcuno che proponga un uso adulto del digitale ovvero un uso finalizzato. E non servono particolari capacità o competenze informatiche specialistiche: i docenti possono identificare alcune situazioni e strumenti o promuovere situazioni di apprendimento significative in classe dentro il normale curricolo di scuola, dall’infanzia alla quinta superiore. Imparare ad usare il digitale in modo intelligente e proficuo vuol dire allora introdurre gli studenti ad un uso critico delle tecnologie facendole diventare, quindi, oggetto di lavoro dentro il curricolo disciplinare o in ore dedicate vistando con gli studenti i nuovi luoghi culturali (siti, piattaforme, network, spazi virtuali) insegnando loro a scegliere e selezionare spazi di ricerca ed informazioni, con spirito di iniziativa e con creatività.

Un incontro di alto livello e pieno di provocazioni che ha rilanciato al pubblico presente il compito – ripreso dai due relatori – di cui la scuola può diventare  formidabile strumento: quello di un nuovo “umanesimo tecnologico”, un’ibridazione nella quale strumenti informatici, insegnanti e ragazzi siano gli alleati di una nuova rivoluzione culturale oltre che tecnologica ed economica.

Una rivoluzione che è cominciata nel quotidiano ed intelligente lavoro a scuola di molti presidi e docenti.

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