SCUOLA E CORONAVIRUS/ Il “tempo della persona” che i prof non devono sprecare

- Nora Terzoli

Occorre che le lezioni a distanza, nell’emergenza coronavirus, siano l’occasione per cambiare in meglio la scuola. È un nuovo tempo della persona

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LaPresse

La diffusione del contagio da coronavirus, la sospensione delle lezioni e il prendere forma della didattica a distanza stanno facendo emergere una serie di riflessioni sulle caratteristiche proprie di quel fenomeno così singolare dell’esperienza umana che è l’apprendimento. Le lezioni a distanza, anche quando strutturate in modo interattivo, non riescono certamente a sostituire la ricchezza di un gruppo classe guidato da un docente che favorisca una ricerca curiosa, in cui la domanda di uno diventi la domanda di tutti, capace di tracciare un sentiero nuovo e inaspettato nel cammino della scoperta e della conoscenza.

L’apprendimento a distanza rischia inoltre di acuire le difficoltà degli studenti più fragili e con maggiori difficoltà, di far crescere il divario tra famiglie che possono godere di attrezzature informatiche e altre che non ne hanno o che, in questo frangente, le devono destinare allo smart working degli adulti. L’eccezionalità di questa situazione chiede comunque nell’immediato presente di mettersi all’opera alla ricerca di soluzioni idonee per rispondere al diritto all’apprendimento, sancito dalla Costituzione, dei nostri ragazzi.

Lasciamo allora al prossimo futuro le considerazioni e le riflessioni sulle criticità della didattica a distanza e fermiamoci alla contingenza di questo presente, che definirei il tempo della persona.

Tempo della persona perché ho visto, nella scuola che dirigo, tanti docenti mettersi all’opera, mossi dal desiderio di non lasciare soli i loro studenti. La scuola ha mostrato il volto di una comunità educante che non si attiva per input centralizzati o burocratici, ma semplicemente perché si sente interpellata dalla necessità di trovare strade diverse da quelle abituali.

Tempo della persona perché gli insegnanti, superando l’individualismo che spesso ancora caratterizza questa professione soprattutto nella scuola secondaria, si sono cercati per darsi una mano: chi ha maggiori competenze digitali le ha condivise con gli altri, molti hanno scambiato materiali, senza nessuna esclusiva.

Tempo della persona perché in questo frangente, ancor di più rispetto alla didattica in presenza, per non alimentare il divario con chi è più in difficoltà, occorre trovare il modo di raggiungerlo, di non lasciarlo solo e, anche in questo caso, si sono moltiplicate risorse e creatività.

Tempo della persona o della personalizzazione, per usare un termine che dovrebbe diventare sempre più familiare nella scuola, perché si possa aiutare gli studenti a percorrere il proprio cammino di apprendimento, che non è mai identico a quello di un altro, perché si sostanzia dei diversi stili di apprendimento e dei talenti di ciascuno.

Tempo della persona e dei suoi talenti dunque e credo che questo sia l’aspetto più interessante.

Da più parti si è scritto infatti sulla difficoltà della scuola italiana a intercettare e valorizzare i talenti dei suoi studenti. Qualche giorno prima delle vacanze di Natale dello scorso anno con alcuni dei miei studenti, in videoconferenza con una ricercatrice del Cern di Ginevra, si rifletteva proprio su questa criticità delle nostre scuole, mentre condividevamo con lei alcune attività che avevamo realizzato. La scuola italiana, in molte circostanze, rischia infatti di essere troppo autoreferenziale, con una didattica trasmissiva che non riesce a valorizzare i talenti di ciascuno. Il vero maestro invece è colui che, sulla scia delle grandi botteghe del nostro Rinascimento, guida e valorizza fino a far sbocciare il talento dell’allievo.

Sulla scia di queste riflessioni, nel videomessaggio che ho indirizzato alle famiglie e ai ragazzi e in apertura di alcune lezioni a distanza, prima di lasciare la parola ai docenti, ho invitato i ragazzi a lavorare a: “Crea il tuo capolavoro”. Il tempo passato a casa potrebbe essere l’occasione per creare qualcosa che dica di noi, delle nostre passioni, dei nostri interessi, di quello che vogliamo essere. È partito un concorso per ora virtuale, ma che vorremmo diventasse, il prima possibile, la raccolta in presenza dei nostri capolavori.

È il tempo della persona, della libertà, della responsabilità dell’io.

Da questa forzata sosta dalle prassi abituali della scuola ci auguriamo possa nascere una scuola che, facendo tesoro di queste esperienze di libertà e di personalizzazione, sia realmente autonoma.

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