SCUOLA/ E coronavirus: tutti i “buchi” nei provvedimenti di governo e Miur

- Roberto Pellegatta

Basta la moderazione diffusa dal governo negli ultimi giorni a colmare le lacune informative e direttive dell’amministrazione centrale scolastica sull’emergenza coronavirus?

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La sede del ministero dell'Istruzione (LaPresse)

1. Il Governo e le Regioni Lombardia e Veneto riapriranno le scuole dal prossimo lunedì 3 marzo? Sulla prosecuzione della chiusura generalizzata a causa del coronavirus, stabilita dal decreto del 22 febbraio e dalle ordinanze regionali persino il presidente Conte ha avuto l’altro ieri qualche ripensamento, se non altro nel tentare di fermare gli zelanti che volevano chiudere tutto. Ma per sapere cosa succederà lunedì occorrerà attendere il fine settimana.

Lo stesso ministro dell’Istruzione, a fronte di notizie diffuse, si è precipitato a precisare che nessuna decisione su un’eventuale proroga all’8 marzo è stata ancora presa (Nota 448 del 27 febbraio 2020).

Nel frattempo, dopo il decreto-legge 6/2020, il DCPM del 25/2/2020 e la direttiva della PA n. 1 del 25/2/202, il Miur non ha pubblicato nessuna direttiva specifica per le scuole, limitandosi invece a pubblicare una pagina informativa, dove, in realtà, non c’è nulla di più di quanto contenuto nelle norme citate. La pagina che a tutt’oggi appare più completa di disposizioni governative e regionali resta quella della Conferenza Stato-Regioni.

Finora da Governo e Regioni è stato stabilito:

– la sospensione di tutte le attività didattiche e la chiusura delle scuole in Lombardia e Veneto fino all’1 marzo, in attesa di ulteriori decisioni;

  la sospensione di tutti gli eventi e le competizioni sportive in Emilia–Romagna, Friuli–Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte;

  la sospensione fino al 15 marzo 2020 di tutti i viaggi d’istruzione o uscite scolastiche di ogni tipo in tutto il territorio nazionale;

– l’obbligo di presentazione di certificato medico per la riammissione in classe di alunni assenti per più di cinque giorni per malattia, fino alla data del 15 marzo 2020;

  l’attivazione di forme di didattica a distanza (senza però prevedere le risorse necessarie o derogare alla chiusura delle scuole per organizzarle);

– comunque l’apertura normale di tutti gli uffici pubblici e il regolare svolgimento di tutte le proprie attività istituzionali nelle zone non soggette all’emergenza epidemiologica.

2. Ma sulle questioni che più stavano a cuore ai dirigenti scolastici, ai docenti ed alle famiglie al momento delle chiusura delle scuole nelle Regioni interessate purtroppo non è stato pubblicato nessun chiarimento formale:

– nelle scuole con attività didattica sospesa il personale deve o no presentarsi in servizio? Infatti le ordinanze regionali non sempre parlano di “chiusura delle scuole” ma di “chiusura della frequenza delle attività scolastiche”. Solo nella tarda serata di lunedì 24 e solo l’Usr Piemonte (Nota 1666/2020) chiariva che il personale e gli studenti non sono tenuti a presentare nessuna giustificazione dell’assenza dal servizio. E le altre Regioni? E il ministero? Occorrerebbe richiamare che in casi simili la mancata prestazione lavorativa soggiace all’art. 1256 del codice civile che riguarda l’impossibilità temporanea della stessa. Resta il fatto che la chiusura degli uffici delle scuole ha tolto a personale e famiglie almeno un servizio minimo di informazione;

– l’anno scolastico inferiore ai 200 giorni previsti dall’articolo 74 del decreto legislativo 297/94 resta o no valido ugualmente? Si dice che il Governo debba stabilire una deroga (che dovrebbe riguardare anche la convalida dei percorsi di alternanza scuola–lavoro), ma finora non si è letto nulla. A tutt’oggi esiste solo una vecchia Nota (n. 1000 del 22.2.2012) dell’allora direttore generale degli Ordinamenti che dava chiarimenti interpretativi sulla validità di un anno scolastico ridotto forzatamente;

– l’esame di Stato finale della licenza media e del secondo ciclo nelle Regioni interessate dovrà o no tener conto della riduzione del periodo di lezione? Che ovviamente, almeno in linea di principio, non può non incidere sulla completezza della preparazione degli studenti;

– le lezioni tenute con didattica a distanza sono valide ai fini della durata dell’anno scolastico? Ovviamente no, visto che questa attività, auspicata anche dal DCPM del 25 febbraio, può essere svolta solo dagli istituti che avevano già gli strumenti tecnici e le risorse necessarie. Inoltre, in alcuni casi, per attuare questa attività gli istituti hanno dovuto contravvenire alle disposizioni regionali di chiusura delle scuole;

– i concorsi tanto attesi per i docenti vengono o no sospesi? O si pensa a un blocco delle procedure solo nelle Regioni in quarantena? Il primo caso sarebbe deleterio per tutta la scuola italiana. Il secondo potrebbe indurre gli aspiranti a cambiare Regione, con conseguenze di futuri contenziosi ben immaginabili.

Lo stesso ministro Azzolina sembra abbia manifestato qualche incertezza laddove auspicava: “Le scuole nella loro autonomia scolastica potrebbero anche prevedere di allungare l’anno (recuperando i giorni “persi” a fine anno, ndr) ma non sarà necessario perché abbiamo attivato una task force per garantire la didattica a distanza” (26 febbraio). Quindi in questi casi l’autonomia scolastica viene buona!

3.  Per fortuna che in questi ultimi due giorni, anche grazie a dichiarazioni di biologi ed epidemiologi, si sta diffondendo a livello dei media più responsabili un clima di maggiore moderazione, dopo il fanatismo allarmistico al quale gli stessi media e l’incertezza dei politici avevano dato il destro. Abbiamo nei primi giorni ascoltato illustri leader politici nazionali che chiedevano chiusure generalizzate di tutto, favorendo in questo modo i comportamenti più irrazionali.

C’è da sperare che l’informazione e la politica ritrovino la consapevolezza della propria funzione non solo professionale ma anche educativa rispetto a comportamenti positivi e responsabili.

Nella scuola un modello di questo è stato sicuramente il preside del Liceo Volta di Milano con la sua bellissima lettera agli studenti.

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